L’obesità? Danneggia anche la memoria


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Articolo di Elisabetta Maffioletti

Da uno studio dell’Università di Cambridge emerge come il sovrappeso sia associato ad una scarsa memoria episodica

Che l‘obesità aumenti il rischio di sviluppare patologie come il diabete, il cancro e malattie cardiovascolari, oltre a problematiche di tipo psicologico, è noto da tempo. Ora, uno studio pubblicato su Quarterly Journal of Experimental Psychology dimostra l’esistenza di un legame fra il sovrappeso e alcuni deficit di memoria.

La ricerca è stata condotta da un team di psicologi dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, coordinato da Lucy Cheke. In 50 volontari è stato valutato l’indice di massa corporea (Body Mass Index, BMI), correlandolo con i risultati ottenuti al Treasure-Hunt Task, un test concepito per valutare la memoria episodica, ovvero la capacità di ricordare eventi passati.

La prova consisteva nella memorizzazione di diverse informazioni riguardanti oggetti, luoghi e sequenze temporali, da integrare fra loro per creare il ricordo di un singolo evento. I ricercatori hanno osservato una correlazione inversa fra BMI e performance al test: un BMI più elevato (ad indicare una condizione di obesità o sovrappeso) si associava ad una più scarsa memoria episodica.

Ma in che modo l’obesità potrebbe influenzare la memoria? La supposta relazione di causa-effetto, in realtà, sembrerebbe in questo caso invertita. Secondo Cheke, infatti, sarebbe una scarsa memoria episodica a favorire il sovrappeso: “Il fatto che ricordiamo in modo più o meno vivido il nostro pranzo di oggi, ad esempio, può fare la differenza su quanto ci sentiremo affamati durante la giornata. Un ricordo meno forte, con un minor impatto mentale, può determinare una maggiore assunzione di cibo nel periodo successivo. La possibilità che nelle persone che sviluppano sovrappeso siano presenti deficit di memoria episodica è realistica; altri studi hanno già dimostrato che questo tipo di memoria può influenzare la regolazione dell’appetito.”

Inoltre, è possibile che chi è abituato a mangiare molto ricordi più difficilmente i propri pasti, alimentando così un circolo vizioso. C’è qualcosa che possiamo fare per spezzarlo? Cheke ricorda che è molto importante concentrarsi sul cibo mentre si mangia, evitando distrazioni come ad esempio la TV. Come recita un aforisma Zen, “quando mangi, mangia e basta”.

Riferimenti: Quarterly Journal of Experimental Psychology DOI:10.1080/17470218.2015.1099163

Credits immagine: Photo and Share CC/Flickr CC

Articolo originale su Galileo.it

1 marzo 2016

Categories: Galileo | Rubrica di attualità, Servizio Consulenza Giovani “Wilhelm Reich”

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