Numero 2/2025
ESSERE ANALISTI PSICOTERAPEUTI OGGI
BEING ANALYSTS AND PSYCHOTHERAPISTS TODAY
Marina Pompei[*]
DOI 10.57613/SIAR77
Abstract
Siamo campi di energia interconnessi. La distruttività esterna delle guerre e dell'ingiustizia sociale arriva a minare la nostra sicurezza interiore. Aumentano l'ansia e il senso di impotenza. Analisi e psicoterapia dovranno muoversi su più dimensioni contemporaneamente: il qui ed ora del quotidiano, la profondità temporale della storia della persona e delle generazioni che l'hanno preceduta, il campo sociale prossimo e remoto, consapevoli che le ferite si trasmetteranno anche alle generazioni future.
Parole chiave
Campi energetici interconnessi – Distruttività – Guerra – Ingiustizia sociale.
Abstract
We are interconnected energy fields. The external destructiveness of war and social injustice affects our internal security. Anxiety and feelings of helplessness increase. Analysis and psychotherapy will have to move on various dimensions at the same time: the here and now of everyday life, the temporal depth of the individual's history and that of the generations that preceded them, and the immediate and distant social context, aware that the hurts will transmitted to future generations.
Keywords
Interconnected energy fields – Destructiveness – War – Social injustice.
La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.
(Bertolt Brecht)
Il disagio è un sussurro
“II disagio è un sussurro, una colonna sonora. Da Roma a Parigi a Torino a Palermo, è un sussurro. -Non dormo la notte, penso ai miei figli. -Comunque la vita mi è cambiata. -No, non sto bene, anche se sto bene. -Ma cosa possiamo fare? Noi non contiamo niente. -Lo sai? Non ce la faccio più a guardare le immagini che arrivano da Gaza. Me ne vergogno, ma io non ce la faccio più a guardarle. -Non riesco neanche a piangere. Firmando dediche sui libri:-Mi scriva qualcosa sulla pace, non ha importanza il mio nome.”
Questo scrive nel blog Invisible Arabs del 25 marzo 2025 Paola Caridi, scrittrice e giornalista. Da oltre vent'anni si occupa di Medio Oriente e Nord Africa. Viviamo tempi di guerra e di stragi. Certo, ce ne sono sempre state, ma noi ci occupiamo di quello che viviamo oggi. Nel mondo, mentre scrivo, ci sono oltre 100 conflitti in corso[1], della grandissima parte di questi non sappiamo nulla: i media non ne parlano, perché non ci riguardano direttamente, o perché non si vuole far sapere che, per esempio, in Congo ci sono terre rare e 266 gruppi armati che si sono spartiti quei territori e stipulano accordi con le grandi aziende estere per lo sfruttamento di quei minerali, di cui i potenti del mondo hanno bisogno per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Terre rare che si trovano per il 70% in Paesi economicamente falliti o gravemente instabili, complicando in modo allarmante il quadro geopolitico.
In Africa si dice: la ricchezza è una maledizione: dove ci sono risorse appetibili arrivano le grandi multinazionali e le guerre. E da noi non se ne parla. Poi ci sono le guerre di cui si parla: quella molto vicina, tra la Russia e l'Ucraina. Migliaia di giovani soldati continuano a morire o a cercare di sottrarsi alla possibilità di morire, civili feriti e uccisi nei bombardamenti, infrastrutture colpite pesantemente. Passano gli anni e ancora non si vede una via di pace. L'incubo di un uso delle armi atomiche aleggia misterioso e incontrollabile nelle dimore consce e inconsce dei nostri pazienti.
C'è anche un'altra tragedia, che non possiamo chiamare guerra perché non ci sono due eserciti contrapposti. A Gaza, in terra di Palestina, muoiono bambini, donne e anziani perché forse, dice chi giustifica, nelle loro case e nei loro ospedali ci sono dei terroristi. L'esercito del governo di Israele agisce per lo sterminio di un popolo: arabi che vengono chiamati “animali umani”. Vengono tagliate le fonti di sostentamento indispensabili. Non arriva cibo, viene tagliata l'energia elettrica impedendo la possibilità di desalinizzare l'acqua: non c'è da mangiare e non c'è da bere[2]. Leggiamo che le madri, per contenere il pianto da fame dei bambini, fanno bollire l'erba, e quando non c'è neanche quella fanno finta di rimestare cibo nella pentola vuota fino a che i bambini si addormentano aspettando la cena che non arriva.
E poi. "Questa mattina sono entrata nel nostro ambulatorio a Deir al Balah. Era pieno di bambini malnutriti. Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato il silenzio. In un centro pediatrico i bambini piangono. Qui no, non ne hanno più la forza." Così afferma Rachael Cummings, Direttrice degli interventi umanitari di Save the Children. Sono stati uccisi deliberatamente i medici e distrutti gli ospedali. Hanno anche proibito di bagnarsi in mare, così non si possono lavare e le malattie fanno il loro corso letale più speditamente.
Aya Ashour, giovane palestinese oggi ricercatrice all'Università per stranieri di Siena, rispetto a questa assurda proibizione sottolinea un aspetto più interiore: “Loro sanno che i Palestinesi a Gaza sono molto legati al mare, perché è l'unico posto che ci dà un piccolo senso di umanità” (Intervista a “La 7 attualità” del 28/7/2025). Umanità significa anche empatia: conoscersi e riconoscersi. Contro questo diventano bersagli deliberati i giornalisti, perché non si veda, non si sappia quanto sta accadendo. Qualcosa tuttavia filtra dal muro della censura, immagini arrivano dai telefonini di chi resiste ancora laggiù.
Da altri luoghi il libro di testimonianze dirette di Gino Strada, fondatore di Emergency dai tanti teatri di conflitto in cui l'organizzazione opera: Afghanistan, Kurdistan, Ruanda, Perù, Iraq, Cambogia, Etiopia, Angola, ex-Jugoslavia, Gibuti, e altri. Testimonianza e denuncia della guerra come orrore quotidiano; lucida critica dell’ipocrisia e dell’inerzia delle istituzioni internazionali. Tutto questo come ci fa vivere, anche se siamo al sicuro nelle nostre comode case? Come gestiamo questo quando affiora dal malessere dei nostri pazienti?
Nessuno è un'isola
Noi viviamo immersi in campi di energia interconnessi. La distruttività esterna arriva a minare la nostra sicurezza interiore. Aumentano l'ansia e il senso di impotenza. Le prospettive per il futuro dei nostri figli ci risultano terribilmente incerte. Tutto questo diventa sofferenza individuale e collettiva. Gli stati di ansia che abbiamo sempre incontrato nei nostri pazienti, oggi sembrano più difficili da affrontare: non è più sufficiente aiutare chi ci chiede aiuto a mettere gli occhi sulla scena del suo quotidiano per padroneggiarla meglio, cercare nella sua storia remota le ferite antiche su cui risuonano quelle attuali e che fanno lievitare quell'ansia, non basta più individuare le sue risorse di resilienza per potenziarle, imparare la respirazione più efficace per abbassare il livello di ansia. No. Le cause vanno cercate anche nel mondo intorno, lontano ma capace di colpi potenti che fendono l'equilibrio del Sé. I nostri pazienti hanno bisogno anche di prendere coscienza della strutturazione imprigionante, per esempio, del sistema socio economico che offre salari bassi che costringono ad avere due lavori contemporaneamente, con la conseguenza di sentirsi perennemente inadeguati. E il senso di inadeguatezza che genera frustrazione e ansia nasce anche dal non riuscire ad essere veloce, performante, giovane, scattante come il sistema chiede. Piccole e grandi oppressioni, vicine e lontane che provengono da quello che sembra normale e inevitabile e invece non lo è.
Analisi e psicoterapia dovranno muoversi su più dimensioni contemporaneamente: il qui ed ora del quotidiano, la profondità temporale della storia della persona e delle generazioni che l'hanno preceduta, il campo sociale prossimo e remoto. Si dovrà lavorare sul portare a coscienza gli elementi del Sé e del fuori da sé che incidono fortemente e generano sintomi dolorosi. I terapeuti sono profondamente coinvolti in queste dinamiche interiori, nelle proprie e in quelle generate dal controtransfert nel lavoro con i pazienti.
Su questi temi ci fa riflettere un interessante testo collettivo a cura di Margherita Spagnuolo Lobb (Essere psicoterapeuti in tempo di guerra. Nuovi strumenti clinici gestaltici e coscienza politica) con testimonianze dirette di psicoterapeuti ucraini, russi e altri, affrontando il trauma collettivo che coinvolge pazienti e terapeuti, con emozioni di angoscia, rabbia, lutto. I terapeuti sanno forse più di tutti quali sono le ferite dell'anima e della mente che una guerra porta con sé. Sanno anche che le conseguenze di quelle ferite si trasmetteranno alle generazioni future (fra i tanti il libro di Clara Mucci Trauma e perdono. Una prospettiva psicoanalitica intergenerazionale e l'articolo di Mona Devoken Fishbane Guarire le ferite transgenerazionali: un approccio relazionale e neurobiologico integrato).
Tardivo ma benvenuto il comunicato stampa del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi del 24 maggio 2025: “Non possiamo abituarci come se fosse normale routine all’orribile e ingiustificabile massacro di civili inermi, di neonati, bambini, ragazze e ragazzi, di anziani, di donne e uomini che, se sopravvivono alla morte, non sopravvivono alla fame e alle malattie, ai traumi di un’emergenza sanitaria e umanitaria giornaliera. L’odio che divampa ci spaventa per la cieca crudeltà che ha generato e che può generare. Il riconoscimento dell’alterità è la base non solo della convivenza rispettosa, ma, ancora più profondamente, della nostra stessa identità e del nostro senso di sé. (...)
Quella di Gaza è un’emergenza che chiama in causa e affligge ciascuno di noi. Speriamo vivamente che questa nostra posizione come Comunità Professionale possa servire da stimolo a prendere una posizione pubblica condivisa contro il genocidio, le uccisioni barbare di bambini, donne e uomini, civili inermi. ” Cosimo Schinaia, psichiatra e psicoanalista, con oltre mille psicoanalisti di tutto il mondo dell’International Psychoanalytical Association scrive in un accorato appello (Pubblicato su “piazza Grande on line” il 19 agosto 2025): “L’impatto psicologico di questi traumi avrà ripercussioni profonde, diffuse e durature che si faranno sentire all’interno delle famiglie, delle comunità e attraverso le generazioni, lasciando cicatrici sulla salute mentale collettiva della popolazione, non solo tra i palestinesi, ma anche tra gli israeliani. La devastazione alimentata da cicli incessanti di paura, ritorsione e disperazione favorisce uno stato mentale paranoico, una forma di funzionamento psichico primitivo, che rischia di impedire l’emergere di una generazione sana, tollerante e resiliente per i decenni a venire. (…)
Chiediamo ai governi e agli attori internazionali di fare il possibile per evitare un’escalation sempre più letale e creare le condizioni per una pace giusta e duratura. Siamo al fianco di tutti coloro – palestinesi, ebrei, israeliani e organizzazioni internazionali – impegnati nella difesa della dignità e dei diritti umani, dell’integrità ambientale e dei principi del diritto internazionale.”
Di fronte all'orrore del genocidio che mentre scrivo si sta perpetrando a Gaza, riflettiamo con angoscia sul genocidio che ha subito chi lo sta perpetrando ora. Quelle terribili ferite inferte dal nazismo e dal fascismo su ebrei innocenti non sono state elaborate a sufficienza. In molti sopravvissuti e figli e nipoti di questi si stanno trasformando in una forma terribile di coazione a ripetere invertita, in cui l'antica vittima diviene l'odierno carnefice all'interno dello stesso paradigma che si perpetua: la paura dell'altro che genera aggressione.
Rearm Europe
Ed è proprio la paura di essere aggrediti (reale o appositamente artefatta per manipolare gli animi) quella che sta inondando l'Europa in questi giorni. Stiamo dando una quantità di denaro alla produzione e all'acquisto di armamenti, sottraendola a sanità, istruzione e servizi sociali. Cosa stiamo facendo? Persone sempre più deboli e meno istruite saranno sempre più cieche. Uno strumento reichiano prezioso è l'attivazione corporea “rotazione degli occhi”: gli occhi in movimento attivano le zone prefrontali della neocortex, sollecitando una maggiore presenza di coscienza, attivano connessioni, permettono scoperte nuove. Lo sguardo aiuta il pensiero ad aprirsi e se il respiro è connesso sono connesse anche le emozioni. Risvegliare la capacità di allargare lo sguardo e l'orizzonte della mente e del cuore ci dà la speranza di poter contrastare quello che sta avvenendo.
Sistematicamente e inesorabilmente si sta costruendo una cultura di guerra, a partire dalla scuola, dove si stanno programmando attività in collaborazione con le forze armate, come denuncia l'”Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università”. E inquieta molto leggere (da “Il Fatto Quotidiano” del 25/8/2025 che cita military.com.) che alti dirigenti tecnologici delle Big Tech della Silicon Valley hanno prestato giuramento come tenenti colonnelli dell'esercito USA, in una inedita sottomissione esplicita e diretta della ricerca scientifica agli ordini militari. Resta attualissimo il monito dell'appello del 1955 firmato da scienziati come Einstein e Russell consapevoli della capacità autodistruttiva dell'umanità attraverso tecnologie sempre più potenti: “Ricordate la vostra umanità e dimenticatevi del resto”. Noi analisti e psicoterapeuti dell'umanità nostra e dei nostri pazienti ci occupiamo.
Scrive il poeta Haidar Al Ghazali:
Ti hanno uccisa come si uccidono le farfalle
e l'alba ha pregato per te,
poiché da una fossetta sulla tua guancia
sorge il sole.
Ti hanno uccisa
affinché l'aurora non torni mai più,
affinché restiamo al buio, senza vedere.
Hanno detto che minacciavi il paese
con una cintura esplosiva in vita.
Solo io sapevo
quanto amavi le cinture di rose.
Anche noi lo sappiamo.
[1]Secondo i dati dell'Uppsala Conflict Data Program. Alcuni sono internazionali, altri interni ma con implicazioni globali.
[2] Secondo la scala IPC, che classifica la gravità dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione, il 12 maggio i 2.1 milioni di persone a Gaza affronteranno livelli gravi di insicurezza alimentare tra l’11 maggio e il settembre 2025, con circa mezzo milione di persone (una su cinque!) a rischio di morire di fame. Circa 71.000 bambini tra i 6 e i 59 mesi e quasi 17.000 donne in gravidanza o in allattamento avranno bisogno (secondo le proiezioni) di trattamenti urgenti per malnutrizione acuta tra aprile 2025 e marzo 2026.
Bibliografia
Devoken Fishbane, M. (2021) Guarire le ferite transgenerazionali: un approccio relazionale e neurobiologico integrato in “Terapia Familiare”, fasc. 125, n. 1.
Mucci, C. (2014) Trauma e perdono. Una prospettiva psicoanalitica intergenerazionale Milano: Raffaello Cortina.
Spagnuolo, Lobb. M. (2024) Essere psicoterapeuti in tempo di guerra. Nuovi strumenti clinici gestaltici e coscienza politica, Milano: Franco Angeli.
Strada, G. (1999) Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra, Milano: Feltrinelli.
[*]Psicologa psicoterapeuta, analista e didatta supervisore S.I.A.R. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Studio professionale: Via Valadier, 44-00193 Roma