Numero 2/2025
UNO SGUARDO SULL’AMICIZIA : I° PARTE
Un viaggio fra filosofia, neuroscienze e analisi reichiana contemporanea
A LOOK AT FRIENDSHIP
A journey between philosophy, neuroscience and contemporary Reichian analysis
Paola Paolinelli[*]
DOI 10.57613/SIAR81
Abstract
Obiettivo dell’articolo è di esaminare il complesso mondo dell’amicizia, raccogliendo le riflessioni di filosofi e psicologi, con il contributo delle neuroscienze.
Parole chiave
Amicizia – benefici – solitudine
Abstract
The aim of the article is to examine the complex world of friendship, gathering reflections from philosophers and psychologists, with contributions from neuroscience.
Keywords
Friendship – benefits – loneliness
Prima parte
L’amicizia, come l’amore, richiede quasi altrettanta arte
di una figura di danza ben riuscita.
Ci vuole molto slancio e molto controllo, molti scambi di parole e moltissimi silenzi.
Soprattutto molto rispetto.
(Rudolf Nureyev)
L’amicizia tra filosofia e psicologia
L’amicizia è un sentimento, vitale e vicendevole, fra due o più persone ed è solitamente ispirato dalla stima reciproca in cui prevalgono simpatia e affinità, realizzandosi attraverso forme diverse a seconda del contesto storico e culturale in cui si nasce e cresce. Nella filosofia greca il termine amicizia, ϕιλία, lo incontriamo inizialmente come concetto fisico in Empedocle nel Poema Sulla Natura, con il significato di forza cosmica ma anche di divinità, che muove in armonica unità gli elementi: l’aria, l’acqua, la terra ed il fuoco [1]. L'amicizia è concepita come concetto etico da Platone nel Dialogo aporetico Il Liside e non è ancora nettamente distinta dal concetto dell’ἔρως, cioè dall’amore e dalla tendenza affettiva in genere. [2]
Aristotele, riflettendo sul valore e sulla natura dell’amicizia, ha distinto tre tipi principali di legame amicale:
- di utilità: basata sul beneficio reciproco, come nelle relazioni professionali, è contingente e tende a dissolversi quando il vantaggio viene meno;
- di piacere: si fonda sulla condivisione di interessi o di attività che generano piacere ed è tipica delle amicizie giovanili, spesso legata a fasi specifiche della vita;
- virtuosa: è considerata la forma più elevata di amicizia e si basa sulla stima reciproca e sul desiderio del bene dell’altro. É un legame raro, in quanto richiede tempo per svilupparsi ma offre una connessione profonda e duratura.
Aristotele riteneva che solo l’amicizia virtuosa potesse essere veramente appagante poiché fondata su un rapporto equilibrato e libero da interessi personali. Definendo l'uomo come un essere puramente sociale e bisognoso degli altri per sentirsi completo, la riteneva una risorsa preziosa e un incentivo per una vita felice. Nell’Etica Nicomachea (Libro VIII e Libro IX), descrive gli esseri umani come animali sociali, motivo per cui l’amicizia suppone indubbiamente la forma più soddisfacente di convivenza: senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni.
Le neuroscienze dimostrano oggi che un essere umano ha bisogno di interazioni sociali per svilupparsi, sopravvivere e godere a sua volta di una salute adeguata, stabilendo forti legami con i propri simili. Aristotele affermava inoltre che l’amicizia è uno scambio in cui imparare a ricevere e ad offrire, ma lungi dall’essere concepito come un sistema di pagamento: riteneva che solo gli sfortunati hanno bisogno di benefattori, in quanto non è nobile essere ansioso di ricevere favori e che l’amicizia è soprattutto libertà, un modo virtuoso di essere.
Il concetto aristotelico di amicizia verrà successivamente assunto dal cristianesimo: al di sopra dell’amicizia naturale e umana vi è quella cristiana, fondata sull’amore fraterno che unisce fra loro gli uomini e Dio, infatti Gesù si rivolgeva ai suoi discepoli chiamandoli amici e non servi.
Nella cultura romana troviamo una tendenza al pragmatismo, nonostante Cicerone ne parli in un’ottica non utilitaristica: nel trattato De amicitia riflette sull’essenza dell’amicizia, che ritiene debba basarsi sulla virtù e non sull’opportunismo, rappresentando per l’essere umano un sostegno solido senza il quale non c’è vita. Un uomo che non gode della presenza di un amico non può considerarsi libero perché è schiavo delle proprie angosce, inoltre alcuni fattori possono inficiare questo legame, come le questioni politiche e gli interessi. Aggiunge che la falsità è la peggior nemica dell’amicizia: ci vuole sempre sincerità per ottenere un’amicizia vera, che non viene dall’intelligenza che si possiede né dall’eloquenza ma unicamente dal cuore. Chi guarda un vero amico si rispecchia in lui: se manca l’amicizia subentra la discordia e né casa, né città, né alcuna civitas può rimanere ben salda senza questo sentimento.[3]
Immanuel Kant, in Metafisica dei costumi (1797), definisce l’amicizia come la fiducia assoluta e reciproca fra due persone, conciliabile con un vicendevole rispetto che va oltre la dimensione privata, rimandando così ad una dimensione di universalità: permette di espandersi verso gli altri ed impedisce all’uomo di rinchiudersi in sé stesso.
Per Friedrich Hegel, in Fenomenologia dello Spirito (1807), l’amicizia è la condizione necessaria per il legame sociale e per il vivere comune proprio della Sittlichkeit, ovvero dello Spirito, la cui struttura è espressa dalla formula dell’Io che è il Noi e Noi che è Io”.
Nella visione di Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena (1851), l’essere umano è fondamentalmente egoista, spinto dalla volontà di vivere e alla cieca ricerca di soddisfare i propri bisogni. L’amicizia è una costruzione fragile, spesso fondata più sulla convenienza che su reali affinità e la considera più unica che rara: la maggior parte delle relazioni amicali sono taciti patti di mutuo vantaggio, pronti a sciogliersi alla prima difficoltà; inoltre l’essere umano è desideroso di compagnia per sfuggire alla noia e alla solitudine, ma nel profondo resta irrimediabilmente solo. Nonostante la sua visione scettica, riteneva che pochi spiriti affini potessero rendere l’esistenza meno amara: un’associazione di individui che si riconoscono in una comunione di interessi o di pensiero, fissando l’amicizia sincera fondata sul rispetto profondo e su affinità intellettuale; la considera però un’utopia, considerando la natura umana imperfetta dell’essere umano, consigliando inoltre di non riporre eccessiva fiducia negli altri, onde evitare delusioni.
Friedrich Nietzsche in Così parlò Zarathustra (1885), introduce la logica del dono: saper donare anche al proprio nemico, oltre a chi ci è più vicino, attraverso l’amore verso il remoto cioè di colui che è lontano. Declina l’amicizia sempre al maschile, affermando che la donna manca della capacità di amare il remoto, perché non ancora capace di amicizia conoscendo solo l’amore. Secondo Sigmund Freud, Opere (1886-1938), i processi psichici inconsci influenzano il modo di pensare, di relazionarsi e anche l’amicizia è subordinata a tali processi: non esiste se non come deviazione degli impulsi erotici ma altresì in sé stessa ha anche la capacità di creare il dialogo con l’Altro. I legami affettivi nascono dal desiderio inconscio di appagare bisogni emotivi profondi: l’amicizia è sublimazione di desideri affettivi o sessuali non soddisfatti. Suggerisce inoltre che le relazioni amicali non sono mai del tutto prive di implicazioni emotive più profonde; un aspetto importante legato alle teorie freudiane è la capacità di mantenere un equilibrio tra dipendenza e autonomia: se l’amicizia dovesse diventare il principale pilastro del proprio benessere, potrebbe trasformarsi in una forma di dipendenza affettiva, dove il bisogno dell’altro prevale sulla reciproca libertà, creando tensioni che possono minare la natura spontanea del legame.
Carl Gustav Jung, Il libro rosso (2009), affermava l’importanza di avere sempre un contenuto da portare in una relazione amicale, che può essere trovato nella solitudine: riteneva infatti che la solitudine fosse una fonte di guarigione, affinché la propria vita fosse degna di essere vissuta. Asseriva inoltre che il parlare fosse spesso per lui un tormento e che necessitava di molti giorni di silenzio per trovare ricovero dalla futilità delle parole. Riteneva che solitudine non fosse necessariamente nemica dell’amicizia, in quanto nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario: l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni persona è memore della propria individualità e non si identifica con le altre persone.
Ludwig Binswanger, in Forme fondamentali e conoscenza dell'esserci umano (1942), sostiene che l’essere umano è soggetto nel suo essere-nel-mondo, da-sein, e nel suo esserci-per-l’altro: l’amicizia è implicita in tale struttura dell’esistenza e si declina nella comune partecipazione all’esser-ci, mit-dasein. Hanna Arendt, in L’umanità in tempi bui (1968), sostiene che l’amicizia autentica trascende il rapporto a due in quanto è una virtù politica che può salvare l’umanità: attraverso questa prospettiva si realizzano i presupposti per un campo intersoggettivo dinamico, atto a creare legami solidali sia nella realtà psichica interna che in quella esterna.
Secondo Heinz Kohut, caposcuola della Psicologia Psicoanalitica del Sé, Narcisismo e analisi del Sé (1971), la sopravvivenza psicologica del bambino e dell’adulto poi richiedono la presenza di oggetti-sé che possano rispondere empaticamente ai bisogni personali. La sua Teoria della Mente considera come proprietà motivazionale la realizzazione e la coesione del Sé, concettualizzato come un centro di avvio, di organizzazione e di integrazione delle motivazioni umane. La motivazione umana fondamentale è raggiungere l’equilibrio e l’autorealizzazione del Sé in termini di coesione interna: le forze che sottostanno la realizzazione personale sono rappresentate da ideali, ambizioni, valori e talenti personali. Affinché il Sé possa vivere l’esperienza della propria soggettività è necessario fare esperienza di rispecchiamento empatico da parte delle figure di riferimento e al contempo è importante sentirsi di appartenere al cosmo umano attraverso la funzione della gemellarità. L’esperienza relazionale con specifici oggetto-sé permette la formazione del personale nucleo strutturale; l’amicizia nel periodo adolescenziale, secondo Kohut, è come un oggetto Sé di tipo gemellare, bisogno essenziale del Sé al fine della costruzione di una propria identità ed autonomia. La sopravvivenza psicologica del bambino e poi dell’adulto richiede la presenza di oggetti-sé, formati dalla relazione con gli altri significativi, che rispondano empaticamente ai bisogni personali: sono funzioni esterne e reali, capaci di strutturare il proprio sé in modo coeso ed integrato, in termini di equilibrio narcisistico, autostima e struttura coesa. Gli altri reali sono necessari per creare un senso di onnipotenza sana a conferma della propria autoefficacia tramite il rispecchiamento, rafforzando il senso di sicurezza per affrontare la vita con fiducia e creatività.
La teoria dell’attaccamento, sviluppata da John Bowlby e ripresa in seguito da Mary Ainsworth in Modelli di attaccamento e sviluppo della personalità (1962), chiarisce i legami affettivi tra genitori e figli ed è stata estesa allo studio delle relazioni adulte, inclusa l’amicizia: la qualità delle prime esperienze affettive influisce sulla capacità di instaurare legami sicuri nel corso della vita. Chi ha sperimentato un attaccamento sicuro sviluppa amicizie fondate sulla fiducia, sul sostegno reciproco e su una buona gestione dei conflitti: le prime esperienze relazionali influenzano la capacità di costruire legami sicuri anche all’interno di amicizie adulte.
Anche nella Piramide dei Bisogni di Abraham Maslow, Motivazione e personalità (1954), viene individuato il bisogno di amore e di appartenenza, che conduce a comportamenti tesi a dare e a ricevere amore: dall’amicizia all’intimità sessuale. Studi sull’altruismo sottolineano le forti implicazioni adattive, legate anche a logiche di sopravvivenza; il supporto sociale fornito dagli amici si manifesta in diverse forme:
- emotivo: la capacità di condividere sentimenti e preoccupazioni, riducendo l’isolamento e l’ansia;
- informativo: il confronto ed il consiglio in situazioni di incertezza, che aiuta a prendere decisioni più consapevoli;
- strumentale: l’aiuto pratico nei momenti di necessità, come il sostegno nelle difficoltà quotidiane.
Colazione dei canottieri a Bougival (1880-1881) - Pierre-Auguste Renoir conservato alla Phillips Collection di Washington
La ricerca di Jacques Derrida, nel Politiche dell’amicizia (1994), esplora la possibilità di un’amicizia slegata dallo schema comunitario ed identitario della fratellanza; è un’amicizia tra diversi, tra remoti, cioè tra soggetti che non hanno nulla in comune tra di loro, ma che si rispettano e si amano pur riconoscendosi assolutamente altri. È un nuovo tipo di amicizia, legato ad un forse che preannuncia la possibilità senza garantirla: amicizia e democrazia, come tensione senza fine, amicizia che porta al di là di ogni comunità vivente. Un’amicizia che non c’è nel presente ma appartiene all’esperienza dell’attesa, della promessa, dell’impegno, forse all’avvenire. Superando il tradizionale concetto di amicizia, è possibile mettere in pratica l’idea di una certa democrazia, che resta a venire ed è questa la sua essenza: non solo resterà indefinitamente perfettibile e dunque sempre insufficiente e futura ma, appartenendo al tempo della promessa, resterà sempre a venire; anche quando c’è democrazia, questa non esiste mai, non è mai presente.
Per Zygmunt Bauman, nella società liquida con il numero dei contatti-amici esige di sostituire la qualità con la quantità: l’amicizia liquida si cancella come si crea, i rapporti sono precari, frutto del come tu mi vuoi e non della relazione. Il mi piace sui social richiede l’omologazione, rimanda ad un tipo di ϕιλία che si fonda sul piacere di sentire condivisa l’immagine data di sé. Nel saggio Amore liquido (2013), paragona i rapporti sociali odierni a dei puri investimenti: investire meno significa sentirsi meno insicuri, quando si è esposti alle fluttuazioni delle emozioni future. Per essere al riparo dalle oscillazioni emotive, si finisce per essere prigionieri nella gabbia della propria individualità, in compagnia di un alternarsi di individui che entrano ed escono dal proprio orizzonte esistenziale senza lasciare alcun segno, aumentando così il senso di vuoto.[4]
Eugenio Borgna nel suo ultimo libro Sull’Amicizia (2022), edito durante la forzata solitudine in tempo di Covid-19, riflette su questa modalità di relazione umana: l’amicizia ha il potere di vivificare la vita, è fonte di gioia ed occasione di dialogo e capacità trasformativa. La principale caratteristica dell’amicizia è la forte intensità del legame, priva del desiderio di congiunzione come avviene invece nelle relazioni amorose: rispetto del rimanere divisi senza l’esigenza di unione con l’altro, accettando le diversità. Per Borgna il clima emozionale dell’amicizia è una dimensione essenziale della cura. Citando Musil, afferma che le amicizie femminili siano più profonde e durature mentre quelle maschili hanno andamenti più uniformi ma meno interiorizzate di quelle femminili, meno intessute di emozionalità e passionalità e quindi meno significative nelle vicende esistenziali. Reputa inoltre l’amicizia tra una donna ed un uomo più stabile rispetto a quelle maschili e meno esposte alle crisi, poiché la presenza femminile è generatrice di maggiore intensità e variabilità dei contenuti. Condividendo quanto già espresso da Simone Weil e Rainer Maria Rilke, ritiene che non è dato vivere sino in fondo una relazione di amicizia non avendo sperimentato il valore e gli orizzonti di senso della solitudine, intesa come raccoglimento e fonte di meditazione.
Facendo propria l’affermazione della Weil, Borgna sostiene che l’amicizia non deve guarire le pene della solitudine ma duplicarne le gioie: solitudine come stato necessario per entrare nella propria interiorità, alla ricerca di pensieri e di emozioni e necessaria per la scrittura e per altre azioni umane guidate dall’introspezione ma che non va confusa con quella che isola e allontana dagli altri, che spegne in sé stessi la speranza. La solitudine è così relazione, una buona compagna nel cammino della propria esistenza, anche se talora dolorosa, perché consente il confronto con gli abissi della propria interiorità.
L’amicizia osservata da vicino: alcune ricerche neuroscientifiche
All’interno della psicologia dell’amicizia, un gruppo di ricercatori dell’Università della California (Parkinson et al., 2018) ha realizzato uno studio che ha dimostrato l’esistenza di una firma neuronale, che permette l’instaurarsi di una relazione amicale tra due o più persone. Coinvolgendo alcuni studenti universitari, e non svelandone l’obiettivo, i ricercatori hanno inizialmente richiesto con chi avessero intessuto relazioni amicali all’interno della loro classe. Hanno poi mostrato ad ognuno alcuni filmati di scene di vita reale, commedie e documentari: attraverso il monitoraggio dell’attività cerebrale, ed invitati ad esprimere un giudizio su ciò che avevano osservato, è emerso che gli individui in amicizia avevano un’attività cerebrale similare nel momento in cui esprimevano la valutazione. La ricerca ha così dimostrato che l’amicizia si crea laddove esistono delle firme biologiche e neuronali preesistenti inerenti opinioni, interessi e valori: nel tempo gli encefali degli amici tendono a somigliarsi, sviluppandosi nella stessa modalità, pur rimanendo tra loro diversi. Se tale presupposto neuronale non dovesse esistere, è probabile che laddove un’amicizia possa iniziare, sarà di breve durata.
La teoria dei neuroni specchio, sviluppata da Vittorio Gallese e Giacomo Rizzolati dell’Università di Parma, ha ipotizzato l’esistenza di cellule neuronali che si attivano sia durante il compimento di azioni motorie, sia osservando le stesse azioni compiute da qualcun altro. L’osservare è un atto potenziale, che rende possibile la comprensione delle intenzioni e delle emozioni altrui: i rapporti relazionali possono essere così definiti non solo dal punto di vista neuroscientifico o psicologico, ma anche da quello neurobiologico.
Ma cos’è realmente importante nell’amicizia? Ricercatori dell’Università di Harvard hanno fotografato cosa accade nell’encefalo quando si pensa a un amico: sono stati sottoposti a RMF 98 ragazzi (18-23 anni), impegnati a mettersi nei panni di un’altra persona per pronosticarne le risposte ad una serie di domande; fra loro erano presenti sia amici che alcuni considerati simili altri diversi, sia perfetti sconosciuti di cui erano state fornite biografie e foto. La ricerca ha dedotto che a guidare la risposta cerebrale è stata la familiarità e non la somiglianza, in fatto di trascorsi e comportamenti: non è tanto la somiglianza in fatto di gusti ed interessi, quanto l’aver condiviso esperienze in passato. Fenna Krienen, coordinatrice della ricerca, afferma che oltre alla durata del rapporto e di quanto spesso si frequenti l’amico, la mente entra più rapidamente in empatia con una persona cara, mostrando un pattern di attivazione simile a quello che si osserva nelle decisioni personali. La zona più coinvolta nell’elaborazione degli atteggiamenti sociali è quella della corteccia mediale anteriore: danni in questa zona sono solitamente associati a difficoltà nel comprendere le regole base dell’interazione sociale. I risultati dello studio proverebbero quindi la presenza di una scala di valori neuronali: in presenza di una relazione già costruita, i neuroni si attiverebbero più di quanto non avvenga al cospetto di uno sconosciuto. Dallo studio emerge inoltre come la vicinanza sociale o la familiarità si sia sviluppata nell’encefalo lungo circuiti di prima classe che consentono di interpretare gli altri, riservando agli amici un trattamento speciale, privilegio accordato solo grazie all’evoluzione e al vantaggio selettivo della socialità. La tecnica di Imaging ha permesso di comprendere l’importanza che la mentalità sociale ricopre nell’encefalo, atteggiamento involontario che ci dispone a capire meglio gli individui per cui proviamo una qualche forma di affetto, anche in assenza di elementi in comune.
Uno studio del MIT di Boston pubblicato su Science, dimostra che quando più persone si uniscono per risolvere problemi si produce un’intelligenza superiore, una super-mente sociale, e non è necessario che i componenti abbiamo tratti in comune, ma che nel gruppo regni un’elevata sensibilità sociale: l’unione fa la forza!
È per questo che il genere umano ha potuto evolversi e che l’amicizia continua ad avere tanta importanza nella nostra vita? Altri studi hanno evidenziato come le relazioni amicali possano contribuire in modo significativo alla salute mentale, riducendo lo stress, migliorando l’autostima e potenziando la resilienza nei momenti di difficoltà: il supporto sociale offerto dagli amici è infatti considerato un fattore protettivo contro disturbi come ansia e depressione.
L’amicizia, osservata attraverso l’attenta lente della psicologia e delle neuroscienze, si rivela così un fenomeno complesso e multidimensionale: oltre ad arricchire la propria vita a livello emotivo, svolge un ruolo cruciale nel migliorare il benessere psicofisico. Le teorie dell’attaccamento, dello scambio sociale e dell’autodeterminazione ci aiutano a comprendere le dinamiche che regolano questi legami, sottolineando l’importanza di investire tempo ed energie nella costruzione e nel mantenimento di relazioni amicali sane e significative. In questa epoca di solitudine e isolamento sociale, riscoprire il valore dell’amicizia e comprenderne i meccanismi può rappresentare un passo fondamentale per promuovere una società più empatica e resiliente.
La teoria dello scambio sociale suggerisce che le relazioni interpersonali siano il risultato di un continuo processo di valutazione di costi e benefici: l’amicizia è considerata così anche una forma di investimento reciproco, in cui il supporto emotivo e le risorse condivise creano un equilibrio che rafforza il legame, chiarendo come le dinamiche di reciprocità e gratitudine siano fondamentali per la sostenibilità delle relazioni amicali.
Edward L. Deci e Richard M. Ryan, University of Rochester, con la Teoria dell’autodeterminazione, Self-Determination Theory, SDT (2000) hanno messo in evidenza come il soddisfacimento dei bisogni psicologici di autonomia, competenza e relazione sia cruciale per il benessere, sottolineando il ruolo delle amicizie nel supportare tali esigenze. Enfatizzando l’importanza di tali bisogni, hanno evidenziato come le relazioni amicali contribuiscano in modo significativo alla loro realizzazione: soddisfano il bisogno di relazione, offrendo uno spazio sicuro in cui gli individui possono esprimersi liberamente, esplorare la propria identità e ricevere feedback positivi. Il sostegno amicale diventa una componente essenziale per il benessere psicologico e la crescita personale.
Colazione dei canottieri a Bougival (1880-1881) - Pierre-Auguste Renoir conservato alla Phillips Collection di WashingtonLe relazioni amicali non sono solo un lusso emotivo, ma una vera e propria necessità per il mantenimento della salute mentale: interazioni positive attivano circuiti cerebrali associati al piacere e alla ricompensa, contribuendo a ridurre gli effetti dello stress cronico e a potenziare la resilienza psicologica. In ambito clinico, la promozione di una rete di supporto sociale è spesso considerata una componente fondamentale nei programmi di prevenzione e di intervento per i disturbi di depressione e ansia: l’interazione amicale stimola il rilascio di ossitocina, dopamina ed endorfine che rafforzano il senso di gratificazione durante le interazioni positive, favorendo la creazione di legami affettivi duraturi. Rafforzando il sistema immunitario, poter contare su un'ampia rete di affetti riduce il rischio di sviluppare patologie come cardiopatie, ictus e diabete, altresì avere poche relazioni sociali espone al rischio di ammalarsi più frequentemente.
Uno studio anglo-cinese pubblicato su Nature Human Behaviour conferma l'effetto-scudo dell'amicizia: un set proteico (le proteine della solitudine) contraddistingue gli individui isolati ed è collegato allo stress, all’ipercolesterolemia, alla resistenza insulinica, all'aterosclerosi e allo sviluppo di tumori. Attingendo alla UK Biobank, gli autori hanno analizzato i campioni di sangue di oltre 42mila adulti (40-69 anni) esaminando in particolare i proteomi, il complesso di proteine circolanti. Calcolando per ogni persona i punteggi di isolamento sociale (parametro oggettivo basato su precisi fattori come vivere da soli, avere pochi contatti con gli altri e un basso coinvolgimento in attività di gruppo) e di solitudine (misura soggettiva del sentirsi soli), sono state individuate le proteine presenti a livelli maggiori nelle persone socialmente isolate o sole per capire in che modo sono correlate ad una salute più scadente. Al netto di fattori quali età, sesso e background socioeconomico sono state identificate 175 proteine associate all'isolamento sociale e 26 alla solitudine, con una sovrapposizione dell'85%. Numerose proteine vengono prodotte in risposta ad infiammazioni, infezioni virali e come reazione immunitaria, oltre a essere correlate a malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ictus e morte precoce. Per indagare la relazione causale tra isolamento sociale e solitudine da un lato e proteine dall'altro, è stata utilizzata la randomizzazione mendeliana: ne sono state individuate 5 specifiche per la solitudine, fra queste l'Adm che, secondo studi precedenti, svolge un ruolo nella risposta allo stress e nella regolazione di ormoni dello stress e di ormoni sociali come l'ossitocina. È stata rilevata una forte associazione tra l'Adm e il volume dell'insula, centro cerebrale che presiede alla capacità di percepire cosa sta accadendo all'interno del nostro corpo: maggiori sono i livelli di Adm, minore è il volume di quest'area. Concentrazioni più alte sono state collegate anche a un volume inferiore del caudato sinistro, regione coinvolta nei processi emotivi, di ricompensa e sociali mentre livelli maggiori di Adm sono stati associati a un rischio più alto di morte precoce. La Asgr1, altra proteina della solitudine, è correlata all’ipercolesterolemia e a un rischio di malattie cardiovascolari; altre svolgono un ruolo nello sviluppo della resistenza insulinica e nella progressione del cancro.
L’Amicizia: il supporto sociale negli eventi traumatici
A fronte di un evento traumatico, il supporto amicale può rappresentare una risorsa fondamentale affinché la persona possa gestire lo stress, favorendone il recupero; l’assenza di una rete di supporto offerta da amici e da relazioni significative, può avere diverse implicazioni negative per la salute mentale.
Cohen e Wills (1985) hanno proposto la teoria del buffering effect: il supporto sociale può attenuare o ammortizzare gli effetti negativi dello stress; in sua assenza, il soggetto può percepire l’evento traumatico in modo più intenso, avendo maggiori difficoltà a gestirne le conseguenze emotive. Il supporto sociale modula il sistema immunitario e i circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione dello stress: in assenza di rete di sostegno, il sistema nervoso può rimanere in uno stato di attivazione prolungata, aumentando il rischio di problemi di salute mentale e fisica. Le relazioni interpersonali offrono così un contesto in cui le persone possono rielaborare il trauma, ottenere nuove prospettive e sviluppare strategie di coping efficaci; viceversa, la persona potrebbe sentirsi sopraffatta, alimentando un senso di impotenza ed isolamento, aggravandone il disagio psicologico.
[1]“Ma ascolta le mie parole: la conoscenza infatti accrescerà la mente: come infatti già prima ho detto preannunciando i limiti delle mie parole, duplice cosa dirò: talvolta l’uno si accrebbe ad un unico essere da molte cose, talvolta poi di nuovo ritornarono molte da un unico essere, fuoco e acqua e terra e l’infinita altezza dell’aria, e la Contesa funesta da essi disgiunta, egualmente tutt’intorno librata, e l’Amicizia fra essi, eguale in lunghezza e larghezza: lei scorgi con la mente e non stare con occhio stupito; lei, che dagli uomini si crede sia insita nelle membra e per lei pensano cose amiche e compiono opere di pace, chiamandola con vario nome Gioia o Afrodite; ma nessun uomo mortale la conobbe aggirantesi fra essi [elementi]: ma tu ascolta l’ordine che non inganna del mio discorso. […]. Questo è ben visibile nella massa delle membra mortali; una volta stringendosi nell’Amicizia nell’uno tutte le membra, che formano il corpo, al sommo della vita fiorente; altre volte invece separate dalle infauste contese vagano ciascuna separatamente alle sponde della vita.
E così egualmente per gli arbusti e per i pesci che abitano le onde
Per le belve che abitano i monti e per gli smerghi che volano”.
[2] “Dunque ciò che pensiamo ora è diverso da quanto pensavamo in precedenza: allora pensavamo che se uno dei due prova amore, entrambi sono amici, ora invece pensiamo che nessuno dei due sia amico dell'altro, se non sono entrambi a provare amore”.
[3] “E pur racchiudendo l’amicizia molti ed enormi vantaggi, tuttavia essa certamente è superiore a tutte le cose, poiché ci fa brillare innanzi una lieta speranza per l’avvenire e non permette che gli animi si scoraggino o si abbattano. Infatti, chi rimira un vero amico, in realtà rimira come un proprio ritratto. Perciò gli assenti sono presenti, i poveri ricchi, gli incapaci validi e, cosa più difficile a dirsi, i morti sono vivi, tanto li accompagna l’onore, il ricordo, il rimpianto degli amici. Perciò di quelli sembra beata la morte, di questi degna di lode la vita. E se poi toglierai alla natura delle cose il vincolo dell’affetto, non potrebbe esistere nessuna casa né alcuna città, e non sopravviverebbe neppure l’agricoltura. Se non si comprende ciò, quanto grande sia la forza dell’amicizia e della concordia, lo si può capire dai dissidi e dalle discordie, Infatti quale casa è così stabile, quale città è così salda da non poter essere sconvolta dalle fondamenta dagli odi e dalle discordie? Da ciò si può giudicare quanto di buono ci sia nell’amicizia”. (De Amicizia)
[4] “A quanto pare, la relazione sentimentale vista come una transazione d'affari non è certa una cura per l'insonnia. L'investimento è rischioso e destinato a restare tale anche contro i tuoi desideri: fa venire il mal di testa, invece di farlo passare. Fino a quando le relazioni sono viste come investimenti redditizi, come garanzie di sicurezza e soluzioni ai tuoi problemi, non c'è via di scampo: testa perdi, croce vince l'altro. La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto sembra fare la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti altrettanto insicuro di quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia. (pag. 26)”
Bibliografia
Ainsworth M. D. (2006), Modelli di attaccamento e sviluppo della personalità. Scritti scelti. Milano: Raffaello Cortina Editore
Arendt H. (2018), L’umanità in tempi bui. Milano: Raffaello Cortina Editore
Aristotele (1999), Etica a Nicomachea. Bari: Editori Laterza
Bauman, Z. (2013), Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi. Bari: Editori Laterza
Binswanger. L. (2020) Forme fondamentali e conoscenza dell'esserci umano. Amore e amicizia come forme della vita autentica. Roma: tab edizioni
Borgna, E. (2022), Sull’amicizia. Milano: Raffaello Cortina Editore
Damasio, A. (2000). Emozioni e coscienza. Milano: Adelphi
Derrida, J. (2020). Politiche dell’amicizia. Milano: Raffaello Cortina Editore
Freud, S. (1980), Opere (1980) Torino: Bollati Boringhieri
Hegel, F. (2008), Fenomenologia dello Spirito. Torino: Einaudi
Kant, E. (1983), La metafisica dei costumi. Bari: Editori Laterza
Kohut, H. (1976), Narcisismo e analisi del Sé. Torino: Bollati Boringhieri
Jung, C. G. (2010), Il Libro Rosso. Torino: Bollati Boringheri
Maslow, H. (2010), Motivazione e personalità. Roma: Armando Editore
Nietzsche, F. (1968), Così parlò Zarathustra Milano: Adelphi
Rizzolati G., Sinigaglia C. (2005), So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Milano: Raffaello Cortina Editore
Schopenhauer A., (1998), Parerga e paralipomena. Milano: Adelphi
Sitografia
L'amicizia accende la mente | Italia e mondo
La firma neuronale dell'affinità tra amici - Le Scienze
Silenzio e Solitudine secondo C. G. Jung | Meditare.net (meditazione, benessere, spiritualità)
Self-Determination Theory: la motivazione nell'apprendimento
Hegel e l’amicizia: presenza/assenza di un concetto - CONSECUTIO RERUM
(PDF) Derrida, politiche dell'amicizia
[*]Psicologa, psicoterapeuta in formazione presso la Scuola Italiana di Analisi Reichiana Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.