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La relazione terapeutica secondo l’approccio analitico – reichiano

Genovino Ferri, Luisa Barbato e Giuseppe Cimini 
 
Abstract
 
La Relazione Terapeutica in Analisi Reichiana prevede la realizzazione di un setting complesso, ovvero di uno spazio-tempo privilegiato dove la relazione è intesa come forma vivente. Sarà l'incontro tra i tratti caratterologici dell'analista e quelli dell'analizzato a permettere la possibilità di un nuovo sistema complesso, la sua autorganizzazione, la sua autopoiesi, i suoi sviluppi, i suoi stadi, il proprio carattere nel tempo, la sua neghentropia. I tratti di carattere, i livelli corporei corrispondenti, gli stadi evolutivi, la freccia del tempo neghentropico, la storia di una persona, offrono un filo rosso ad alta coerenza epistemologica per muoversi all'interno di un mondo infinitamente complesso e dalle mille rappresentazioni possibili. Su questo filo rosso il controtransfert in Analisi Reichiana è controtransfert di tratto-livello corporeo, straordinario mezzo diagnostico e terapeutico per un progetto mirato sulla persona e/o sul suo disturbo.
 
La relazione terapeutica in Analisi Reichiana viene considerata come una “forma vivente”, terza protagonista oltre l’analista e l’analizzato che la compongono e la nutrono, che risponde anch’essa alle leggi dei sistemi viventi: ha un suo carattere, dei suoi stadi evolutivi, delle linee preferenziali su cui può evolvere e divenire, ha dei propri segni incisi dati dalla specificità dell’incontro delle due persone, paziente e terapeuta, dalla compatibilità dei loro rispettivi bagagli caratterologici.
La nascita di una relazione significativa è segnata da un “accoppiamento strutturale” che avviene in maniera “naturale”, e risponde a delle leggi straordinarie nella loro intelligenza economica.
Se gli accoppiamenti strutturali nella vita di tutti i giorni sono nella massima parte regolati da un’interazione casuale, questa non può essere chiamata a organizzare il setting analitico-terapeutico nel quale si sviluppa una relazione significativa privilegiata.
Definire l’ubi sum, l’ubi est, l’ubi sumus è necessario per l’essere insieme, per l’alleanza terapeutica, per la qualità ed il senso stesso della nostra professione, per avere una comunicazione (da cum-munis scambiare insieme) più completa – le relazioni si nutrono di comunicazione – per il progetto analitico-terapeutico mirato alla persona e/o al suo disturbo.
Il setting che si struttura In Analisi Reichiana è un setting “complesso” in linea con la teoria dei sistemi complessi. E’ la realizzazione di uno spazio-tempo privilegiato in cui la neghentropia della relazione, considerata forma vivente, aumenta progressivamente dal suo valore originario.
Questa relazione nasce da un primo contatto tra terapeuta e paziente, sviluppa un proprio carattere e attraverso l’incontro tra i tratti caratterologici dell’analista e dell’analizzato assicurerà la sua autorganizzazione, manterrà la sua autopoiesi, provocherà la sua evoluzione, garantirà l’esistenza dei suoi stadi, le sue relazioni oggettuali.
In Analisi Reichiana il concetto di coevoluzione ha un valore fondamentale per cui la neghentropia deve realizzarsi su tutte e tre le forme viventi che si affacciano sul teatro del setting, analista, analizzato e relazione. Noi individuiamo nell’analista la figura che assume la responsabilità intelligente (da intelligere “leggere tra”) di guidare il processo che conduce alla consapevolezza di sé allargata all’altro da sé e alla relazione sé-altro da sé, nonché di indurre una vitalità analitico-terapeutica più importante muovendo dalle proprie posizioni caratterologiche.
Consapevolezza riporta a “dià-gnosis” ed al suo significato letterale, “attraverso la conoscenza, la cognizione, il sapere” e l’etimologia del vocabolo sapere ci indica a sua volta un percorso che va dal sentire-sapore della bocca al sentire-odore del naso, per poi affidare al cervello il sentire-avere senno. Aleggia “il sentire” nel percorso del sapere-gnosis, aleggia il sentire con la sua indispensabile espressività corporea: non si può sapere senza sentire e non si può sentire senza il corpo.
La consapevolezza così intesa richiama una osservazione di W. Reich, una frase di sfida nella ricerca: “Una determinata situazione analitica ha una sola possibilità di soluzione ottimale e nel caso specifico solo un unico modo d’impiego della tecnica è quello corretto.”(Reich 1933) Un’affermazione che ha accompagnato quattro generazioni di analisti in un dibattito appassionante sullo sviluppo più appropriato del setting per un progetto mirato sulla storia della persona e sul suo disturbo.
In Analisi Reichiana la consapevolezza del nostro muoverci nel setting complesso si basa su un frattale guida, cioè su ciò che il frattale significa: uno schema che si ripete simile a sé stesso su più ordini di grandezza, l’Analisi del Carattere.
Oggi Analisi del Carattere è Analisi del Carattere del linguaggio verbale e delle architetture di pensiero che lo esprimono, è Analisi del Carattere del linguaggio del corpo e dei movimenti espressivi che lo sottendono per mezzo della vegeto-terapia, è Analisi del Carattere della Relazione analitico-terapeutica e del transfert e controtransfert di tratto che la realizzano: essa rappresenta la nostra posizione specifica sul tema proposto da questo volume.
Ma andiamo per ordine.
Nella storia del mondo psicoanalitico Wilhelm Reich rappresenta un punto di biforcazione e come tutti i punti di biforcazione attrattore e generatore di nuove linee e forme in un dispiegarsi di architetture capaci di nuovi codici di lettura e nuove posizioni osservative.
Egli aveva notato che tra le varie resistenze che si incontrano nei trattamenti analitici, alcune di esse non si distinguevano per il contenuto, ma per il modo specifico di agire e di reagire dell’analizzato: si trattava delle resistenze caratteriali. Osservò che tutti i sintomi si formano su una base caratteriale e che il carattere strutturatosi nel corso dei primi anni di vita, traspare dal comportamento generale del paziente. Le analisi, dunque, dovevano necessariamente passare per un’analisi del carattere.
Il carattere, etimologicamente segno inciso, è un modo di essere della persona, esprime la storia delle sue relazioni, ha una stratificazione temporale ed una sua sostenibilità relazionale, ma è anche l’insieme strutturato delle difese dell’Io, che ha impiegato anni a formarsi e non è facile a distinguersi dai sintomi. Il complesso dei tratti caratteriali si rivela come un meccanismo di protezione compatto contro gli sforzi terapeutici dell’analista, un’armatura che protegge il soggetto dagli stimoli che provengono dal mondo esterno e dal suo inconscio.
Reich giunse alla conclusione che esso esercita una funzione economica, ossia permette di legare la libido dell’individuo in maniera funzionale alle sue difese. Per meglio precisare il carattere ha una funzione sessuo-economica, ossia organizza la libido dell’organismo in blocchi strutturati secondo una topografia che ricalca le esperienze dei primi anni della vita del paziente.
Le conseguenze di questi dati sono importanti per la tecnica dell’analisi delle resistenze caratteriali. L’analista cerca di risvegliare l’interesse del paziente verso i tratti del suo carattere per essere in grado di esplorarne l’origine ed analizzarne il significato e mostra al paziente i legami tra il carattere ed i sintomi. In pratica, all’inizio questo modo di procedere non è diverso dall’analisi di un sintomo. Ciò che aggiunge l’analisi del carattere è l’isolamento del tratto caratteriale tramite il confronto continuo del paziente con esso, finché egli non giunge a vederlo obiettivamente e a trasformarlo in un sintomo egodistonico del quale desidera liberarsi. Nell’analisi del carattere l’analista parte dalle resistenze che si possono cogliere dall’atteggiamento e dal comportamento generale, risale ad esperienze infantili dimenticate e, quando queste vengono messe in luce, rende possibile la comprensione della genesi dei fenomeni personologici e il loro trattamento proprio come se fossero dei sintomi.
L’Analisi del Carattere è un punto di svolta che affianca all’analisi dei contenuti anche l’analisi del contenente, un salto neghentropico-sistemico che circonda e “vede” un insieme di moduli e schemi di comportamento appartenenti alla storia di una particolare fase evolutiva, al corrispondente tratto di personalità, e al relativo livello corporeo. Reich esprime di fatto una posizione propedeutica ad una naturale apertura alla corporeità ed alle presentazioni intelligenti dei suoi linguaggi nel setting, un materiale ricco da analizzare e da cui trarre linee guida terapeutiche innovative ed efficaci.
Nel nostro codice i sintomi, le sindromi, gli stati di crisi hanno una grande rilevanza perchè si collocano in un tempo analitico ed esprimono un senso storico, oltre che rappresentare l’espressione di un assetto di carattere incapace di sostenibilità energetico-relazionale nel qui ed ora.
E’ una lettura che fa pensare ad un’altra affermazione di Wilhelm. Reich (1933) «la differenza fra le nevrosi del carattere e le nevrosi sintomatiche sta nel fatto che in quest’ultime il carattere nevrotico produce anche sintomi”. Egli ci mostra invero come i sintomi sono egodistonici, mentre il carattere, costruzione al servizio dell’Io, è egosintonico e può manifestarsi nei vari linguaggi, da quello parlato, a quello onirico, a quello corporeo, indicatori sempre di storia stratificata e inconsapevole, dalla vita intrauterina al qui ed ora, sulla freccia del tempo interno di ognuno di noi che definiamo neghentropico, da affiancare alla freccia del tempo entropico esterno che scorre in direzione esattamente opposta.
Con questo vogliamo sottolineare una differenza tra posizioni psicodinamiche classiche e la nostra, una differenziazione che ci porta ad esprimerci in termini di riattualizzazione e non di regressione, di istinto di vita e non di istinto di morte, di irreversibilità del tempo e non di reversibilità.
Il Carattere è un insieme di tratti e altro, una combinazione peculiare ed unica nella sua diversità per i suoi contenuti e per il suo contenente.
In Analisi Reichiana le costellazioni prototipiche di tratto si estendono fino alla vita intrauterina, perché una prospettiva in termini di freccia del tempo neghentropica non può che essere quella dell’intera esistenza dell’uomo, dal concepimento in poi.
Le fasi evolutive individuate da Freud seguendo lo sviluppo libidico dell’essere umano, sono state approfondite ed estese considerando anche la vita prenatale. Possiamo identificare così: la fase autogena che trova i suoi confini nella fecondazione e nell’annidamento, la fase trofo-ombelicale che si colloca tra l’annidamento intrauterino e la nascita, la fase oro-labiale che si colloca tra il parto e lo svezzamento, la fase muscolare che dallo svezzamento arriva fino al periodo edipico, la prima fase genito-oculare, dal periodo edipico sino alla pubertà, la seconda fase genito oculare, dalla pubertà alla maturità.
Distinguiamo sei tratti caratterologici fondamentali (intrauterino, orale, coatto, fallico, isterico e genitale) e numerose derivazioni “sottotipiche” in funzione del segno inciso, della fase evolutiva in cui è avvenuto, del come si sono realizzati i passaggi di fase, della specifica relazione con l’altro da sé in quel tempo di fase, degli imprintings fissati precedentemente.
Gli imprintings ed i segni incisi si fissano in un luogo privilegiato che è “il corpo” ed i livelli corporei reichiani sono i luoghi del corpo che portano queste fissazioni. Essi rappresentano il primo ricevente della relazione con l’altro da sé, le aree di risonanza dei vissuti emozionali del lì ed allora, le interfacce periferiche delle fasi evolutive attraversate, puntuali nella loro dominanza in successione nel tempo. In una lettura complessa ci appaiono e ci raccontano tridimensionalmente la nostra storia stratificata ed “incisa” nel nostro corpo in una scansione non solo psichica dei fenomeni ma anche fisica nella loro espressività.
Reich distinse sette livelli corporei nella persona e li definì come “l’insieme di quegli organi e di quei gruppi di muscoli che sono in contatto funzionale tra loro, che sono capaci di indursi reciprocamente a compiere un moto espressivo-emozionale”. Distinse così elementarmente il primo livello, segmento oculare: fronte, occhi con le ghiandole lacrimali, zigomi, naso, orecchie; il secondo livello, segmento orale: labbra, mento, gola, nuca superiore occipitale; il terzo livello, segmento cervicale: muscoli bassi del collo, sternocleidomastoideo; il quarto livello, segmento toracico: muscoli intercostali, grandi pettorali, braccia,mani; il quinto livello, segmento diaframmatico: diaframma, epigastrio, parte inferiore dello sterno, stomaco, plesso solare, pancreas, fegato; il sesto livello,segmento addominale in cui collochiamo la prima grande bocca, ovvero una zona di risonanza di una delle fasi della vita intrauterina; il settimo livello: segmento pelvico, bacino, gambe.
Oggi per completezza proponiamo una diversa Gestalt di questi livelli mettendoli in successione nel loro divenire sulla freccia del tempo neghentropico, avvalendoci di un principio che fa del livello corporeo l’espressione periferica della fase evolutiva attraversata: così avremo una sequenza che parte dal sesto, va al secondo, al quarto, al terzo, al quinto, al settimo ed al primo. “Livello corporeo”, quindi, con dominanza funzionale, puntuale e corrispondente alla fase evolutiva prevalente della storia della persona.
Inserendo la freccia del tempo neghentropico, la storia e il concetto di livello corporeo quale espressione periferica di fase, possiamo stabilire una correlazione chiara tra fase evolutiva, livello corporeo, tratto caratterologico e possibili disturbi psicopatologici: una correlazione che segna un balzo in avanti nella ricerca del progetto analitico-terapeutico mirato, e nel contempo integra l’Analisi del Carattere con la Vegetoterapia analitico-caratteriale.
«Allentando gli atteggiamenti caratteriali cronici riusciamo a ottenere reazioni del sistema nervoso vegetativo. Nello stesso tempo riusciamo a liberare non solo gli atteggiamenti caratteriali, ma anche gli atteggiamenti muscolari corrispondenti. In tal modo una parte del lavoro si sposta dal campo psichico e caratteriale alla immediata scomposizione dell’armatura muscolare». (Reich: La funzione dell’orgasmo).
La Vegetoterapia analitico-caratteriale è una metodologia iniziata da W. Reich e approfondita e sistematizzata da Ola Raknes e da Federico Navarro. La Vegetoterapia analitico-caratteriale opera sul sistema nervoso vegetativo da cui il nome, sul sistema muscolare, sul sistema neuroendocrino e sulla pulsazione energetica, espressioni più dirette della vita emotiva, affettiva ed istintiva. Essa tende all’eutono e al riequilibrio dei sistemi suddetti: induce fenomeni neurovegetativi ed emozioni che costituiscono messaggi-espressioni propri del linguaggio del corpo, assolutamente necessari per la lettura degli aspetti personologici. La verbalizzazione delle sensazioni, delle emozioni e delle associazioni libere prodotte, il coglierne le dinamiche essenziali sistemiche e relazionali, ovvero i frattali basici della persona, rappresentano il momento successivo della metodologia. In particolare il linguaggio del corpo è il messaggio più significativo al quale si fa riferimento in analisi reichiana, ma è chiaro che esso si accompagna a tutti gli altri dati del “come” espressivo del paziente nel setting: dai sogni ai lapsus, dai simboli alle metafore, dalla vita fantasmatica alle fantasie liberatorie.
«Ogni volta è sorprendente vedere come lo scioglimento di un irrigidimento muscolare non solo libera energia vegetativa, ma riproduce anche quella situazione nella memoria in cui la repressione della pulsione si era verificata. Possiamo dire che ogni irrigidimento muscolare contiene la storia ed il significato del suo sorgere.»(Reich, ib)
«La nevrosi non è soltanto l’espressione di un disturbo dell’equilibrio psichico, ma in un senso molto più profondo e giustificato, è l’espressione di un disturbo cronico dell’equilibrio vegetativo e della mobilità naturale. La struttura psichica quindi è contemporaneamente una determinata struttura biofisiologica”. (Reich, ib)
“Gli atteggiamenti muscolari assumono anche un altro significato nella terapia analitico caratteriale, essi danno infatti la possibilità di evitare, se necessario, la complicata deviazione attraverso le strutture psichiche e di penetrare direttamente dall’atteggiamento corporeo nel campo degli aspetti pulsionali.» (Reich, ib)
Nella prassi la funzione della Vegetoterapia analitico-caratteriale è quella di indagare il corpo nei suoi significanti psichici tramite una serie di esercizi denominati “acting” agiti sui sette livelli. Essi sono progressivi e specifici e ripercorrono l’esperienza dello sviluppo psicoaffettivo e della maturazione emozionale del paziente riproponendo movimenti ontogenetici di fasi evolutive. Privilegiando temporalmente nella metodologia il sentire al capire è rispettata l’organizzazione fisiologica ed evolutiva dell’essere: il primo periodo di ogni uomo, il preverbale è precipuamente emotivo, con manifestazioni di piacere-espansione e di paura-dolore-contrazione; il successivo periodo verbale con la progressiva mentalizzazione, è espressione diretta del precedente momento. Un progetto analitico terapeutico mira a condurre la persona alla capacità di gestire funzionalmente la propria corazza caratterologica.
Ma l’Analisi del Carattere e la Vegetoterapia analitico-caratteriale, pur fondamentali, non sono ancora sufficienti per la realizzazione del progetto analitico terapeutico mirato se non declinate ed integrate con la specifica relazione del setting.
Ma che tipo di relazione?
Reich fu poco attento alla reciprocità della relazione, come ci ricorda Semi, per cui l’utilizzo del frattale guida-analisi del carattere applicato alla relazione costituisce uno sviluppo ulteriore della ricerca nel nostro indirizzo.
I tratti di carattere, le fasi evolutive, la freccia del tempo neghentropico, i livelli corporei, la storia della persona, l’Analisi del Carattere, la Vegetoterapia analitico-caratteriale ci offrono un filo rosso ad alta coerenza epistemologica per muoverci all’interno di un mondo infinitamente complesso e dalle mille rappresentazioni possibili: su questo filo rosso con l’analisi del carattere della relazione il controtransfert, per noi, in una prospettiva di accoppiamento strutturale terapeutico mirato, non può essere che controtransfert di tratto caratterologico e di livello corporeo corrispondente.
Con l’Analisi del Carattere della Relazione si definisce il Contenente Relazionale ovvero un assetto altamente specifico della relazione analitico-terapeutica. E’ articolare contenente-contenuto nella doppia direzionalità ma considerando l’architettura della relazione il referente privilegiato. Architettura “che contiene” qualsiasi atto terapeutico, dall’ascolto alla elaborazione transferale di un tratto, dall’interpretazione di un sogno, di un gesto, di una fantasia liberatoria alla proposta di un acting di Vegetoterapia analitico-caratteriale, ma anche la semplice prescrizione di uno psicofarmaco. Il Contenente Relazionale lo definiamo come l’appropriata “Posizione” e l’appropriato “Come” dell’analista-terapeuta necessari per lo stabilirsi di un controtransfert di tratto-livello corporeo, funzionale al disturbo e/o allo specifico assetto di tratto-livello corporeo dell’analizzato.
Un analista anche quando si propone come specchio neutro, esprime sempre una posizione ed un come. L’appropriata posizione è la collocazione empatica, dinamica e funzionale sul tratto della propria personalità e sul corrispondente livello corporeo, su cui si può incontrare e contattare l’analizzato, aiutandolo a spostarsi dalla sua “posizione” di tratto e livello corporeo o quanto meno leggerla.
Il come è l’espressione analogica della posizione e crea le atmosfere per la realizzazione di insights evolutivi per l’analizzato.
La consapevolezza “dià-gnosis” della propria posizione e del proprio come da parte dell’analista è così la consapevolezza del proprio controtransfert di tratto, substrato dei propri contenuti controtransferali e primum movens del progetto analitico terapeutico mirato.
L’Analisi del Carattere e la Vegetoterapia analitico-caratteriale si collocano e sono articolate all’interno di tale espressività frattalica maggiore.
Se l’Analisi del Carattere e la Vegetoterapia analitico-caratteriale agiscono direttamente sulle “porte” periferiche del sé, chiare nei sottosistemi neurovegetativo, muscolare, neuroendocrino, psichico, l’Analisi del Carattere della Relazione agisce direttamente sull’interfaccia centrale di tali sottosistemi, ovvero principalmente sul cervello limbico, responsabile di ciò che un individuo sente o prova (fig.1).
 
La consapevolezza “dià-gnosis” dell’assetto dei propri stati, delle proprie specifiche fasi evolutive, dei propri tratti di carattere, dei propri livelli corporei corrispondenti, degli accoppiamenti strutturali più terapeutici nella relazione con la persona, può permettere all’analista-terapeuta un “metamovimento” e di posizionarsi sull’appropriato assetto di tratto-livello corporeo funzionale e determinante per il contatto con l’analizzato, per un’alleanza terapeutica, per un suo transfert di tratto-livello corporeo, per una relazione con il suo disturbo, per una relazione con la sua architettura di personalità, per muoverlo dalle sue posizioni in un’evoluzione sostenibile, per la realizzazione di un setting complesso e per un aumento della neghentropia della relazione.
 
Alcuni esempi di interrogativi proposti dal setting che si ci hanno aiutato nelle nostre considerazioni.
Quando incontriamo una persona nel setting che tipo di livello corporeo ci risuona e quale tratto ci richiama ? Ci tocca il torace, la solarità, il bacino o gli occhi? Ci fa allungare il collo, ci fa serrare la bocca o contrarre le spalle?
Siamo su un tratto fallico-narcisistico, su un tratto orale, anale, isterico, intrauterino o genitale? E qual è il più “terapeutico” nell’accoppiamento strutturale della relazione con questa persona?
Specificatamente in psicopatologia, quando incontriamo uno stato psicotico quale tratto e che livello corporeo ci risuonano? Il vuoto psicotico dov’è? Non è anche nella visceralità profonda?
E con quale controtransfert di tratto e livello corporeo ci muoviamo? E’ il più terapeutico nella relazione?
Quando incontriamo uno stato depressivo maggiore che livello corporeo e quale tratto ci risuonano? Il ripiegamento depressivo maggiore non è anche nel torace schiacciato da un insostenibile complesso di Atlante?
L’allarme persecutorio della paranoia non è anche nel terrore persecutorio delle spalle?
La fissità dell’ossessivo non è anche nello sguardo rigido dei suoi occhi?
Con quali controtransfert di tratto e livelli corporei ci muoviamo in queste specifiche patologie? Sono i più appropriati nella relazione con tali disturbi?
Ma anche semplicemente quando incontriamo un tratto fallico narcisista, l’indurimento e l’erezione del suo collo quale tratto e livello corporeo ci attiva e con quale controtransfert di tratto e livello corporeo ci muoviamo? Qual è la dimensione più terapeutica nell’accoppiamento strutturale di questa relazione?
 
Glossario
Accoppiamento strutturale: secondo la teoria dell’autopoiesi, un sistema vivente interagisce con il suo ambiente attraverso un accoppiamento strutturale, ossia attraverso interazioni ricorrenti, ognuna delle quali innesca modifiche strutturali nel sistema. Ad es. ogni percezione sensoriale causa un cambiamento nelle connessioni del sistema nervoso di un organismo o una membrana cellulare incorpora continuamente sostanze del suo ambiente nei processi metabolici della cellula. In sintesi, ogni organismo vivente risponde alle influenze ambientali con cambiamenti strutturali e tali cambiamenti altereranno il suo comportamento futuro, questo è un sistema strutturalmente accoppiato ossia un sistema che apprende.
 
Autopoiesi: letteralmente “produzione di sé”; si tratta di uno schema generale di organizzazione comune a tutti i sistemi viventi, qualunque sia la natura dei loro componenti. Questo schema prevede una rete di processi di produzione in cui la funzione di ogni componente è quella di partecipare alla produzione o alla trasformazione di altri componenti della rete. In questo modo l’intera rete produce continuamente se stessa. Una caratteristica importante dell’organizzazione autopoietica dei sistemi viventi è la creazione di un confine che specifica il campo delle operazioni della rete e definisce il sistema come un’unità.
 
Biopatia: disordine che risulta dal disturbo della pulsazione biologica in tutto l’organismo. Comprende tutti quei processi di malattia che avvengono nell’apparato autonomo dell’organismo. Il meccanismo centrale è un disturbo nella scarica di eccitazione bio-sessuale.
 
Carattere: letteralmente “segno inciso”, definisce la struttura tipica di un individuo, il suo modo stereotipato di agire e di reagire. Reich allargò la visione psicoanalitica al sistema-carattere, introducendo una visione globale dell’individuo che implica uno stile, un modo di essere. Il carattere connette gli stadi evolutivi con i momenti nei quali si creano delle fissazioni, degli ancoraggi a esperienze precise della storia di un individuo. Queste fissazioni lasciano dei segni incisi a livello corporeo e su tutti gli apparati del Sé. Il carattere diviene allora un’accezione molto vasta che include anche il corpo, secondo l’idea che esiste una specificità nell’essere umano che si estende in tutti i sottosistemi: le architetture mentali, neuroendocrine, neurovegetative, muscolari ecc.
 
Corazza: in senso fisicoè l’insieme degli atteggiamenti muscolari che un individuo sviluppa per bloccare le emozioni e le sensazioni organiche. La corazza caratteriale corrisponde funzionalmente alla corazza muscolare ed è l’insieme dei tratti tipici caratteriali, prevalenti e non, che un individuo sviluppa per bloccare le sue emozioni e che si esprimono nella corazza muscolare.
 
Controtransfert di tratto: si riferisce in analisi reichiana all’analisi del carattere della relazione tra paziente e analista, secondo le interazioni possibili di transfert e controtransfert. Nella setting analitico l’organizzazione energetica del paziente riverbera sull’analista secondo una trama che tiene conto di tutte le variabili energetiche, emozionali e cognitive. L’analista assume in questa relazione la posizione, o meglio il “come” controtransferale, necessario per lo stabilirsi di un relazione funzionale al disturbo da curare e allo specifico assetto temperamentale-caratterologico dell’analizzato. Il controtransfert si specifica quindi in relazione ai tratti caratteriali, prevalenti o non, del paziente.
 
Energia orgonica: energia cosmica primordiale universalmente presente negli organismi viventi che si manifesta come bioenergia o energia vitale. Fu individuata da Wilhelm Reich tra il 1936 e il 1940.
 
Fissazione: ogni individuo evolve passando per determinate fasi di sviluppo rimanendo attaccato a modi di espressione, relazioni e organizzazioni dell’energia che esprimono le esperienze infantili. Queste esperienze possono contribuire ad arrestare la maturazione a vari livelli provocando la fissazione a uno stadio dello sviluppo e creando la persistenza di vecchi modelli di funzionamento. Il concetto di fissazione possiede un incontestabile valore descrittivo, per questo Freud l’ha usato nelle varie fasi del suo pensiero per spiegare l’origine delle nevrosi; ad es. nelle prime concezioni eziologiche interveniva essenzialmente l’idea di una fissazione al trauma. Nel pensiero reichiano la fissazione non è solo della psiche, ma, in maniera più allargata, dei segmenti-livelli corporei e energetico-funzionali che richiamano le fasi evolutive e i relativi tratti caratteriali.
 
Frattale: definisce la geometria delle forme. Una figura frattale è una figura caratterizzata da schemi che si ritrovano continuamente su ordini di grandezza diversi, schemi – forma del tutto – che si replicano sempre simili a se stessi, in ogni ordine di grandezza. L’inventore di questa geometria, Mandelbrot, illustrò questa proprietà di auto-somiglianza staccando un pezzo di cavolfiore e notando che, in sé, il pezzo isolato è del tutto simile a un intero cavolfiore, ma di dimensioni più piccole. Accade così che ogni parte ha lo stesso aspetto del vegetale intero. In natura ci sono molti esempi di auto-somiglianza fra immagini di ordini di grandezza enormemente diversi e Mandelbrot è stato il primo a definire un linguaggio matematico adatto a descrivere questo fenomeno. Il concetto di figura frattale viene accostato a un concetto fondante in analisi del carattere: quello di tratto in quanto anche il tratto caratteriale è uno schema, una figura che viene acquisita in uno stadio della nostra evoluzione e quindi, per analogia, una figura frattale.
 
Funzionalismo orgonomico o energetico: principio informatore che Wilhelm Reich individuò nel corso dello studio sull’armatura del carattere umano e lo condusse alla scoperta dell’energia vitale, orgonica, biologica e cosmica.
È il Pensiero dell’Essere vivente-uomo non corazzato, differente dall’uomo corazzato che agisce in maniera meccanicistica o mistica.
 
Neghentropia: è un termine che definisce la variazione negativa dell’entropia a partire da un valore originario: ad esempio la nascita di un individuo, l’origine di una vita, l’inizio dell’evoluzione biologica; non si tratta di entropia negativa in senso assoluto, dato che per il terzo principio della termodinamica non può esistere un’entropia minore di zero. (Schrodinger)
 
Peste psichica e peste emozionale: l’azione distruttiva sulla scena sociale del carattere nevrotico.
 
Potenza orgastica: è essenzialmente la capacità di abbandono completo allo spasmo involontario dell’organismo con la scarica completa dell’eccitazione all’acme dell’atto sessuale. È assente negli individui nevrotici. Presuppone l’assenza di una patologica armatura caratteriale e muscolare.
 
Prima grande bocca: metafora impiegata per indicare la zona dell’addome, viscero-ombelicale, non solo in senso fisico ma anche funzionale, come uno dei livelli energetici dell’organismo. La definizione deriva dall’annidamento dell’embrione che viene alimentato dal trofoblasto. In questa metafora è come se il trofoblasto rappresentasse le labbra ed il funicolo ombelicale un rudimentale apparato digerente che porta alla zona dell’addome del bambino. La memoria antica di questo iniziale modo di alimentarsi crea l’assimilazione metaforica dell’addome a una prima bocca che assorbiva non solo le sostanze nutritive, ma anche la specifica energia dell’utero, del bacino e della madre che nutre questa grande oralità.
 
Punti di biforcazione: molti sistemi non lineari sono strutturalmente instabili, ossia piccoli cambiamenti di alcuni parametri possono produrre cambiamenti vistosi nelle nello spazio matematico astratto corrispondente con il quale si visualizza il sistema.
I sistemi strutturalmente instabili hanno così dei punti critici di instabilità che sono chiamati punti di biforcazione. Quando si presentano dei punti di biforcazione, l’evoluzione del sistema cambia bruscamente direzione e appaiono di colpo nuove forme d’ordine. Ci sono pochi tipi di eventi di biforcazione che possono essere classificati in base alle loro proprietà topologiche.
 
Regressione: in un processo psichicointeso in senso evolutivo, la regressione designa un ritorno a un punto di sviluppo anteriore a quello già raggiunto. In senso topico, nell’accezione freudiana, la regressione si attua lunga una successione di sistemi psichici. In senso temporale, la regressione designa il ritorno del soggetto a fasi superate del suo sviluppo (stadi libidici, relazioni oggettuali, identificazioni ecc.). Questo spesso implica il passaggio a modi di espressione e livelli energetici di un livello inferiore dal punto di vista della complessità, della strutturazione e della differenziazione.
 
Riflesso dell’orgasmo: spasmo unitario involontario di tutto l’organismo all’acme dell’atto sessuale. A causa del suo carattere involontario e della generale paura dell’orgasmo, questo riflesso è bloccato nella maggior parte degli esseri umani appartenenti a civiltà che reprimono la genitalità dei bambini e degli adolescenti.
 
Sessuo-economia: il termine si riferisce al criterio di regolazione e al modo d’impiego dell’energia da parte di un individuo. I fattori che influenzano questo tipo di regolazione sono relativi alla storia evolutiva dell’individuo e alla sua strutturazione caratteriale. Il termine sessuo-economia deriva dall’identificazione iniziale dell’energia orgonica con le energie sessuali dell’individuo e fu coniato da Reich a partire dal momento in cui rifiutò la filosofia culturale di Freud, fino alla scoperta dell’orgone, quando la sessuo-economia fu sostituita dall’orgonomia, la scienza dell’energia vitale o orgonica.
 
Vegetoterapia: con la scoperta dell’armatura muscolare, il processo analitico-caratteriale terapeutico fu modificato per liberare le energie vegetative legate, in modo da ridare al paziente la sua mobilità vegetativa. La Vegetoterapia analitico-caratteriale fu iniziata da Reich, ma approfondita e sistematizzata da Ola Raknes, uno dei più importanti allievi di Reich, e da Federico Navarro, il fondatore della scuola reichiana in Italia. Essa induce fenomeni neurovegetativi ed emozioni che costituiscono messaggi-espressioni propri del linguaggio del corpo necessari per la lettura degli aspetti personologici.
 
Bibliografia
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