Harry Potter e Galileo Galilei, la strana coppia


Articolo di Marco Taddia

Marco Ciardi
Galileo & Harry Potter. La magia può aiutare la scienza?
Carocci 2014
Pp. 131, 11.05 €
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Questo libro si presta efficacemente, fin dal titolo, a stuzzicare la curiosità del lettore ma anche a storcere il naso di qualche parruccone. L’accostamento del nome di Galileo Galilei a quello di Harry Potter potrà apparire un po’ bizzarro e quasi irreverente, confezionato da un Gian Burrasca della saggistica o abilmente studiato dal marketing editoriale. Se poi si fa maliziosamente caso all’impiego del logogramma “&” ossia la “e” commerciale, ormai utilizzata solo per indicare i soci in affari, l’operazione potrebbe trovare un’insperata conferma. Anche il sottotitolo può alimentare vivaci discussioni. La domanda è quasi provocatoria: la magia può aiutare la scienza? A prima vista la risposta non può che essere negativa, anzi gli scienziati di oggi fanno di tutto per distinguersi dai maghi. Ne abbiamo un esempio dalle manifestazioni che il Dipartimento di Chimica dell’Università di Padova ha organizzato anche nel settembre scorso per le scuole e la cittadinanza. Il titolo della serie: “Non è magia, è chimica” non lascia dubbi di sorta.

Conoscendo personalmente l’Autore e dopo aver letto il libro diciamo subito che questi giudizi non hanno ragion d’essere. Anche la discussione dei contenuti, avvenuta di recente in un’aula universitaria affollata di studenti di chimica, ha chiarito i dubbi residui. Il libro di Ciardi prende spunto da un interrogativo che Piergiorgio Odifreddi pose qualche anno fa (2007) su “La Repubblica”. Commentando le deludenti prestazioni degli studenti italiani nel campo della matematica Odifreddi si chiedeva: “Come può lo stesso giovane imparare a pensare razionalmente se da bambino si appassiona alle imprese fantastiche di Harry Potter o de Il Signore degli Anelli?”. La risposta si trova implicitamente a pag. 15-16 laddove si racconta che Galileo non aveva nulla da obiettare alla presenza di “fate, ippogrifi e strega” in campo poetico e riteneva l’Ariosto superiore al Tasso. Possiamo quindi pensare che avrebbe apprezzato anche le avventure di Harry Potter, come i tanti studenti di chimica, presenti in aula, che non hanno esitato ad alzare la mano quando è stato chiesto loro se avessero letto i libri della Rowling.

Che Marco Ciardi stesse dalla parte della scienza e non da quella della magia, come precisa nell’introduzione e ribadisce nelle conclusioni, era ovvio. Allievo di Paolo Rossi, cultore appassionato dell’opera di Amedeo Avogadro al quale ha dedicato alcuni importanti saggi, insegna Storia della Scienza e delle Tecniche all’Università di Bologna. È uno scrittore prolifico e un abile divulgatore, capace di condensare in spazi ridotti argomenti vasti e complessi. I suoi interessi spaziano in campi diversi, apparentemente lontani. Da Avogadro ad Atlantide, dal chimico Ciamician alle idee sulla Terra, da Spallanzani ai viaggi scientifici, dalle teorie atomiche ai fumetti, non si è fatto mancar nulla. Siamo convinti che si diverta e così non ci sorprende lo spericolato accostamento del personaggio fantastico a Galileo (nel 450° anniversario della nascita).

Sappiamo che Galileo non s’interessò solo di fisica e di astronomia ma coltivò parecchi altri interessi, compresa la musica e la letteratura. Ma cosa può avere in comune l’eroe della Rowling (Joanne Rowling – Yate, 1965) con colui che dal Sant’Uffizio fu costretto all’abiura nel 1633 per le sue idee sulla Terra e su cosmo? Ci vuole un po’ di pazienza a capirlo ma al termine di un bel viaggio ai confini tra scienza, magia e fantasia, Ciardi spiega come si può stare contemporaneamente dalla parte della scienza e dalla parte di Harry Potter. Occorre, naturalmente, tracciare una netta linea di demarcazione fra i rispettivi ambiti. A questo proposito è bene ricordare quanto scrive Carlo Rovelli nel libro “Sette brevi lezioni di fisica” (Adelphi, 2014). Non si possono confondere, avverte Rovelli, due diverse attività umane: inventare racconti e seguire tracce per trovare qualcosa. Questa confusione “è l’origine dell’incomprensione e della diffidenza per la scienza di una parte della cultura contemporanea”.

Ciardi sviluppa i suoi ragionamenti aiutandosi con i libri di Samuel T. Coleridge (1772-1834) e Mary Shelley (1797-1851). La convinzione di Ciardi che l’immaginazione, coltivata attraverso il genere fantasy, possa giovare alla scienza è condivisibile. D’altronde, chi non ha mai sentito parlare del libro di Holton “L’immaginazione scientifica” (Einaudi, 1983)? Harry Potter aiuta anche a ricordare che l’importante, nella vita, è fare scelte meditate e responsabili. Tornano in questo libro, come si diceva, alcune valutazioni che Ciardi ha espresso più volte e che rispondono a legittime preoccupazioni, non solo di tipo scolastico. Nell’insegnamento delle scienze la storia dovrebbe ritrovare il posto che le spetta, altrimenti si rischia di sviluppare una mentalità sbagliata, quasi magica. I valori della scienza dovrebbero essere protetti e trasmessi con cura, consapevoli che al pari della democrazia e della libertà non si tratta di conquiste fatte una volta per sempre. Come dargli torto? Se Harry Potter può aiutare che male c’è?

L’amore per l’arte, la musica, la letteratura (anche quella fantastica) può stimolare la facoltà dell’immaginazione. Lo sosteneva anche il “Mozart della psicologia” Lev Semënovič Vygotskij (1896-1934): “se non ci fosse stata questa facoltà l’umanità non avrebbe potuto creare l’astronomia, la geologia e la fisica”.

Articolo originale su Galileo.it

Categories: Galileo | Rubrica di attualità

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