Ansia da esami? Ti aiuta la ginnastica


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Articolo di  Flavio Alunni

L’attività fisica fa bene (anche) allo studio: migliora la capacità di fissare i concetti nella memoria e la precisione dei ricordi

Fare esercizio fisico dopo lo studio potrebbe migliorare la capacità di apprendimento. A rivelarlo un’équipe di scienziati dell’Istituto Donders al Centro Medico Universitario Radboud in Olanda, che, come racconta sulle pagine di Current Biology, ha individuato anche l’esatta “finestra temporale” in cui svolgere l’esercizio fisico per trarne il massimo beneficio in termini di rendimento dello studio: quattro ore dopo aver chiuso il libro. “Abbiamo dimostrato che l’esercizio fisico controllato è in grado di potenziare la memoria a lungo termine”, ha dichiarato Guillén Fernánde, uno degli autori del lavoro. “Abbiamo anche evidenziato come la ginnastica possa essere utilizzata come base per interventi clinici o educativi mirati”.

Lo studio ha coinvolto 72 partecipanti, ai quali è stato chiesto di memorizzare 90 immagini in un arco di tempo di circa 40 minuti prima di essere suddivisi in tre gruppi: un gruppo ha fatto ginnastica immediatamente dopo aver finito di imparare a memoria le immagini, un altro gruppo si è messo a sudare dopo 4 ore, mentre il terzo gruppo non ha svolto alcun esercizio fisico. Il training è durato 35 minuti (con vari intervalli) e si è svolto su una cyclette dove i volontari hanno pedalato fino a raggiungere un battito cardiaco molto elevato, intorno all’80% del massimo sforzo consentito. 48 ore dopo, gli scienziati hanno controllato quante e quali immagini fossero in grado di ricordare i partecipanti, eseguendo su ciascuno di essi un imaging a risonanza magnetica (Mri), un esame per valutare l’attività cerebrale.

Il risultato? Chi ha faticato 4 ore dopo lo studio ha ricordato più immagini di chi si è dato subito alla ginnastica o non l’ha fatta per niente. Inoltre, le persone con più memoria hanno dimostrato una maggiore attenzione ai particolari, ricordando con maggior precisione le immagini quando gli scienziati hanno chiesto loro qualche dettaglio in più.  Una capacità, questa, che stando ai dati estratti dalla risonanza è associata a una maggiore efficienza dell’ippocampo, l’area del cervello adibita alla memoria e all’apprendimento.

Dal punto di vista neurologico, avvertono gli scienziati, non è chiaro come sia avvenuto l’incremento delle facoltà cognitive. Simili test sui modelli animali suggeriscono che potrebbero essere coinvolte molecole chiamate catecolamine (come la dopamina e la noradrenalina), infatti è già noto come l’esercizio fisico aumenti il rilascio di queste sostanze nel cervello. Nel prossimo futuro, Fernández e colleghi studieranno il ruolo dell’attività fisica nella memoria in maniera sempre più dettagliata, e forse un giorno gli studenti di tutto il mondo si doteranno di una cyclette accanto alla scrivania.

Articolo originale su Galileo.it  21 giugno 2016

Categories: Galileo | Rubrica di attualità, Servizio Consulenza Giovani “Wilhelm Reich”

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