L’obesità modifica gli spermatozoi


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Articolo di Gianluca Casponi

La tendenza a ingrassare si eredita per via paterna, ma i futuri genitori possono fare qualcosa per salvaguardare la linea dei propri figli. Uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Copenaghen e pubblicato su Cell Metabolism ha infatti ipotizzato che il sovrappeso dei padri al momento del concepimento possa favorire l’espressione delle caratteristicheepigenetiche relative al rischio di sviluppare l’obesità. Il carico genetico degli spermatozoi, insomma, verrebbe riprogrammato per permettere di funzionare o meno ai geni che consentono di controllare meglio l’appetito. Una funzione che potrebbe essere stata guidata da esigenze evolutive ma che al giorno d’oggi aumenta il rischio di manifestare malattie cardiovascolari e metaboliche, come infarto e diabete di tipo2.

È infatti in questo che consiste l’epigenetica: modificare l’espressione dei geni senza modificare la sequenza del Dna. Lo studio ha preso in esame 13 persone dalla corporatura esile e altre 10 che al contrario erano obese, mettendo a confronto le rispettive capacità di espressione di alcuni geni. Una volta notate alcune differenze nello sperma dei 23 partecipanti, gli scienziati hanno osservato il cambiamenti intervenuti nella struttura degli spermatozoi di sei persone obese che sono state sottoposte a un intervento di bypass gastrico: una procedura di chirurgia bariatrica che serve a ridurre la capacità dell’intestino di assorbire il cibo ingerito.

La caratteristiche delle sperma di questi soggetti sono state osservate prima dell’operazione, subito dopo la procedura, e poi a distanza di un anno. Sono state, in media, 5.000 le modifiche strutturali registrate. Se nulla è parso cambiare per quanto riguarda le proteine che si occupano di impacchettare il Dna all’interno delle cellule, sono invece apparsi in forma diversa i filamenti di piccolo Rna nucleare e il comportamento dei meccanismi di metilazione del Dna. Il primo è naturalmente coinvolto nella maturazione dell’Rna messaggero (mRNA) e quindi nella sintesi della proteine ma in questo caso il suo ruolo non è stato provato. È stata invece provata con certezza la diversa metilazione, e quindi diversa espressione, a carico dei geni coinvolti nel controllo dell’appetito. L’ipotesi formulata a questo punto dagli scienziati è che l’evoluzione abbia selezionato questo comportamento del Dna per favorire l’accumulo di grasso, e quindi di energia, in epoche passate in cui questo costituiva un fattore positivo per la sopravvivenza.

Al giorno d’oggi, tuttavia, l’eccessivo accumulo di grasso è diventato un problema rilevante, dal momento che rappresenta un fattore di rischio per un gran numero di patologie, come infarto, ictus e diabete di tipo 2. “La nostra ricerca”, ha affermato Romain Barrès, professore presso l’Università di Copenaghen, “attribuisce una responsabilità maggiore ai padri rispetto alla futura salute dei loro figli. Le regole di buon senso sanitario, finora, erano imposte esclusivamente alle madri, alle quali viene chiesto di prendersi cura di sé stesse, di non bere alcol e di stare alla larga da fumo e sostanze inquinanti in generale. Ora abbiamo degli elementi che ci consigliano di allargare queste raccomandazioni anche agli uomini”.

Riferimenti: Cell Metabolism doi:10.1016/j.cmet.2015.11.004

Credits immagine: Donkin and Versteyhe et al./Cell Metabolism 2015

Articolo originale su Galileo.it

Categories: Galileo | Rubrica di attualità, Servizio Consulenza Giovani “Wilhelm Reich”

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