Perché gli americani sono ossessionati da Steve Jobs?


Articolo di Marta Musso

“Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero”. Sono forse queste le parole di Steve Jobs più rappresentative dello spirito che ha animato la sua straordinaria avventura umana e professionale, rendendolo immortale agli occhi dei suoi connazionali. Che vedono in lui la perfetta incarnazione dell’eroe americano, del genio ribelle che persegue caparbiamente la sua visione riuscendo, infine, ad affermarla. Una storia tormentata, con luci e ombre ma di successo, che gli americani non si stancano di raccontare e ascoltare. Non è un caso se a quattro anni dalla scomparsa del fondatore della Apple, sia già in uscita un secondo film dedicato alla sua figura, “Steve Jobs” del regista Danny Boyle. Come per il primo, “Jobs” di Joshua Michael Stern (2013), anche per questo è previsto un successo di critica e di botteghino.

Ma cos’è che può rendere attraente agli occhi del pubblico USA l’ennesima versione romanzata della vita di una celebrità del business? Dove nasce precisamente questa “ossessione” americana per Jobs? In effetti, le storia della sua vita rivela molto di più sulla cultura americana che sul personaggio di per sé, spiega Thomas Streeter, sociologo dell’Università del Vermont che in un articolo sull’International Journal of Communication (Steve Jobs, l’individualismo romantico e il desiderio del buon Capitalismo) mette a confronto la “fascinazione” degli americani per il genio di Palo Alto con l’interesse destato da altre celebrità.

“Jobs è un personaggio interessante, ma se si doveva scegliere una storia da raccontare sulla base dell’importanza delle invenzioni o innovazioni aziendali, staremmo ora a raccontare storie di altre persone, come lo scienziato Dennis Ritchie, fondamentale per lo sviluppo del software e dei concetti che hanno reso possibile l’utilizzo di internet”, spiega Streeter. Ci deve essere quindi un altro motivo che spieghi perché la storia di Jobs venga raccontata più e più volte mentre Ritchie è uno sconosciuto ai più. “Penso che il motivo sia nella nostra cultura: ci piace la storia di Jobs perché amiamo l’idea romantica del ‘genio ribelle’ che ha inseguito le sue passioni e si è arricchito nel farlo. E’ l’incarnazione perfetta del’archetipo, romantico e individualista, del capitalismo americano”.

Riferimenti: International Journal of Communication

http://ijoc.org/index.php/ijoc/article/view/4062/1473

Credits immagine: Image courtesy of Universal Pictures

Articolo originale su Galileo.it

Categories: Galileo | Rubrica di attualità, Servizio Consulenza Giovani “Wilhelm Reich”

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