Perché dormire poco vi fa mangiare male


Articolo di Claudia De Luca

Dormire meno di 7 ore a notte sarebbe associato a una maggiore fame e più voglia di mangiare cibi ad alto contenuto di grassi, portando al consumo di oltre 300 calorie extra al giorno

Saltare ore di sonno è associato a mangiare di più, consumare cibi meno sani e, di conseguenza, all’aumento di peso. Conseguenze note già da tempo agli scienziati. Ma in che modo avviene tutto questo? A rispondere alla domanda è oggi uno studio pubblicato su Sleep, che ha mostrato come dormire meno di 7 ore a notte dia inizio a questo processo, amplificando i livelli di una sostanza nel sangue, che ha come effetto l’aumento del desiderio di consumare snack ad alto contenuto di grassi, sia dolci che salati.

Durante la ricerca gli scienziati hanno monitorato le abitudini alimentari di un gruppo di 14 volontari, tutti tra i 20 e i 30 anni e in buona salute, in due diverse situazioni: un periodo di 4 giorni passato al Clinical Research Center della University of Chicago, durante i quali i partecipanti dormivano circa 7 ore e mezzo a notte, e un altro periodo di 4 giorni in cui le ore passate a dormire erano poco più di 4. Durante lo studio, tre pasti erano serviti alle stesse ore ogni giorno, le 9 di mattina, le 2 di pomeriggio e le 7 di sera.

“Abbiamo scoperto che dormire di meno incoraggia un segnale che aumenta l’aspetto ‘edonico’ del mangiare, ossia il piacere e la soddisfazione associate al consumo di cibo,” ha spiegato Erin Hanlon,autrice dello studio: “La carenza di sonno sembra accrescere il sistema endocannabinoide, lo stesso sistema preso di mira dagli ingredienti attivi della marijuana, aumentando così il desiderio di mangiare”.

Durante tutto il periodo, i ricercatori hanno infatti monitorato i livelli di ormoni quali la grelina, che ha l’effetto di aumentare l’appetito, e la leptina, che solitamente segnala il senso di sazietà; hanno inoltre anche analizzato per la prima volta la quantità di arachidonoilglicerolo (2-AG), un mediatore lipidico appartenente appunto al sistema endocannabinoide. 2-AG è solitamente poco presente nel sangue durante la notte, ma i suoi livelli salgono durante il giorno, con un picco in tarda mattinata (attorno a mezzogiorno e mezza). Tuttavia, i ricercatori si sono accorti che, quando i partecipanti avevano meno di 5 ore di sonno alle spalle, i livelli di 2-AG continuavano a salire durante la giornata, presentando un picco alle 2 di pomeriggio (90 minuti più tardi del solito) e rimanendo elevati in serata fino quasi alle 9 di sera. Durante questo periodo, i partecipanti erano più affamati, soprattutto dopo il pasto delle 2 di pomeriggio.

Dopo la quarta notte della seconda fase dell’esperimento, ai partecipanti sono stati offerti degli snack, nonostante un pasto contenente oltre il 90% del fabbisogno calorico energetico fosse stato consumato meno di due ore prima. I ricercatori hanno osservato che questi avevano problemi a controllare la quantità di cibo assunto, e che la scelta ricadeva su cibi che contenevano il doppio dei grassi di quelli scelti dopo aver dormito quasi otto ore a notte, nella fase precedente dello studio.

“Il prezzo energetico di rimanere svegli qualche ora extra sembra essere modesto,” ha spiegato Hanlon, aggiungendo tuttavia che il conseguente aumento dei livelli di fame ha portato i partecipanti a ingerire quasi 300 calorie in più rispetto a quelle assunte dopo aver dormito quasi 8 ore, un numero che può portare a un significativo aumento di peso nel tempo.

Riferimenti: SLEEP doi: 10.5665/sleep.5546

Credits immagine:Paul Saad/Flickr CC

Articolo originale su Galileo.it

3 marzo 2016

Categories: Galileo | Rubrica di attualità, Servizio Consulenza Giovani “Wilhelm Reich”

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