Van Gogh nei suoi colori originali


Articolo di  Claudia De Luca

Un gruppo di scienziati di Chicago ha creato una versione digitale del famoso dipinto del pittore olandese, contenente i colori originali, prima che essi fossero sbiaditi dall’esposizione alla luce e dal passare del tempo.

Tutti conosciamo il celeberrimo dipinto che rappresenta la camera da letto di Van Gogh ad Arles, eppure nessuno di noi l’ha mai osservato, almeno fino ad oggi, nei suoi colori originali: il passare del tempo e l’esposizione alla luce hanno infatti degradato la qualità dei pigmenti, diminuendone l’intensità. Tuttavia, un gruppo di scienziati dell’Art Institute of Chicago è riuscito a ripristinare digitalmente i colori originali della scena dipinta da Van Gogh nel 1888, in occasione di una nuova esibizione dell’istituto in cui tutte e tre le versioni originali saranno esposte insieme, solo per la seconda volta da quando sono state dipinte (ma trovate la famosa camera anche su Airbnb).

“La scienza è stata fondamentale per identificare i pigmenti che sono scolorati, ma c’è anche un sacco di lavoro di interpretazione da fare, per cui dobbiamo anche fare affidamento agli storici dell’arte, che davvero conoscono la mano dell’artista,” ha spiegato alla Bbc Francesca Casadio, che ha guidato il team di scienziati: “Questa è solo una rappresentazione di come pensiamo apparissero i colori, ma ovviamente fino a che non avremo una macchina del tempo, sarà solo un’approssimazione”.

Gli scienziati hanno ipotizzato che ci fosse qualcosa che non andava nei colori delle versioni che ci sono pervenute dopo aver letto le lettere scritte da Van Gogh a suo fratello Theo e ad altri artisti, in cui descriveva i colori in gran dettaglio, in particolare spiegando come le pareti fossero lilla (più o meno così) e la porta viola, mentre nel dipinto come lo osserviamo noi, le pareti sono azzurre.

Il team ha allora prelevato un frammento di pittura e, dopo averlo analizzato al microscopio, ha concluso che si tratta di carminio, un colorante naturale prodotto a partire dall’acido carminico, che può a sua volta essere estratto dal corpo e dalle uova della cocciniglia del carminio (Dactylopius coccus), un insetto originario dell’America centrale. Il colore del pigmento appena estratto è rosa acceso, ma esso scolorisce in fretta con il tempo. Molto probabilmente, esso è stato utilizzato da Van Gogh assieme all’azzurro per creare il viola, ma è sbiadito con il passare degli anni, lasciando solo il blu. Gli scienziati hanno poi utilizzato i raggi X per studiare i pigmenti a livello atomico e ottenere la loro composizione originale: tutti questi dati sono stati inseriti nell’algoritmo che ha prodotto il risultato finale.

“Osservando la versione digitalizzata, si capisce veramente cosa intendeva trasmettere l’artista, un senso di quiete e tranquillità,” ha concluso Casadio: “La combinazioni dei colori dovrebbe far riposare la mente, o meglio, l’immaginazione. Con il viola originale, viene ripristinato anche l’equilibrio tra i colori complementari, il giallo e il viola, e questo cambia completamente il modo in cui osserviamo il dipinto.”

Riferimenti: Art Institute of Chicago

Articolo originale su Galileo.it

17 febbraio 2016

Categories: Galileo | Rubrica di attualità, Servizio Consulenza Giovani “Wilhelm Reich”

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