Numero 1/2023
LA PSICOTERAPIA E LE NUOVE TECNOLOGIE
PSYCOTHERAPY AND NEW TECHNOLOGIES
Giuseppe Ciardiello[*]
Abstract
In pochi anni il dominio televisivo è stato soppiantato radicalmente da quello del computer che si è imposto anche in tutte le professioni. Le nuove tecnologie si sono rivelate indispensabili soprattutto in ambito relazionale, dove hanno prodotto un viraggio strutturale e metodologico. Anche il mondo delle psicoterapie si sta arricchendo di nuovissime modalità d’intervento tecnologiche. È allora opportuno confrontarsi per individuare criteri di utilizzo di queste macchine come intermediari della relazione, senza che interferiscano con gli specifici modelli teorici.
Parole chiave
Strumenti digitali - spazio virtuale - realtà virtuale immersiva – interazioni corporee.
Abstract
In the last few years, television supremacy has been radically replaced by computers, which took centre stage in all professions too. New technologies became necessary especially in the relational field, where they led to a structural and methodological transformation. Even psychotherapy has been enhanced by new methods of technological intervention. A discussion is therefore due to identify guidelines for the use of these devices as relationship’s mediators, to avoid interference with the specific theoretical models.
Key World
Digital tools - virtual space - immersive virtual reality - body interactions.
Questo carattere <essenziale>
(direi <ontologico>) della tecnologia
si manifesta nel fatto che l’adozione
di ogni tecnologia particolare diviene
ben presto irreversibile: la tecnologia
cala in profondità, si radica nella
fisiologia della civiltà che la crea per
modificarla in modo più o menoesteso.
(G. O. Longo)
Anche ad un’osservazione superficiale, e senza doversi rifare a ricerche sociologiche, oggi si può dire che l’indice di penetrazione dell’uso di internet nella società attuale ha superato qualsiasi aspettativa[1]. Rispetto a qualche anno fa, l’uso del tablet, dei telefonini e del computer ha di gran lunga superato quello della televisione. Con i mezzi digitali si selezionano e si guardano film e libri, si ascolta musica e si fanno acquisti testimoniando un’adesione globale al digitale che oltre a dimostrare una preferenza di comodo, evidenzia anche un incomprensibile aumento di fiducia nell’affidabilità di questi servizi.
Infatti, malgrado i clienti digitali siano consapevoli di un controllo commerciale finalizzato alla sottrazione, spesso subdola di dati personali per la fornitura di indicizzazioni merceologiche (profilo socio demografico), sembrano comunque maggiormente sedotti dalla comodità di avere a portata di mano un campione preciso di merce tra cui scegliere, anche se limitato e predefinito.
Anche la psicoterapia, spinta ad avvalersi dello strumento digitale per promuoversi e raggiungere target preselezionati dai diversi motori di ricerca, può tendere a trasformarsi in un prodotto merceologico. Però è anche vero che cercare di sottrarsi alla logica pubblicitaria significa votarsi all’invisibilità o a una marcata emarginalizzazione, specialmente ora che anche l’aspetto più rigido della professione psicologica, quello legato all’invariabilità del setting, ha smesso di essere prescrittivo anche in ambito psicoanalitico[2]. Verificato che è ormai un dato di fatto che la professione psicologica e psicoterapeutica si giocano anche sul piano del digitale, all’evidente assenza di alternative all’uso delle nuove tecnologie, dovrebbe fare riscontro un’adeguata preparazione tecnica ed operativa piuttosto che un indebito rifiuto. Va preso atto che il cambiamento di registro determinatosi in questi anni, anche in ambito psicologico è epocale e il Web, da strumento marginale per il contatto a distanza, si è trasformato in un processo onnipervadente con la prerogativa però, se ben valutato, di diventare un ulteriore valido strumento tecnico per la relazione.
Il Web nelle relazioni di cura
Al momento queste esperienze (delle tecnologie d’avanguardia)
sono in grado di attirare l’interesse di centinaia di milioni
di persone e le loro possibilità di sviluppo sono limitate
più dalle capacità umane di immaginazione
che dalla tecnologia attualmente a disposizione.
(M. Ball)
Il Web può essere considerato un luogo-non-luogo deputato ad incontri formali e/o informali definiti dagli utenti per scopi precisi. Tale definizione comprende anche gli incontri di natura psicologica secondo la definizione di Mallen (2005, p.12) che li considera come: “qualsiasi erogazione di servizio per la salute mentale e comportamentale, includendo – ma non limitandosi alla psicoterapia - la consultazione e la psicoeducazione, da un professionista autorizzato attraverso un setting non face to face cioè attraverso tecnologie a distanza quali il telefono, la mail, la chat e la videoconferenza”.
Il processo di ibridazione tra la digitalizzazione e la psicoterapia è già abbondantemente realizzato tanto che in America, nel 2017, le pratiche psicoterapeutiche online erano il 20% del totale mentre l’uso degli strumenti digitali era stato introdotto fin dagli anni 70 del '900.
Fin da allora in questo paese, la semplice possibilità di azzerare le barriere architettoniche e dematerializzare il luogo degli incontri aveva rappresentato un vantaggio irrinunciabile per gli psicologi, che l’adottarono perché permetteva l’accesso al supporto psicologico anche a coloro che, per motivi oggettivi, non avrebbero potuto essere costanti agli incontri.
In Italia l’uso degli strumenti digitali si è imposto definitivamente con l’avvento del Covid 19.
Anche se fino ad allora la comunicazione era già molto coperta dagli strumenti digitali, l’utilizzo specifico in ambito terapeutico non era molto sviluppato e comunque tale uso non rappresentava ancora un serio tema da dibattere.
Specialmente nell’ambito dell’Auto Mutuo Aiuto (AMA) e del volontariato il Covid ha accelerato l’uso delle tecnologie digitali. Le associazioni che normalmente svolgevano le loro attività di gruppo in presenza, sono state costrette dal lock down a riciclarsi e adeguarsi all’utilizzo di mezzi strumentali moderni. Il fatto poi che la popolazione cui si rivolgevano fosse formata maggiormente da giovani, e quindi da nativi digitali, ha reso naturale lo spostamento degli incontri dalla piazza al virtuale. Le diverse attività si sono trasferite nello spazio virtuale con la conversione gestionale di un luogo-non luogo sociale di tipo diverso, anche se per molti aspetti simile e per altri metafora di quello in presenza.
Questa transizione ha messo alla prova la capacità di adattamento degli operatori alle esigenze dettate dai nuovi strumenti di comunicazione. In modo singolarmente interessante tale flessibilità si è rivelata anche in quegli aspetti della relazione che richiedono il coinvolgimento diretto del corpo.
Anche nei gruppi AMA, che sono semplici gruppi di incontro dove lo scambio è prevalentemente verbale, molte espressioni sostengono una comunicazione implicita che, sostanzialmente corporea, rappresenta la base della comunicazione corporea[3].
Il 24 settembre del 2022, al secondo convegno regionale dell’Auto Mutuo Aiuto tenutosi a Frosinone, tutte le associazioni di volontariato si sono ritrovate allineate nella scelta dell’utilizzo dello strumento virtuale, sia come supporto occasionale, per momenti particolari come quello del Covid, sia in sostituzione degli incontri in presenza.
La LIDAP (Lega italiana per i disturbi da attacchi di panico e agorafobia) che è un’associazione estesa a livello nazionale, è arrivata a istituzionalizzare la formazione di gruppi AMA virtuali sia in contemporanea che in alternativa ai gruppi in presenza. Le nuove abilità interattive di base legate all’uso del digitale e su cui i gruppi AMA si stanno interrogando, sono singolarmente comuni a tutte le attività interattive virtuali e rappresentano pertanto un terreno comune per tutti gli operatori della salute mentale, in particolare per quelli che privilegiano le interazioni corporee. Nonostante le difficoltà incontrate nel passare al virtuale, l’Auto Mutuo Aiuto è riuscito in pochi anni a realizzare un notevole adattamento ai processi telematici che ha portato un superamento di fatto sia dei pregiudizi sia delle difficoltà tecniche ed operative.
L’influenza culturale della realtà virtuale
In poche parole, e rozze,
nella cultura non c’è come in biologia
una barriera a impedire che l’adattamento immediato (fenotipico)
alla novità si radichi in profondità,
modificando in tal modo più o meno duraturo
la struttura (genotipo) della società.
(G. O. Longo)
Dal 2019 anche in Italia quasi tutti gli operatori della psiche hanno cominciato a sperimentare l’uso di strumenti tecnologici di ultima generazione. In ambito psicoterapeutico alcuni professionisti sono andati ben oltre la semplice comunicazione e usano strumenti digitali standardizzati per la riproduzione di realtà virtuale immersiva. Con l’ausilio di un computer e pochi strumenti aggiuntivi, un visore e qualche terminale che registra i movimenti del corpo, è possibile proporre ai pazienti un confronto esperienziale graduale con una riproduzione virtuale degli eventi che nella realtà non riescono a gestire. Il monitoraggio in tempo reale del comportamento consente di sortire l’effetto di una rieducazione comportamentale o, si potrebbe essere suggestionati a dire, riprogrammazione del comportamento.
Si tratta in pratica di educarsi, per il tramite di un’autosservazione procurata, ad una costante osservazione dei processi attivati dalle sequenze comportamentali, fisiche e mentali. L’attenzione strumentale all’ambiente virtualmente riprodotto dal computer consente di rimodulare in consapevolezza le reazioni agli eventi.
Questi interventi, efficaci nel superamento della paura e nello stimolare la consapevolezza dell’apprendimento implicito, sono capaci di incidere sulle performance comportamentali migliorandole e correggendo quelle disfunzionali. Tali incontestabili effetti hanno accelerato il processo di ibridazione, spesso globalizzante, della tecnologia informatica anche nell’ambito della psicologia che ha vissuto questa colonizzazione delle sedute terapeutiche, degli incontri individuali, dei seminari di aggiornamento, degli incontri di formazione e dei convegni senza porsi troppe domande circa le modalità del suo impiego.
Sono molte e variamente organizzate le offerte in internet di consulenza psicologica e di counseling e basta digitare psicoterapia online su un qualsiasi motore di ricerca perché fiocchino diversi tipi di offerte per coppie, gruppi, individui, seminari e convegni, in una spietata concorrenza che purtroppo rischia di mettere al primo posto il costo della prestazione piuttosto che la competenza professionale. È evidente che del digitale non è più possibile fare a meno e, essendo il suo indice di penetrazione culturale incalcolabile, è un evento con cui tutti i media devono fare i conti (libri, riviste, settimanali, manuali ecc.). Ma con esso devono fare i conti anche tutti i professionisti, compresi quelli che si dedicano alla cura della persona sia da un punto di vista fisico sia psichico, se non vogliono rischiare l’emarginazione.
Le classi di esercizi di bioenergetica e il TRE di Berceli
Un certo signore, ‘Marcello, thay chi’ (su internet), trasmette con regolarità trisettimanale su Youtube i suoi insegnamenti da Villa Lais o Villa Celimontana (ville ubicate nel territorio romano). Fanno la stessa cosa alcuni colleghi psicologi che interpretano con ingegno gli esercizi di bioenergetica.
Le Classi di Esercizi di Bioenergetica, che consistono nell’esecuzione in gruppo, degli esercizi di bioenergetica senza dinamizzazione dei vissuti, hanno una frequenza settimanale e sono normalmente condotti da psicoterapeuti formatisi in bioenergetica o da psicologi in formazione. Alcuni colleghi hanno trasferito nello spazio virtuale questa attività incontrando un notevole favore di pubblico.
Alcuni esercizi di bioenergetica, integrati e modificati opportunamente, sono usati anche come esercizi antistress (Berceli, 2016) e, con il titolo di “Trauma Releasing Exercises” (TRE), sono proposti tramite internet in incontri sia individuali sia di gruppo.
Queste due pratiche sono esempi emblematici di lavori corporei effettuati con strumenti digitali. Svincolati dai setting terapeutici, a condurli possono essere gli stessi terapeuti che lavorano in privato con alcuni dei partecipanti. L’uso di internet consente un notevole vantaggio al conduttore che può presiedere al gruppo da qualunque posto, al chiuso o all’aperto, in prossimità del proprio studio oppure a chilometri di distanza. Il conduttore descrive l’esercizio dandone a volte anche dimostrazione e, alla fine dell’incontro, a volte apre un piccolo spazio/tempo di libera condivisione.
L’uso della Webcam, che permette di svincolarsi dal setting e di connettersi da ogni luogo servito dalla rete, disimpegna anche dal vincolo numerico dei partecipanti. Ci si può avvalere di musica, foto, filmati o registrazioni vocali fuori campo e volendo, anche associati a personaggi virtuali. Inoltre, le registrazioni possono essere riviste per ricordarsi dei passaggi più importanti e perfezionarne l’esecuzione nel rispetto dei tempi di ciascuno.
Basta guardarsi intorno per accorgersi che ormai tutti gli strumenti di relazione sociale si avvalgono degli strumenti digitali. Ma qualche remora rimane ancora per le attività psicoterapeutiche che si avvalgono del coinvolgimento del corpo anche se si può già fare una distinzione per quelle attività che, pur lavorando con il corpo, non prevedono la partecipazione fisica diretta del conduttore.
Del resto non potrebbe essere diversamente perché, come visto a proposito dei gruppi AMA, sembra esserci quasi una sovrapposizione strutturale tra il digitale e la comunicazione e, se si è concordi nel considerare l’avvento digitale confermato in tutte le dimensioni relazionali, non si può non ammettere che gli psicologi e gli psicoterapeuti sono i professionisti più direttamente coinvolti in questa ibridazione destinata a produrre cyborg.
Questa conclusione rende necessario per queste figure cominciare a interrogarsi sulle pressioni moderniste della digitalizzazione e al modo con cui confrontarcisi perché, mentre per alcuni indirizzi sembra non ci siano particolari problemi nell’adozione di tali strumenti, come appunto per la bioenergetica, la TRE di Berceli e i gruppi AMA, per le altre psicoterapie, in special modo quelle corporee, si apre qualche problema la cui soluzione può risiedere solo nella condivisione delle problematiche sollevate.
La psicoterapia e il corpo
In realtà, quando un uomo parla, scrive, pensa,
non è la sua mente (o, se è per questo, neppure il suo cuore o la sua mano o la sua lingua)
che parla o scrive o pensa, bensì è tutta la sua persona,
da una parte con il suo carico di storia ed esperienza affettiva ed esistenziale,
e dall’altra con il suo corpo radicato in un contesto sociale, culturale, biologico e materiale.
(G. O. Longo)
Vent’anni fa, nel suo “Golem”, Longo annunciava pacatamente l’incontestabile modifica culturale che avrebbe accompagnato l’avvento della digitalizzazione. “Lungi dall’essere un fenomeno superficiale, una tecnologia importante (e l’informatica lo è forse più di qualunque altra) pervade la collettività, modificandone le strutture.” E “non è del tutto vero, come spesso si dice, che una tecnologia venga adottata per risolvere i problemi della società (…) una tecnologia tende a esplicitare fino in fondo tutte le sue potenzialità, nel bene e nel male.” (G. O. Longo, 1998, p. XII).
Se non fosse stato per il Covid19 forse gli psicologi non si sarebbero nemmeno accorti dell’invasione informatica nelle vite private. Ci sarebbe stata una graduale adozione dei nuovi strumenti tecnologici, sempre più massiccia e invisibile e, sia in ambienti privati che pubblici, nessuno avrebbe trovato niente da ridire sul suo impiego. La semplice ragione di questa disattenzione deriva dal fatto che la tecnologia s’impone alla cultura per questione di comodità, di economia e per motivi ludici e sociali.
In queste dinamiche sociali di assorbimento sono inclusi gli psicologi e i professionisti della relazione terapeutica per cui alla fine, anche i più riottosi, si sarebbero adattati all’uso delle nuove tecnologie sia per i vantaggi che ne derivano, ai pazienti e a loro stessi, sia per le performance consentite.
Nello specifico delle relazioni di cura, il Covid19, più che costringere alla generalizzazione dell’uso del digitale, ha reso evidente la mancanza di un’adeguata riflessione tecnica ed operativa sulla sua fruizione.
In ambito relazionale l’utilizzo degli smartphone comincia a compromettere seriamente gli stili di apprendimento che risentono della distrazione e fascinazione delle nuove tecniche. La capacità di assorbimento di questi strumenti inizia a richiedere nuove norme di condotta e regole per il loro utilizzo da limitarsi in luoghi e momenti opportuni.
In pratica l’utilizzo di questi nuovi strumenti coglie tutti di sorpresa relegando ai margini della liceità la necessità di preoccuparsi delle norme di utilizzazione e dei metodi opportuni per un migliore e adeguato rendimento. Per tutto questo, l’assenza di una riflessione sul loro impiego e sulle modalità con cui realizzarlo, dovrebbe stupire perlomeno gli psicologi e gli psicoterapeuti che, in quanto professionisti della relazione e della comunicazione, sono vincolati ai temi sollevati dalla teoria della tecnica comunicativa. Ma anche queste figure si sono mostrate distratte arrivando ad impiegare portatili, computer, tablet, cellulari senza alcuna formulazione teorica sul loro impiego.
Ciononostante oggi anche il professionista psicologo e psicoterapeuta è rintracciato tramite un link prodotto da una qualche ricerca in internet e spesso i primi contatti sono affidati alla messaggistica o alle diverse applicazioni dei social digitali. In questo modo vengono minati implicitamente i presupposti dell’indirizzo teorico di riferimento di ogni psicoterapia per la quale, il primo inquadramento diagnostico è dato dall’’analisi della domanda’ effettuata fin dal primo contatto (modalità di contatto, tono della voce, paraverbale, ecc.). (Carli, 2004).
Che lo si voglia o meno, la globalizzazione digitale obbliga ad un aggiornamento di tutte le professioni e, nel contesto della relazione, quelle psicologiche occupano un ruolo di primo piano. Per non disattenderlo è indispensabile che queste figure professionali si interroghino esplicitando cosa stia cambiando nelle modalità di relazione. Cosa e come si sta trasformando la fruizione del rapporto terapeutico e se, col subentro dell’uso del digitale, non sia necessario prevedere nuovi aspetti tecnici e operativi da integrare nel proprio modello terapeutico perché ne sia conservata la coerenza.
Il tema, pur essendo molto specifico, non riguarda solo le psicoterapie corporee ma coinvolge tutto il mondo psicoterapeutico. Anche se le terapie corporee guardano alla relazione curandosi essenzialmente del corpo, e pur essendo vero che il digitale sacrifica la vista d’insieme degli interlocutori, cosa che potrebbe far pensare ad un maggior vincolo per queste tecniche, in realtà tale velatura non compromette l’integrazione esperienziale.
Tale integrazione è data dalla capacità di rimanere presenti, dal capire cosa sta accadendo, dall’integrare i sentimenti e dal dare un senso all’esperienza[4]. Perché l’integrazione si realizzi anche con l’ausilio dei nuovi strumenti, può essere sufficiente saperli usare con dimestichezza, essere consapevoli delle dinamiche strumentali prodotte, sapere cosa si sta facendo e infine, molto più prosaicamente, possedere linee di rete stabili che garantiscano l’assenza di interferenze alla fluidità dei contatti.
In pratica la relazione resta un incontro di menti e di stati mentali anche quando si realizza tramite strumenti tecnologici (anche fortemente avanzati) perché, pur con l’ausilio di tali strumenti, le parole rimangono i pennelli con cui sono rivelati i sentimenti che danno luce all’opera complessiva. Da ciò il quadro che ne risulta è sempre incorniciato in un corpo che prende la forma di una specifica conformazione che occupa uno spazio in cui agisce e si muove anche in relazione agli oggetti con cui e tramite i quali interagisce e produce l’interazione, anche se tecnologica.
Ciò vuol dire che per tutti i tipi di psicoterapia, verbali e/o corporee, la relazione si forma e realizza grazie alla presenza dei corpi che forniscono sia le immagini raccontate (attraverso la narrazione), sia gli schemi mentali che esitano nei singoli vissuti dei due Io in interazione, sia le sensazioni sulle quali brillano le percezioni dei singoli momenti interattivi.Evidentemente l’incontro terapeutico non perde di veridicità, anche corporea, quando si realizza tramite l’uso di un computer. Comunque conserva il senso di realtà in quanto è solo lo spazio tra i due interlocutori ad assumere la qualità del virtuale[5].
Il riscontro pratico è che in qualunque pratica clinica, quando ci si avvale di strumenti tecnologici moderni, è ancora più spontaneamente avvertita la necessità di tenere conto di quegli aspetti verbali e non verbali che vengono celati alla relazione per limiti strutturali e tecnici. Negli incontri face to face la parte non prevista dalla tecnica di riferimento, che per i cognitivisti potrebbe essere la parte corporea e, viceversa per i corporei, quella verbale e cognitiva, è apprezzata anche quando non è contemplata.
Singolarmente l’uso delle nuove tecnologie forza ad una maggiore attenzione al contesto interattivo e ad una sua esplicitazione. Il contesto spaziale che circonda l’interlocutore, e che non entra nello schermo del video, ha la stessa valenza del contesto che circonda me mentre interagisco e che mi condiziona. Allora è il contesto totale dello spazio che mi circonda a determinare il mio stato d’animo e lo stato mentale e che mi tiene impegnato con l’altro tramite lo schermo del computer. Così bisogna badare anche a ciò che dell’altro non si vede mentre s’interagisce oppure bisogna vedere anche con altre prospettive o diversi punti di vista, ciò che si vede. Per esempio il reciproco movimento degli occhi, che non guardano direttamente l’interlocutore (non sono rivolti direttamente verso la videocamera), possono vagare per distrazione, per noia, per manifesto disinteresse oppure, molto più semplicemente, perché la fonte della ripresa visiva è asimmetrica rispetto alla sua posizione nello spazio. Ugualmente se la ripresa è effettuata da un cellulare, è possibile che sia meno stabile e fissa di quella ottenuta da un computer e, inoltre, il movimento potrà dipendere dal supporto che regge il cellulare e che è in equilibrio instabile.
Un ulteriore elemento che diventa importante nell’uso della tecnologia informatica è l’appropriatezza del linguaggio e l’uso preciso delle parole. La dimestichezza linguistica deve sopperire alla mancanza dell’insieme dei segnali corporei (dondolio delle gambe, modalità di respirazione, gesticolazione, postura, ecc.), alla mancanza degli indici corporei legati ai sintomi emozionali (sudore delle mani, rossore, dilatazione pupillare, eventuale tremore e vibrazioni) e alla mancanza degli aspetti della comunicazione paraverbale (balbettio, intercalari specifici e soggettivi, disconnessioni verbali di senso, ecc.). Tutti questi motivi obbligano ad una preliminare indagine strutturale e a una ricognizione d’immagine, rinnovata di volta in volta, per una corretta ri/definizione del setting.
È evidente allora che in un contesto terapeutico supportato da strumenti tecnologici a distanza, le attenzioni strumentali dovute dalle psicoterapie verbali e corporee sono le stesse in quanto sono gli strumenti stessi a comporre lo spazio del setting. È quindi per la psicoterapia in generale che è necessario procurare riscontri utili per definire criteri guida per l’uso efficace dei mezzi moderni; fosse anche solo per suggerire l’uso degli auricolari con altoparlante incorporato!
[1] ‘… con lo sviluppo del WWW (World Wide Web), dal 1994 in poi centinaia di migliaia di aziende si sono gettate su Internet attirando milioni di utenti che a loro volta stanno coinvolgendo altri milioni di aziende. La crescita di Internet è divenuta inarrestabile e inevitabilmente interferisce con la nostra vita.’ (Mario & Petrone, 2001, p. 13)
[2] Nel quadro di riferimento di un’analisi a distanza, l’idea di presenza è separata dalla necessità di essere di fronte all’altro. La relazione acquista un carattere astratto e simbolico. La presenza, quando la separiamo dalla necessità di un diretto incontro fisico, è legata all’idea di contatto e di incontro tra analista e paziente. (Di Gregorio, 2022, p. 32, nota tratta da: G.I. Russell, (2015) Psicoanalisi attraverso lo schermo. I limite delle terapia online. Astrolabio,2017, p. 59)
[3] Molta enfasi, che prima era rafforzata dallo sguardo e da altri segnali corporei, deve essere affidata alle parole rispetto alle relazioni in presenza. A proposito delle parole, l’interazione digitale necessita di una precisione verbale maggiore e quindi di un vocabolario più esteso, differenziato e preciso. Nelle relazioni mediate dallo schermo si rivela impossibile scambiare ‘intese’ non verbali con chicchessia. Gli ammiccamenti individuali, i cenni, gli sguardi e tutte le intese implicite che vengono usate per gestire i turni di parola, e che di solito vengono veicolate tramite movimenti, gesti, posture, devono trovare nuovi metodi per realizzarsi. Ciò rende necessario la costituzione di un preliminare momento didattico che crei un terreno comune insegnando, anche in modo elementare, ad esprimere e differenziare idee, concetti, sensazioni ed emozioni.
Inoltre lo schermo limita la visione dello spazio che gli interlocutori occupano e impedisce di capire se le persone sono sole, se sono in compagnia (di altre persone o animali) e non si capisce bene se la persona è seduta sul divano, se sta in ciabatte, se è per terra, su una sedia o in camera da letto. Insomma le abitudini e i processi culturali che dettano le convenzioni si rivelano meno immediatamente evidenti e di conseguenza è necessario trovare modi alternativi di gestire le regole di partecipazione rispetto a quando si è in presenza.
[4] ‘Gli esseri umani raccontano e si raccontano per trovare un’immagine di sé, per trovare un senso del mondo e della loro presenza nel mondo. I racconti contribuiscono potentemente alla formazione della nostra identità personale e al senso di sé’ (Longo, 1998, p. 103)
[5] Il termine virtuale dovrebbe, quindi, essere limitato allo spazio tra le persone, cioè dovrebbe essere conferito solo al ciberspazio, allo spazio virtuale creato dalla comunicazione a distanza che avviene tramite la rete Internet e il segnale digitale messo a disposizione del servizio telefonico, e non alla relazione interpersonale in sé. (Di Gregorio, 2022, p. 147)
Bibliografia
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Ball, M. (2022). Metaverso. Cosa significa, chi lo controllerà, e perché sta rivoluzionando le nostre vite. Garzanti Ed.
Di Gregorio, L. (2022). Nella stanza virtuale. Dal lettino alla psicoterapia psicoanalitca online. Milano: Mimesis.
Giannelli, G. (2018, settembre 07). Psicoterapia e interventi online: efficacia, alleanza terapeutica, orientamenti teorici e implicazioni etico-legali. Consultato: ottobre 13, 2022 da stateofmind.it: http://stateofmind.it
Langer, E. J. (2008). La mente consapevole. Milano: Corbaccio.
Longo, G. (1998). Il nuovo Golem. Come il computer cambia la nostra cultura.
Mallen, M. V. (2005). The Practical Aspects of Online Counseling. The Counseling Psychologist, p. 33(6), 776-818.
Mario, T., & Petrone, L. (2001). Chat: incontri e scontri dell'anima. Roma: Editori Riuniti.
Ogden, P. M. (2013). Il trauma e il corpo. Manuale di psicoterapia sensomotoria. Vicenza: Istituto di Scienze Cognitive.
Paolo, M. (1993). L'esperienza emozionale correttiva. Psicoterapia e Scienze Umane , 85-101.
Renzo Carli, R. M. (2004). Analisi della domanda. Teoria e tecnica dell'intervento in psicologia clinica. Il Mulino.
[*] Psicologo, Psicoterapeuta, Analista Reichiano. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.