Il pericolo di giudicare gli altri dal loro aspetto


Articolo di Valeria Andreoni

“Anche se ci piace pensare che i nostri giudizi e le nostre scelte siano razionali, imparziali, coerenti e basati unicamente su informazioni pertinenti, la verità è che sono spesso influenzati da fattori superficiali e irrilevanti”, afferma Christopher Olivola dellaCarnegie Mellon University’s Tepper School of Business di Pittsburgh, negli Stati Uniti, commentando la sua ultima ricerca. In collaborazione con la Princeton University, il ricercatore ha infatti pubblicato di recente su Trends in Cognitive Sciences un nuovo studioche dimostra come le persone associno a specifici tratti del viso una ben definta personalità, con importanti conseguenze sulla nostra società.

Riporre la nostra fiducia su una persona piuttosto che su un’altra è da sempre una tendenza spontanea nota a tutti. Quanto però il nostro modo di agire sia condizionato da chi ci troviamo di fronte è ancora materia di ricerca, nonostante lo studio dei tratti somatici in relazione con il comportamento abbia origini antiche. All’inizio del secolo scorso il criminologo e medico italiano Cesare Lombroso fondò la teoria dell’antropologia criminale, secondo la quale l’origine del comportamento criminale è insita nelle caratteristiche fisionomiche del volto, che sono quindi in grado di rivelare l’inclinazione criminale di un individuo. Sebbene la scienza moderna abbia dichiarato la teoria di Lombroso pseudoscienza, dimostrando che l’aspetto fisico non ha relazioni con il comportamento, il pensiero lombrosiano può però rappresentare un interessante antecedente della ricerca della Carnegie Mellon University’s Tepper School of Business.

Se è vero che non nasciamo criminali, è altrettanto vero infatti che i nostri tratti somatici influenzano profondamente le decisioni altrui. Lo studio del gruppo di ricerca statunitense ha infatti mostrato che, anche se inconsapevolmente, siamo comunque colpevoli di un pregiudiziorispetto agli altri, profondamente radicato in noi. Questa modo superficiale di gestire le nostre relazioni influenza decisioni importanti e ha serie implicazioni sulla nostra società. Scegliere un candidato politico , affidare i nostri investimenti a qualcuno o condannare un sospettato sono scelte dettate erroneamente dai tratti somatici altrui, persino per i più virtuosi.

“Questa è una tendenza umana preoccupante che deve essere corretta, o almeno attenuata, perché le facce non sono rivelatori validi del carattere di una persona”, continua Christopher Olivola. Chiamato dai ricercatori “face-ism”, in assonanza con l’inglese “race-ism”, razzismo, questo pregiudizio può portare a gravi conseguenze nel sistema giuridico e finanziario. “Abbiamo bisogno di premunirci per non lasciare che le nostre scelte siano influenzate da stimoli superficiali.” Secondo gli autori dello studio, la soluzione per ridurregli stereotipi del viso è sostanzialmente una: maggiore informazione. In alcuni casi però neanche questa misura potrebbe essere sufficiente. “In alcuni contesti saranno necessarie ulteriori ricerche per individuare il modo migliore per attenuare l’influenza di base dettata dal tratti fisionomici.”

Riferimenti e credits immagine: Trends in Cognitive Sciences, Olivola et al. DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.tics.2014.09.007

Articolo originale su Galileo.it

Categories: Galileo | Rubrica di attualità

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