Numero 2/2025
UNO SGUARDO SULL’AMICIZIA: II Parte
Un viaggio fra filosofia, neuroscienze e analisi reichiana contemporanea
A LOOK AT FRIENDSHIP
A journey between philosophy, neuroscience and contemporary Reichian analysis
Paola Paolinelli[*]
DOI 10.57613/SIAR82
Abstract
Obiettivo dell’articolo è di osservate le possibili modalità e peculiarità dell’intrecciare e del mantenere relazioni amicali di ciascun tratto caratteriale dominante, alla luce di una lettura reichiana contemporanea.
Parole chiave
Amicizia, complessità, proto-sé, livelli corporei, tratti caratteriali, fissazione, campi relazionali
Abstract
The aim of the article is to observe the possible ways and peculiatities of forming and maintaining friendly relationships of each dominant trait, in light of a contemporary Reichian perspective.
Keyword
Friendship, complexity, proto-self, bodily levels, character traits, fixation, relational fields
L’amicizia: una lettura reichiana contemporanea
La sofferenza relazionale in una fase di sviluppo di un individuo può essere predittiva della sua personalità futura, degli assetti fenotipici e dei caratteristici pattern di tratto relazionali: ogni tratto caratteriale, dominante o meno, coesiste con gli altri, manifestandosi sia come qualità pregevoli che difettuali in un continuum, in relazione ai contesti e ai vari campi in cui l’individuo è immerso in ogni istante della propria esistenza. Attraverso la lettura dei suoi tratti dominanti, possiamo ipotizzarne le modalità di approccio amicale, osservandone gli atteggiamenti normo-soglia: non verranno considerati quindi quelli oltre-soglia né gli stati psicotici. Le descrizioni degli atteggiamenti amicali sono da considerarsi altresì come ipotesi, considerando che ciascuna persona è e ha una storia, le cui manifestazioni non sono banalmente racchiudibili ed inquadrabili in categorie e che la contemporaneità dei tratti la rende una manifestazione unica e dotata di complessità. Al fine di rendere lo scritto meno asettico e didascalico verranno riportati esempi di vita quotidiana, il cui obiettivo è chiarire la lettura della dominanza di ciascun tratto.
La Danza (1910) - Henri Matisse conservato al Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo, RussiaAmicizia a dominanza intrauterina
Nel tempo intrauterino, dal concepimento alla nascita, si stabilisce fra l’embrione/feto e la madre-utero una relazione oggettuale primaria: è di 1° campo, i cui i sottosistemi centrali implicati sono il rettiliano ed il limbico ed il livello corporeo interessato è il 6°, l’addome. Reich (1933), affermava che l’organismo della madre è il primo fattore sociale dell’embrione non ancora nato: la relazione intrauterina è quindi terreno e piattaforma per le relazioni degli stadi di sviluppo successivi, fino all’età adulta; è una relazione qualitativamente diversa dalle interazioni future, caratterizzate dalla separazione fisica post-partum e dal progressivo sorgere del campo di coscienza. Nell’ambiente intrauterino infatti non siamo ancora nel campo dell’intersoggettività e dell’intercorporeità ed il linguaggio è di tipo biochimico: nell’embrione/feto, gli stati bio-fisiologici sono immediatamente registrati a livello nervoso centrale e tradotti in stati emotivi di benessere o malessere. Il dialogo fra madre e figlio, iniziato al concepimento, è quindi una sorta di lasciapassare per il piccolo, così da non essere considerato un estraneo e poterlo accogliere (Ferri, Cimini, 2022). La struttura mentale dell’embrione/feto è ancora arcaica, il proto-sé di Damasio, Emozioni e coscienza (1999), non possiede linguaggio e conoscenza, non ha capacità percettive e traccia lo stato dell’organismo, di malessere o di benessere, attraverso il midollo allungato. La funzione del proto-sé è quella di integrare i segnali da e verso il corpo, garantendone l’equilibrio omeodinamico e stimolando l’embrione/feto a produrre o meno sostanze volte a mantenere quell’equilibrio, in relazione agli stati biofisiologici della madre. In situazioni di stress il feto è in grado di ridistribuire il proprio flusso ematico per proteggere il miocardio ed il cervello, il cui esito è la vasocostrizione di distretti come il viscerale, il cutaneo ed il renale. Eventi traumatici (una caduta, un dolore profondo per la perdita di una persona cara o una minaccia d’aborto), possono essere esperiti dal feto come minacce da separazione dall’altro-da-sé-utero e come possibilità reale di morte: la perdita di sé verrà registrata nel Sistema Centrale Nervoso, nell’Amigdala del Sistema Limbico e nel Locus Coeruleus di quello Rettiliano ed in forma implicita nella memoria corporea ed emotiva.
In presenza di buona densità intrauterina, i vissuti di paura dell’embrione/feto nella relazione primaria, attraverso una lotta masochistica e narcisistica per continuare a vivere, possono generare un masochismo primario di 1° tipo a fronte di allarmi da minacce abortive o stressors inviando energia alla madre-utero, proteggendola e supportandola: in questa fase la sopravvivenza dell’Altro da Sé è la propria (Ferri, Cimini, 2022). Trovandosi nel qui e ora in un ambiente (amicale, familiare, lavorativo, sociale, etc.) che percepisce carente in modo minaccioso, come sperimentato lì e allora, può tendere a predisporsi ad investire energie per assicurarne la sopravvivenza, che avverte come la sua.
Quindi, a fronte di situazioni in cui l’Altro da Sé è oggetto della proiezione materna intrauterina, la riattualizzazione nel qui ed ora di vissuti del lì ed allora, può riverberare in un adulto con tratto intrauterino allarmato. Può mostrare in una relazione amicale un forte bisogno affettivo, di inclusione ed accudimento, tendendo ad intrecciare amicizie la cui richiesta implicita è quella di essere accettato ed accudito, mostrando anche atteggiamenti infantili che gli permettono di inibire l’aggressività dell’altro, richiamando tenerezza ed accettazione. Stabilisce relazioni amicali in cui potrebbe poi avvertire una costrizione di tipo claustrofobico nell’incontro ed in cui il contatto corporeo ed affettivo ricercato, può essere percepito perfino come ostile. Il tratto intrauterino possiede una struttura dotata di straordinaria sensorialità, che gli permette di percepire in modo acuto e rapido se le atmosfere circostanti sono inospitali: in situazioni sociali e conviviali, può lasciare una simbolica porta aperta per eventuali fughe di sicurezza. Incontra difficoltà a gestire la giusta distanza tra Sé e l’Altro, avvertendo la paura dell’essere sopraffatto nel qui e ora: di contro, nel caso si trovasse in presenza di atmosfere amicali accoglienti ed accettanti, gli stati di allarme repentini e temporanei possono essere risolti in un lasso di tempo relativamente breve. Non potendo gestire inoltre un’elevata quantità di energia, la persona può essere orientata ad evitare gli scontri, scegliendo di scivolare nell’evitamento, meccanismo di difesa prevalente, o propendere per il compromesso. Ha bisogno di mantenere una giusta distanza di sicurezza, realizzata dalla sua intelligenza cinetico-motoria e, attraverso quella cognitivo-oculare, realizza un controllo dell’ambiente circostante, che lo possa distendere: avendo incontrato la paura in momenti precoci della sua esistenza, possiede un’amigdala iper-attivata, da cui nasce il tratto fobico. Durante gli scambi amicali che potrebbero attivarne la paura, la persona risponderà con atteggiamenti che gli permetteranno di verificare se il rapporto è pericoloso e/o opprimente e tenderà a creare e a mantenere una confort-zone relazionale, in cui possa esprimersi liberamente ed agevolmente (Ferri, 2020).
Martina ha 30 anni, ed è una primogenita desiderata; la sua gravidanza, accolta con gioia dai genitori, è stata caratterizzata da minacce d’aborto vissute con molta ansia dalla madre, costringendola al riposo sin dal 3° mese. Potrebbe quindi aver vissuto una minaccia da separazione dall’altro-da-sé-utero, che ipotizziamo possa aver avvertito come possibile minaccia reale di morte lasciando in lei un segno inciso di tipo fobico, all’interno sia di una rete sociale supportiva ed affettiva che di una densità uterina medio-alta che ne ha limitato l’impatto. Oggi se l’altro, percepito da Martina come madre-utero, non è accogliente e nutriente viene da lei avvertito e vissuto come ambiente inospitale, e quindi tende a stabilire una relazione con l’altro di tipo supportivo in cui si pone nella stessa condizione stabilita con l’utero materno. Inoltre nelle situazioni conviviali Martina non si esprime molto né cerca di mettersi al centro dell’attenzione: si limita ad ascoltare, a volte interviene con argomentazioni precise ed argute, apparendo più a suo agio in ambienti conosciuti e percepiti come accettanti. Nelle amicizie Martina viene spesso richiamata in situazioni in cui è necessario che si prenda cura dell’Altro, a volte anche in modo masochistico: quando percepisce che nell’altro c’è una sofferenza profonda lei è lì, vicina e pronta all’aiuto sia di tipo emotivo che pratico. Si sente però poi risucchiata, come probabilmente è successo nel rapporto con sua madre durante la sua gravidanza, in cui ha avvertito un ritiro energetico uterino, frutto delle minacce abortive. Martina non riesce a dire NO e, quando ne è capace, diviene preda dei sensi di colpa spesso anche rimuginando a lungo sul suo sentirsi una cattiva persona. Dopo un percorso psicoterapeutico, Martina nel qui e ora sta sperimentato modalità di vita più tranquille ed ospitali, in una nuova casa e all’interno di un buon ménage matrimoniale. In questa fase della sua vita, si sta prendendo più cura di sé stessa, concedendosi più spazio e tempo mostrandosi al contempo più tranquilla e rilassata: oggi Martina ha imparato a dire NO, quando le richieste esterne risultano essere per lei non in linea con i suoi desideri e bisogni.
Amicizia a dominanza orale
Nella fase orale è investito il 2° livello, la bocca, e la fissazione è nella fase oro-labiale, che collochiamo fra la nascita e lo svezzamento: l’oggetto parziale è il seno. In questa fase entra in gioco la respirazione, l’alimentazione per suzione, il contatto epidermico nonché il mirror visivo e prosodico quindi oltre alla nutrizione, si esperiscono anche il contatto e le attenzioni.
Siamo sempre all’interno del 1° campo, ma altre figure, oltre alla madre, iniziano a gravitare intorno al neonato: è l’inizio per una nuova identità corporea, la coscienza-energia di un Sé separato ed il contatto con altri Sé. Quindi siamo in tema di vicinanza-contatto e di separazione-individuazione: in questa fase, viene consolidata la densità energetica primaria acquisita nella fase intrauterina. La persona con tratto orale dominante non ha risposte molto allarmate all’interno di una relazione, come nel tratto dominante intrauterino: è comunque caratterizzata da atteggiamenti contraddistinti da sensibilità, permeabilità, suggestionabilità e vulnerabilità.
Possiamo definire due sottotipi di tratto orale: da difetto e da eccesso, terreni pre-clinici per disturbi depressivi orali secondari, per i primi, e nevrotici d’angoscia, per i secondi. Nell’orale da difetto il neonato ha avuto una carenza di latte e possiamo così incontrare nell’adulto la tendenza ad essere continuamente richiedente; nell’orale da eccesso, avendo avuto un’offerta eccessiva, invadente e/o soffocante, possiamo incontrare una persona che agisce il rifiuto in risposta a situazioni che percepisce come oppressive. In entrambe le posizioni si stabiliscono relazioni amicali di dipendenza, all’interno di un incontro perlopiù duale, essendo ancora psichicamente all’interno del 1° campo. Possedendo un’economia energetica insufficiente, la persona può presentare un senso di fatica costante e non può essere sottoposta a tensioni prolungate: è spesso preda di malumori, pessimismi ed angosce che riverberano sia nel tono della voce che nei movimenti del corpo, essendo in presenza di una struttura pre-muscolare striata (Ferri, Cimini, 2022).
Così le amicizie che instaura potranno essere contraddistinte da un eccesso di richieste di attenzioni, ostentando dipendenza dall’altro: trovandosi in un assetto di dipendenza, non può permettersi esternazioni palesi di rabbia, in quanto non può sostenere una separazione che aggraverebbe il suo scarso bilancio energetico; potrebbe inoltre trovarsi in situazioni in cui dice sì quando vorrebbe dire no, per non essere lasciato solo dall’altro, in una proiezione materna. La persona con tratto orale ha inoltre una bassa autostima e nelle relazioni può presentarsi come lamentoso ed invidioso, lasciando spesso all’altro il timone della direzione della relazione, delegandolo; inoltre, possedendo scarsa dopamina, non ha predisposizione all’azione, rimanendo in attesa di cambiamenti fantastici e fatalistici nella sua vita: nelle relazioni amicali può risultare quindi poco propositivo, metaforicamente è come se volesse essere continuamente allattato dall’altro, sia in attesa o con il timore di essere sopraffatto da un seno fantasmatico. Altresì in modo reattivo, ma senza essere accompagnato da vigore muscolare, può presentarsi come euforico, logorroico e tendere alla iper-alimentazione. Può inoltre mostrare velleità di potere nella relazione e con poco scambio alla pari; è più un ‘Io ho e quindi sono’ piuttosto che un ‘Io sono’: una potenza quantitativa piuttosto che qualitativa.
Quest’ultima è indicativa di un’evoluzione neghentropica più alta dell’organizzazione del Sé, non ancora però raggiunta in quanto pre-muscolare: può mostrare infatti un atteggiamento autoritario piuttosto che autorevole. Il tema dominante nelle sue relazioni, anche in quelle amicali, è la sua dipendenza-indipendenza dal 1° campo, che ne ostacola l’evoluzione-crescita; l’orale stabilisce e mantiene così amicizie in cui governa la reciproca dipendenza: continuamente alla ricerca di cura, attenzioni ed accudimento (Ferri, 2020).
Filippo ha 25 anni, è nato e vive a Roma. È un figlio secondogenito ed è stato allattato al seno per circa 2 mesi passando poi al biberon, offerto sia dalla madre che dal padre. Per un breve periodo e durante l’adolescenza, Filippo ha fatto uso di sostanze stupefacenti, uscendo dalla dipendenza partecipando ad un gruppo di supporto psicologico: un segno inciso frutto della sua oralità insoddisfatta nella sua fase oro-labiale. Nelle relazioni amicali e lavorative possiamo osservare che, nonostante il buon accudimento parentale ricevuto da parte di entrambi i genitori, Filippo si pone come eccessivamente richiedente: la sua oralità difettuale, dovuta alla brusca interruzione del contatto con il seno ed il latte materno, ha prodotto in lui un tratto dominante orale evidente nei suoi atteggiamenti spesso dipendenti e richiedenti. A causa della sua bassa autostima, nelle situazioni amicali o conviviali tende a non prendere l’iniziativa o a proporre nuove attività, mettendosi invece in attesa che sia l’altro a suggerirle o a mettersi in contatto con lui a causa del suo bisogno di cercare e di trovare chi possa soddisfare il suo bisogno orale, cosa peraltro impossibile da adulto nel qui e ora, a meno che non si decida di intraprendere un percorso psicoterapeutico che possa mettere in contatto la persona con la mancanza relativa ad un lì e allora.
Amicizia a dominanza coatto-muscolare
La fase muscolare si colloca fra lo svezzamento, circa 6-8 mesi, e il controllo sfinterico, intorno ad 18 mesi. La fissazione è nella fase muscolare: si approda alla muscolarità striata, necessaria per un’organizzazione energetica tale da permettere la posizione eretta, essenziale per andare verso il mondo al fine di uscire dalla diade con la madre e superare il suo richiamo di separazione: per realizzare questo passaggio la respirazione è toracica. L’Altro da Sé non è più la madre-utero o la madre-seno: la madre-donna inizia a farsi da sfondo, affiancata da altre figure determinanti del nucleo familiare come il padre, i fratelli e le altre figure sostitutive; iniziano inoltre ad affacciarsi nuove scene ed atmosfere del campo sociale. Avviene così l’uscita dal 1° campo per approdare al 2°, passando da un’alimentazione per suzione ad una per masticazione, consentita dalla muscolarità striata (Ferri, Cimini, 2022).
Come si porrà all’interno delle relazioni, soprattutto quelle amicali, una persona con fissazione coatto-muscolare? Potrebbe posizionarsi sia attraverso una fissazione muscolare utilizzando il torace, 4° livello, come coatto con fissazione muscolare (sadismo anale attivo e ritentivo): presenta un ipertono muscolare avendo subito una forte coartazione esterna ed è candidato al masochismo secondario oppure come passivo con fissazione muscolare del 2° livello, cioè bocca (sadismo orale attivo ed evacuativo) con fissazione muscolare ipotonica con fissazione orale da eccesso, quindi da nevrosi d’angoscia. Siamo di fronte alla persona corazzata per antonomasia: è un campo chiuso che si mostra come inaccessibile ed impenetrabile; ha una struttura pesante in cui i confini sono serrati, che si esprime in modo goffo, attraverso un’immobilità mimica anche in situazioni ed ambienti in cui regna la distensione e l’accoglienza.
Sacrifica sé stessa agli altri rinunciando alla possibilità di aprirsi, all’essere disponibile e leggero: potremmo così visualizzarlo non al centro della scena, ma ai margini; a causa della coazione cronica e strutturata, lo scambio-circuito relazionale con il mondo è filtrato da un forte autocontrollo: vive un’ambivalenza che saltella da una parte dalla paura di perderlo e dall’altra dalla compressione della sua aggressività. Non amando eccessivi mutamenti di ordine che lo asservirebbero in situazioni di disagio, ostenta ossessività e ruminazione, e tende a riportare anche nelle relazioni lo stesso copione: ha un’idiosincrasia per i ritardi, con una certa rigidità negli scambi affettivi e di contatto, accompagnata da un pensare e un ripensare a situazioni e vissuti, anche remoti. Essendo il tratto coatto-muscolare terreno pre-clinico per la nevrosi ossessiva pura e fredda e per la paranoia, le sue relazioni amicali potrebbero essere improntate sull’autocontrollo: avere difficoltà nel lasciarsi andare, provare sfiducia ed essere sospettoso, fino ad arrivare al delirio di certezza su situazioni obiettive ed oggettive (Ferri, 2020).
Maria ha 70 anni: è figlia primogenita di tre sorelle, nate quando lei aveva 2 e 4 anni. All’età di 20 anni interrompe gli studi universitari a causa del decesso della madre, avvenuto dopo una lunga malattia; oltre a prendersi cura della gestione della casa e delle sorelle e dovendo anche collaborare economicamente alla gestione familiare, inizia a lavorare come segretaria in uno studio notarile rinunciando al sogno di diventare medico. I momenti di passaggio fra le varie fasi di sviluppo di Maria sono avvenuti non rispettando i tempi e i ritmi più naturali per lei: la madre, già di salute cagionevole, era molto occupata nella gestione familiare e le ha chiesto di crescere in fretta così da poterla aiutare: si è dovuta fare forza per reggersi sulle proprie gambe, non ancora pronte però per andare verso il mondo (3° campo); inoltre il padre, rappresentante di commercio, era spesso in viaggio per lavoro e non è stata una figura presente nella sua vita (2°campo): questi elementi tracciano terreno fertile per un tratto con dominanza coatto-muscolare. Maria si è così presa cura della sua famiglia d’origine, in tempi e in ruoli che non erano in linea con la sua età ed oggi, nelle relazioni amicali, tende a reinterpretare lo stesso ruolo all’interno di un copione già conosciuto: si prende carico in modo masochistico anche di situazioni in cui potrebbe, e dovrebbe, invece mettere sé stessa al primo posto, come priorità nella sua vita. Nelle occasioni e nelle situazioni in cui riesce a dire NO, assume poi atteggiamenti compensativi che possano alleviare il suo senso di colpa, nell’inutile tentativo di non sentirsi e mostrarsi una cattiva persona. Un simile comportamento di autocontrollo è da lei agito anche a fronte di situazioni in cui non riesce a dare voce e corpo alla sua aggressività, rimuginandone poi per lungo tempo in una fissità che a volte può assumere espressioni persecutorie.
Amicizia a dominanza fallica
L’entrata nella 1° fase genito-oculare, intorno ai tre anni, è caratterizzata dall’erotizzazione degli organi genitali: completata la fase muscolare, la muscolarità diventa più volontaria-piramidale ed il livello energetico raggiunto può essere destinato ad altri processi. Inizia la luminazione del bacino ed il bambino comincia ad esperire le prime sensazioni genitali all’interno del sistema famiglia (2° campo) con un arcaico tentativo di pubertà, ancora insufficiente a causa della complessità della specie umana. L’erotizzazione dei genitali comporta anche l’erotizzazione del rapporto con i genitori; in cui il bambino inizia ad interessarsi ad uno di essi: siamo di fronte a temi di territorio e proprietà, e dovrà così competere per l’oggetto del desiderio dell’altro genitore con il probabile formarsi di castrazione o frustrazione, ciò impressionerà la strutturazione del suo carattere e le ultime precipitazioni superegoiche: con il risultato di un progressivo spostamento verso l’alto delle energie (occhi - 1° livello) e una latenza genitale (7° livello), funzionale in un’organizzazione sociale ottica. È la quarta separazione: l’uscita dal campo famiglia con approdo al 3° campo (il sociale), che riceve le risonanze del come è avvenuta la separazione-approdo dal 1° campo al 2° campo. Le forme del desiderio ruotano intorno alle sensazioni di piacere nei genitali cioè la scoperta e la pratica della masturbazione, il piacere per l’esibizione e la competizione dei genitali e la ricerca del contatto genitale dell’altro (Mannella, 2022).
Nella 2° genito-oculare abbiamo una nuova ondata energetica emergente dal bacino, necessaria per far esplodere la pubertà, altro punto di separazione-approdo che orbiterà verso la maturità cioè allo stato di consapevolezza del proprio Sé-sistema, aperto e capace di instaurare reti energetiche funzionali con l’altro da Sé, con una dimensione energetica aumentata e con un Altro da Sé sociale. Nella pubertà, oltre alla luminazione del bacino (7° livello), abbiamo una prevalenza di zona: un aumento considerevole del disordine del biosistema cioè perdita dell’omeostasi e con l’uscita da un equilibrio per il raggiungimento di un altro. Con la finalità di esistere e di inserirsi in un’organizzazione sociale-ottica, l’adolescente dovrà spostarsi nella direzione di un assetto funzionale-economico verso il campo-coscienza-occhi più vasto, per permettere un equilibrio dinamico tra zone corporee (1° e 7° livello). In questa nuova organizzazione, prodotto di continui assestamenti omeostatici, verterà verso una rete dinamica di circuiti con l’Altro da Sé in un campo-spazio che permette orizzonti più estesi: confini dell’Altro da Sé dal familiare (2° campo) allo spazio sociale (3 °campo). (Ferri, 2020).
Le fissazioni principali espresse nella 1° fase GO sono il tratto fallico (3° livello, collo) e quello isterico (5° livello, diaframma) organizzati in successione, piattaforme per individui candidati alla genitalità nella pubertà mentre nella 2° fase GO incontriamo il tratto genitale nel 7° livello (pelvi) e nel 1° livello (occhi).[1]
Il tratto fallico ha una struttura pesante ma minore rispetto a quella del coatto in quanto la Persona risulta essere più aperta ed affermata: si è confrontata infatti con il leader genitoriale, ottenendo così una parte narcisistica di Sé e del proprio Io. Ci troviamo in presenza di una persona corazzata, ipertonica e con una buona carica complessiva e con facili realizzazioni sul piano sociale, che viaggia sull’aggressività-attacco e che a volte ostenta superiorità, esibendo arroganza e celebrazione di sé creando così la sua trappola narcisistica. Altro elemento è l’attivismo atletico, il decisionismo e la facilità con cui si dispone allo scontro e alle rotture relazionali; è visibile inoltre la postura rigida del collo e la sua difficoltà nel chiedere (Ferri, Cimini, 2022).
Andrea ha 40 anni, figlio primogenito di una coppia con 3 figli. Entrambi i genitori, ora in pensione, erano avvocati. Svolge la professione di veterinario e possiede, con discreto successo, un centro di addestramento cinofilo. Sportivo fin dall’infanzia, attualmente è l’allenatore di una squadra dilettantistica di basket. Andrea possiede una struttura atletica ed esprime una buona carica energetica e da un punto di vista sociale può considerarsi un uomo realizzato: altresì mostra però spesso atteggiamenti aggressivi e di superiorità, che sfociano a volte in comportamenti conditi da narcisismo. Dal punto di vista amicale Andrea si pone spesso come conflittuale, quasi inamovibile dalle sue posizioni fino alla rottura di relazioni significative ed affettive: il suo collo, assumendo una posizione rigida ed eretta, non gli permette una fluidità relazionale, acutizzata dalla sua difficoltà nel chiedere (aiuto, chiarimenti, soluzioni, etc...).
Andrea infatti ha interrotto la collaborazione lavorativa con il suo amico d’infanzia Massimo, con il quale gestiva in società il centro di addestramento cinofilo, divenendone così l’unico proprietario: entrambi sono rimasti sulle proprie posizioni, senza riuscire a trovare un punto d’incontro.
In passato ha vissuto situazioni simili nei suoi rapporti interpersonali: nel futuro Andrea potrebbe rischiare di veder fallire sia possibili collaborazioni lavorative che relazioni amicali significative, nel caso non decidesse consapevolmente di entrate in contatto con il suo tratto fallico che può renderlo arrogante e autocelebrativo, predisponendolo quindi ad una caduta verso un vortice narcisista.
Amicizia a dominanza isterica
Il livello dominante è il 5° (diaframma), con difficoltà a stare sul 4°, 3° e 1° (torace, collo, occhi), il Sé ha una densità medio-alta e la persona è facilmente suggestionabile, con frequenti cambiamenti umorali ed instabilità progettuali; ha inoltre difficoltà a strutturarsi ed organizzarsi. La persona tende al pensiero magico e a recitare nel teatro della vita, è inoltre esposta all’euforia e a delusioni repentine, con una spiccata agilità sessuale corporea (7° livello), la quale è accompagnata da civetteria con una facile eccitabilità di campo e plasticità ad identificarsi/dis-identificarsi con l’altro. Il tratto isterico assoluto non esiste, in quanto è sempre accompagnato da co-fissazioni: con il tratto orale la persona può compiere consumismo sessuale mentre con quello coatto può emanare una franca sessualità accompagnata ad un controllo pudico della stessa, attraendo in questo modo l’aggressività del fallico. Associato invece al tratto fallico rende la sua sessualità isterica, provocatoria e competitiva, pronta all’escalation simmetrica associata a distruttività passionali narcisistiche mentre con quello uterino, oltre all’agilità sessuale, è presente incestuosità con grande allarme, che produce un gioco di contatto-fuga dall’oggetto d’amore (Ferri, Cimini, 2022).
Monica ha 30 anni ed è figlia unica, desiderata. Laureata in Scienze dell’Informazione, è una donna atletica con una buona densità energetica e in gioventù ha frequentato attivamente un gruppo Scout parrocchiale. È stata allattata al seno per circa 6 mesi ed il suo svezzamento è stato accelerato non rispettando i suoi tempi a seguito di impegni lavorativi della madre, originando in lei un tratto orale. Possiamo notare il suo tratto isterico nell’essere facilmente suggestionabile a fronte di indicazioni o commenti sul suo aspetto, sulla sua salute ed il benessere in generale; ha inoltre una notevole tensione verso il pensiero magico, ricercando significati e associazioni attraverso somiglianze, contiguità o simpatia. Monica, nell’esprimersi, è spesso teatrale ed euforica e così i suoi amici, in modo giocosamente canzonatorio, a seguito delle sue performance melodrammatiche l’hanno soprannominata ‘Eleonora Duse’. La combinazione fra il tratto orale non dominante ed il tratto isterico ha dato luogo così ad un mix comportamentale che si esprime attraverso un utilizzo consumistico e seduttivo delle amicizie, oltre a quello sessuale tipico del tratto: c’è il verosimile rischio che Monica non venga presa sul serio ed accusata di superficialità e quindi non venga apprezzata per le sue doti e i suoi talenti.
Amicizia a dominanza genitale
Il tratto genitale può considerarsi più un riferimento, un ideale, un ‘essere in divenire’ della persona, dopo aver raggiunto una sana stratificazione delle fasi precedenti su cui è posta una fissazione stabile in 2° GO. Secondo il pensiero di W. Reich (1933), il carattere genitale è influenzato da un continuo alternarsi di tensione libidica e dal soddisfacimento adeguato della libido, avendo a disposizione una sua ordinata economia. Inoltre la persona possiede un’andatura elastica e ferma, è diretta e franca e possiede uno sguardo brillante e chiaro ed è dotata di una voce calda. Senza essere agitata, è attiva ed efficace ed esamina i problemi in modo obiettivo, tesa a trovare soluzioni razionali. Reich afferma inoltre che la persona con carattere genitale conosce l’angoscia e l’inquietudine perché è sensibile alla ricchezza e alla complessità ed è capace di affrontare le difficoltà della realtà in modo critico e con creatività, senza essere però schiacciata dai sensi di colpa. Disdegna ogni legge autoritaria e repressiva ed accetta l’autorità se essa è fondata sulla ragione e in cui i principi non siano fondati sul misticismo, il meccanicismo o la demagogia; nel suo quotidiano la persona vive senza esibizionismo e con una attenta curiosità il cui obiettivo è quello di favorire la libertà, l’amore e la gioia di vivere. La pienezza orgastica e una moderata rimozione delle pulsioni pregenitali ed incestuose nutrono in modo spontaneo le sue sublimazioni creatrici: la persona è socialmente aperta e positiva e possiede un’intensa vita culturale (Ferri, Cimini, 2022).
In linea con il pensiero espresso dall’analisi reichiana contemporanea, consideriamo la genitalità come la condizione raggiunta dalla persona nel momento in cui vive uno stato di piena consapevolezza del proprio Sé: possiamo definirla così un lampo dinamico in cui vi è equilibrio fra le zone prevalenti del Sé, dagli occhi ai genitali (dal 1° al 7° livello), con un’alternanza armonica, in un’espansione e una retrazione pulsante che tende all’armonia con il proprio Altro da Sé. È una condizione ‘verso cui tendere’, in cui la persona è capace di vivere nella maniera più equilibrata possibile.
Federico ha 50 anni, ha una vita sociale attiva e positiva, amante della musica classica e dell’arte figurativa. Il suo pensiero funzionale gli permette di non essere attratto né dal pensiero mistico né da quello meccanicistico, vivendo inoltre in modo semplice e senza esibizionismi di sorta. Ha una sana curiosità per il nuovo e desidera per sé stesso spazi vitali che siano nutriti dall’amore e la gioia di vivere; è all’interno di una ottima rete amicale e anela che le sue relazioni siano costruite sulla sincerità, la libertà ed il rispetto reciproci.
Durante una vacanza in barca a vela con colleghi di lavoro, per disaccordi relativi al navigare in un tratto di mare con moto ondoso e con vento contrario e a suo parere potenzialmente pericoloso, Federico ha perso temporaneamente il suo proverbiale self-control. L’armonia che desidera nelle relazioni è stata messa a dura prova, considerando sia la circostanza disagevole che la prepotenza e l’avventatezza dei suoi compagni di viaggio, facendolo così precipitare in atteggiamenti rettiliani quindi di natura aggressiva e bellicosa. La capacità introspettiva di Federico gli ha permesso comunque di riconoscere ed analizzare la sua dinamica disfunzionale ed entropica con l’Altro da Sé, in questo frangente rappresentata dai compagni di viaggio, che ha minacciato, seppur momentaneamente, la sua consapevolezza di Sé.
[*]Psicologa, psicoterapeuta in formazione presso la Scuola Italiana di Analisi Reichiana Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
[1] Al fine di utilizzare una terminologia avulsa da una visione datata e freudiana-fallocentrica ma senza volerne disconoscere le radici e sottovalutarne l’importanza storica, penso che possiamo iniziare ad ipotizzare di sostituire il termine ‘tratto fallico’ con ‘tratto affermativo’, in quanto il termine fallico riconduce alla struttura anatomica maschile, escludendo quindi quella femminile. In questo auspicato passaggio fra i termini, nel testo verrà utilizzato il termine ‘fallico’.
Bibliografia
Damasio, A. (2000). Emozioni e coscienza. Milano: Adelphi
Ferri, G., Cimini, G. (2022) Carattere e Psicopatologia. L’Analisi Reichiana. Roma: Alpes
Ferri, G. (2020) Il Tempo nel corpo. Attivazioni Corporee in psicoterapia. Roma: Alpes
Ferri, G. (2020), “I 500 giorni della relazione primaria”, in Psicoterapia Analitica Reichiana, Rivista semestrale online n° 2.
Mannella, M. (2022), Corpo, società, identità sessuale. Roma: Alpes.
Reich, W. (1994), Analisi del carattere. Varese: Sugarco Edizioni.