IL TRAUMA DI TEODORA
Uno sguardo analitico reichiano contemporaneo
THEODORA'S TRAUMA
A contemporary Reichian analytical gaze
DOI 10.57613/SIAR 37
Maria Pace[*]
Abstract
Teodora ha 29 anni. Dopo un incidente d’auto che ha messo a rischio la sua vita sviluppa un disturbo da stress postraumatico. Non si tratta di un evento isolato in una vita senza ombre come lei ritiene ma la riattualizzazione di una storia difficile e complessa. Nel progetto mirato si affiancano e si confrontano i movimenti oculari di alcune attivazioni corporee di VegetoTerapia analitico caratteriale con quelli del protocollo EMDR.
Parole chiave
Trauma – DSPT (Disturbo da Stress Post Traumatico) - Movimenti oculari – Analisi Reichiana Contemporanea – Segni incisi – Relazione - Vegetoterapia – EMDR.
Abstract
Theodora is 29 years old. Develops posttraumatic stress disorder after a car accident that has put her life at risk. This is not an isolated event in a life without shadows as she believes but the re-actualization of a difficult and complex story. In the targeted project, the eye movements of some body activations of analytical character VegetoTherapy and those of the EMDR protocol are combined and compared.
Key words
Trauma – PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) – Eye movements – Contemporary Reichian Analysis – Engraved signs – Relationship - VegetoTherapy – EMDR.
Teodora ha 29 anni. Un anno fa ha subito un gravissimo incidente d’auto mentre chiacchierava col marito che era alla guida: due sessantenni, sotto l’effetto di alcol e stupefacenti, gareggiando con altri amici su una strada di montagna, in curva, invadono la corsia opposta, nella quale sopravvengono Teodora e il marito, e li investono frontalmente. Quest’ultimo subisce delle lesioni moderate e resta vigile, mentre Teodora, ferita molto gravemente e in pericolo di vita, viene trasportata con l’elisoccorso all’ospedale priva di conoscenza, e rimane lungamente in coma, in prognosi riservata. Subisce poi un intervento complesso durante il quale le viene asportato un lungo tratto di intestino. Adesso è fisicamente in ripresa, tuttavia non guida più l’auto, il suo sonno è disturbato da frequenti incubi e risvegli, ha molti ricordi intrusivi e flashback, se è in auto sobbalza e scoppia a piangere su stimoli che un tempo l’avrebbero lasciata indifferente. Prova un’estrema ansietà anche solo se uno dei suoi familiari è in viaggio in auto. Evita di tornare nella zona dell’incidente, nei pressi della quale possiede una casa e un terreno a cui tiene. È terrorizzata all’idea di incontrare i responsabili dell’incidente, limitando perciò di molto le sue uscite in paese.
La sua narrazione iniziale è di una vita perfetta con genitori che ama e da cui è riamata e protetta, un marito sposato pochi mesi prima dell’incidente, una laurea con lode, un lavoro fisso nella cooperazione internazionale. Sembra un tipico caso di trauma con la T maiuscola che irrompe in una vita tranquilla.
Dopo qualche incontro, lentamente e quasi con sorpresa da parte sua, racconta di avere trascorso i primi 10 mesi della sua vita presso l’ospedale nel quale è stata trasportata d’urgenza subito dopo un parto precipitoso avvenuto in altro luogo e in seguito al quale è stata allontanata definitivamente dalla madre. Le circostanze non sono chiare. Della madre si sa solo che era un’alcolista e che Teodora non la vedrà mai più. Pesa solo kg. 1,200, trascorre diverso tempo in incubatrice, viene operata di varie ernie, nutrita artificialmente e presto dichiarata in stato di adottabilità. Emerge anche che ha un fratello di 15 mesi più grande, anch’egli allontanato dalla madre. A 10 mesi Teodora e il fratello vengono adottati dall’attuale famiglia.
La motivazione che spinge Teodora ad intraprendere un percorso di psicoterapia ed in particolare di EMDR, come le ha suggerito la psicologa dell’ospedale dove è stata ricoverata, è il desiderio di eliminare la dolorosa sintomatologia che si è sviluppata in seguito all’incidente. Non cerca altro: rivuole la sua vita di prima. Tuttavia nel corso dell’anamnesi emergono numerosi segni incisi e fasi di passaggio traumatiche come: il parto precipitoso, prematuro e allarmato, l’etilismo della madre, il brusco distacco e la definitiva separazione da quest’ultima, il lungo ricovero in ospedale in incubatrice e il nutrimento artificiale da mani sempre diverse e infine a dieci mesi l’adozione.
Sebbene si possa ipotizzare una densità primaria non bassissima, l’accertato etilismo della madre e il come del parto di Teodora segnano il suo primo grande passaggio evolutivo. Il gravissimo incidente in cui incorre nel presente richiama e risuona su quel suo primo distacco traumatico e allarmato.
La struttura di Teodora è agile e leggera e allo stesso tempo irrigidita e contratta a causa dell’ipervigilanza e dei frequenti stati allarmati sollecitati dall’amigdala. In contesti accoglienti e accettanti tuttavia tali condizioni si attenuano fino a scomparire, grazie ai segnali affettivi di inclusione provenienti dall’altro da sé. Si evidenzia una fissazione intrauterina che si affianca ad una orale difettuale non prevalente, entrambe premuscolari. Teodora tra traumi e interventi molteplici, raggiunge una muscolarità e genito-ocularità quantomeno di copertura (si laurea, trova un lavoro stabile, si sposa) e sviluppa un senso di appartenenza, grazie ad una famiglia adottiva con cui stabilisce legami affettivi includenti e protettivi. Con il Trauma e la minaccia vitale c’è uno scivolamento sul sesto livello-addome: una regressione alla fase intrauterina e ad uno stato di allarme noradrenergico del rettiliano, in particolare del locus coeruleus che sembra provenire dal sistema limbico attraverso il giro anteriore del cingolo. Teodora fa spesso riferimento, durante le elaborazioni, ad una sensazione di allarme silenzioso e di pericolo imminente che non raggiungono la coscienza dell’io. Sembrano ascrivibili alla sua precocissima esperienza di paura abbandonica e di esclusione, di angoscia da separazione e di perdita (Ferri & Cimini, 2022).
Qualche possibile intervento
Le componenti principali su cui l’Analisi Reichiana Contemporanea (ARC) fonda la sua azione curativa sono tre: 1. Relazione, 2. Attivazioni corporee 3. Psicofarmacologia. Tralascerò qui la psicofarmacologia che esula dalle mie competenze di psicologa e che va tuttavia menzionata per completezza descrittiva del modello e in quanto utilizzata attraverso le figure professionali competenti che si affiancano al lavoro psicoterapeutico.
Relazione
Nell’ambito degli interventi, la relazione costituisce per l’ARC il primo principio attivo ed è considerata una forma vivente terza rispetto alla diade analista-analizzato. Si tratta di un sistema autopoietico complesso con sue caratteristiche precise, suoi tratti, suoi stadi evolutivi, suoi livelli di organizzazione.
La relazione analitica viene definita e riconosciuta anche a livello internazionale[1], sistema vivente complesso (Ferri, 2020). È il luogo in cui si incrociano gli schemi frattalici dell’analista e dell’analizzato e nel quale il primo, incontrando il secondo su un tratto della propria personalità, può empaticamente e dinamicamente spostarlo in una direzione neghentropica.
È nella relazione che la persona in analisi può sperimentare la presenza, l’attenzione, l’empatia, lo sguardo energeticamente, evolutivamente e funzionalmente più adeguati alla sua domanda esplicita ed implicita, e alla sua situazione. Nessuna risposta né intervento valido per tutti, ma una varietà ed una appropriatezza variabili, anche in relazione alla posizione assunta di volta in volta dall’analista in quel setting: dal nutrimento al supporto, dalla strutturazione alla de-strutturazione, dalla definizione di confini e di regole alla giusta distanza, alla spinta propulsiva (Pompei, 2021).
Nella relazione con persone traumatizzate, soprattutto abusate fisicamente e sessualmente, la relazione va modulata con grande attenzione.
Linguaggio dei tratti
La comunicazione è su due livelli: un livello corporeo meta e un livello verbale che dal primo viene esplicitato. Ve ne è tuttavia un terzo, che definisce le relazioni: il linguaggio fra i tratti caratteriali che è meta-meta e li contiene entrambi. Sia nella vita sia nel setting si incontrano le domande implicite di tratto caratteriale cioè le richieste più o meno consapevoli che ciascuno pone all’altro. Il linguaggio dei tratti è il dialogo inconscio tra le domande implicite di tratto delle persone, compatibili o incompatibili che siano.
Nella relazione analitica, avendo l’analista la responsabilità di decodificare la domanda implicita dell’analizzato, si inserisce la controtransferalità appropriata per quella domanda. Supponendo evidentemente che nella storia dell’analista vi sia questa possibilità, che sia individuabile e che sia compatibile con l’analizzato per muoverlo in una direzione neghentropica.
L’ARC, in sintonia con la corrente di pensiero di Varela, Thompson e Rosch della Mente Incarnata ed Enattiva (che indica come nell’uomo i processi cognitivi e percettivi si sviluppino costantemente attraverso l’attività corporea di ciascuno) definisce il nuovo complesso organizzativo della Mente di Tratto.
La prospettiva reichiana contemporanea (Ferri, 2017) afferma che la Mente di Tratto Incarnata ed Enattiva interconnette le modalità di stare in relazione con le fasi evolutive, i livelli corporei, le aree centrali attivate e i segni incisi caratteriali della persona dal suo concepimento al qui ed ora, bottom up, a partire quindi dai livelli cerebrali inferiori e più arcaici. Quelli cioè che regolano funzioni come il respiro, il contatto fisico, le sensazioni, i movimenti, andando dal corpo alla mente, lungo la freccia del tempo dello sviluppo ontogenetico. Il livello corporeo resta il primo recettore relazionale e tuttavia dal punto di vista mnestico è coinvolto anche il sistema nervoso centrale. I livelli corporei infatti ne rappresentano l’interfaccia periferica, mentre i tre cervelli, in progressione temporale di stratificazione, rettiliano, limbico e neopallium, costituiscono quella centrale, in uno scambio energetico continuo e reciproco (Mannella, 2012). L’espressione psico-corporea del multiforme insieme delle combinazioni dei vissuti relazionali, delle fasi evolutive, degli schemi di tratto, dei livelli corporei, delle aree cerebrali dello sviluppo ontogenetico, secondo la freccia del tempo neghentropica, costituisce la Mente di Tratto di una persona. La stratificazione delle Menti di Tratto rilevabili nei livelli corporei di tratto, nei pensieri di tratto, nella sintomatologia oltresoglia di tratto, danno vita alla Mente del Sé.

Il progetto generale
Un intervento clinico può basarsi sia su un progetto di carattere generale sia orientarsi in modo specifico al disturbo di una o più menti di tratto. Nel primo caso l’obiettivo si rivolgerà alla realizzazione di un Sé nel quale l’energia, l’equilibrio e la comunicazione tra i livelli, dagli occhi ai genitali scorrano fluide e senza blocchi. Le attivazioni psico-corporee si svolgeranno quindi esplorando sempre più profondamente il Sé, raccordando il passato con il presente e favorendo un’integrazione e uno sviluppo neghentropici e funzionali. L’Io-soggetto diverrà sempre più in grado di inter-legere i suoi stati e le sue condizioni con modalità più armoniose e appunto più intelligenti che sostituiscano corporalmente i blocchi disfunzionali. Nel caso di disturbi relativi a una o più menti di tratto come nel caso dei traumi, la progettualità deve essere mirata, sintomi o sindromi che siano.
Il progetto mirato
Per un progetto mirato occorre in primo luogo prendere in considerazione il disturbo, che va riconosciuto con chiarezza, e i relativi stati energetici e disposizioni. Per ogni disturbo va letta la sua specifica codificazione a partire dalla densità, la fase e il cervello prevalenti, la specifica reattività di fronte all’allarme, minaccia e oppressione, i livelli corporei relazionali coinvolti in modo disfunzionale. Nel progetto mirato un altro fattore è determinante e imprescindibile: il controtransfert di tratto, illustrato sopra, che si fonda sulla consapevolezza dei propri tratti da parte dell’analista.
Infine gli acting di Vegetoterapia analitico-caratteriale più appropriati per lo specifico progetto (Ferri & Cimini, 2022). Nel setting di psicoterapia, in accordo con la simulazione incarnata terapeutica, le attivazioni corporee favoriscono l’emersione e il raggiungimento di importanti consapevolezze dal punto di vista energetico, emozionale e psicodinamico oltre a proporre alla persona in analisi nuove e neghentropiche possibilità relazionali. Dalle afferenze periferiche si apre l’accesso alle aree centrali corrispettive permettendo così l’attivazione incarnata terapeutica, nella direzione armonizzante delle domande non esplicitate presenti nel lì ed allora e in quella mente di tratto.
Movimento ad arco laterale degli occhi
Questo acting prevede un movimento degli occhi da un’estremità all’altra sul piano dell’orizzonte, seguendo la penna-luce che l’analista tiene all’altezza della glabella e poi muove ritmicamente fino alle estremità di destra e di sinistra, disegnando un arco.
Analiticamente il tempo è quello del passaggio dalla fase oro-labiale a quella muscolare, del passaggio dal I al II campo, la relazione non è più esclusivamente a due ma diventa a tre, estendendosi a entrambi i genitori e all’intera famiglia. La muscolatura striata volontaria inizia a svilupparsi con una potenza di trecento volte superiore a quella della muscolatura liscia. È in questa fase, se lo sviluppo avviene armoniosamente, che cominciano a strutturarsi il carattere e la soggettività, è qui che gli occhi prima rivolti verso l’infinito, acquisiscono la possibilità di convergere sul proprio naso, permettendo una distinzione tra sé e l’altro da sé.
Con la convergenza di muscolarità striata, apertura verso un campo più ampio e svezzamento si raggiungono nuovi orizzonti. In questo acting l’occhio, accompagnato dall’analista con la sua penna luce, deve stabilmente convergere ed accomodare sulla luce lungo tutto l’arco, da un estremo all’altro. È questo un acting relazionale intercorporeo e intersoggettivo che può convogliare molte proiezioni di situazioni e persone significative della persona in analisi, esprimendo così la sua domanda implicita e producendo nella relazione terapeutica la risposta più appropriata da parte dell’analista (Ferri, 2020). Questo acting con la sua pronunciata lateralizzazione dello sguardo, è in grado di stimolare aree cerebrali collegate con schemi di allarme che d’altra parte possono essere sciolti proprio nell’affrontare tale lateralità, con l’accompagnamento appropriato dell’analista e della lucina nell’esplorazione e nella visione di nuove aree.
La prima volta che Teodora esegue questo acting riferisce un senso di relax che le dà sollievo, le evoca l’ospedale dell’ultimo ricovero relativo all’incidente ma, aggiunge, senza ansia e angoscia. Le tornano in mente i numerosi ricoveri per gli altrettanto numerosi interventi a cui è stata sottoposta sin dai primi mesi di vita: le ernie inguinali dopo la nascita, lo strabismo divergente a 7 e a 17 anni, i fibroadenomi al torace e alle ascelle, fino alla più recente asportazione di una parte all’intestino nel post-trauma.
È interessante rilevare quanto questa attivazione, che lo precede storicamente di molto, sia avvicinabile al protocollo EMDR[2] oggi molto utilizzato per la risoluzione dei traumi e del Disturbo da Stress Post-Traumatico con la desensibilizzazione attraverso i movimenti oculari e l’elaborazione dei contenuti che emergono durante tali movimenti. Il PTSD nella sua gravità è spesso riferibile ad abissi che si collocano nel tempo a fasi e livelli presoggettivi e premuscolari, alla fase oro-labiale, fino a quella intrauterina. Sono interessate aree cerebrali quali l’amigdala, nella quale è localizzato l’allarme proveniente da pericoli esterni, il giro cingolato anteriore, nel quale si imprimono internamente perdite e minacce affettivo-relazionali, l’ippocampo, deposito dei contenuti espliciti raggiungibili dalla memoria e, frequentemente il locus coeruleus che si attiva quando l’allarme da minacciosità non è più sostenibile dai due suddetti sistemi sottocorticali, producendo il neuromediatore dell’allarme: la noradrenalina.
A partire dalle afferenze periferiche quindi questo acting è in grado di potenziare il livello oculare, le relative aree cerebrali e i cervelli di quel tempo di fase, creando nuove configurazioni, delimitazioni, confini e distacchi, in una direzione neghentropica anche protettiva rispetto all’affiorare di eventuali angosce post-traumatiche soggiacenti.
Il tutto va collegato alla corteccia prefrontale/orbito-frontale, necessaria per la posizione eretta e la soggettività, che permette di organizzare ed ordinare intelligentemente e attentamente l’allarme, la minaccia o l’angoscia. La psicoterapia e gli acting appropriati, si muovono nella direzione di un ordine maggiore e più intelligente mettendo in connessione testa, torace e addome per una trasformazione delle risposte da entropiche a neghentropiche.
Rotazione degli occhi con penna luce
Questo acting e tutti i movimenti volontari degli occhi agiscono direttamente sulla neocorteccia prefrontale. Consiste in un intenzionale movimento circolare in grado di attivare modalità e schemi comportamentali più complessi ed evoluti. La “rotazione degli occhi” agisce su più livelli: l’ampiezza dello sguardo sulla linea dell’orizzonte è un atto consapevole e volontario abbastanza inconsueto: lo sguardo d’abitudine si muove su visioni più ridotte e limitate. La neocorteccia viene attivata dal movimento oculare che favorisce la consapevolezza, la moltiplicazione sinaptica e appunto nuovi e più ampi orizzonti. Se il respiro inoltre si connette con uno sguardo mobile, anche le emozioni risultano collegate. Questa attivazione favorisce l’apprendimento e la metacomunicazione sui contenuti che provengono dalle sensazioni, mettendole in collegamento e circoscrivendo la mente di tratto che ne rappresenta la narrazione. Si tratta di un acting che può risultare appropriato per situazioni di ansia, di angoscia, di depressione, per disturbi ossessivi. La lettura dei segni incisi sul corpo e di tutti i dati provenienti dai livelli corporei stessi permette così non solo la tridimensionalità ma anche una precisione diagnostica e un’appropriatezza nell’intervento clinico che si giova di tutti e tre i principi attivi: relazione, attivazioni e simulazioni incarnate terapeutiche e psicofarmacoterapia.
Teodora esegue questo acting dopo diverse sedute EMDR per le quali mi ha contattato in modo specifico in quanto terapeuta esperta di questo approccio. L’elaborazione con questo protocollo, nonostante una certa attenuazione della sintomatologia, è andata avanti a rilento per un tempo piuttosto lungo con scarse variazioni e contenuti.
Le propongo quindi la rotazione degli occhi con penna luce. Teodora dopo i canonici 15’ riferisce subito molte sensazioni fisiche di sollievo e di distensione nelle zone del collo e del torace che si estendono all'addome. Le emozioni sono di gradevole rilassamento e piacevolezza, le sensazioni fanno riferimento a delle “fasce” che la contengono sia alla sensazione corporea dello “sciogliersi di qualcosa”. Alla lucina, quando transita posteriormente, associa sia luci, suoni, immagini ipnagogiche relative all’ultimo ricovero dopo il suo traumatico incidente sia altre immagini che spontaneamente collega al tempo pre-soggettivo del suo primo ricovero, subito dopo la nascita precipitosa e la brusca e definitiva separazione dalla madre biologica. Un materiale molto ricco che offre innumerevoli spunti di elaborazione in un percorso finora lento e povero di contenuti e che la lascia corporalmente con un senso di distensione non esperito da tempo.
Il trauma che sia ad evento singolo, sviluppo traumatico, trauma complesso o PTSD si inserisce sempre e va letto all’interno della complessità della persona e della sua traiettoria evolutiva, sin dal suo concepimento.
Ogni risposta ad un evento traumatico è soggettiva e non si può parlare di trauma e/o disturbi post traumatici se non si verifica il superamento delle capacità di fronteggiamento e della resilienza personali, con uno sgretolamento nella percezione di se stessi e del mondo oltre che l’impossibilità di integrazione. Il lavoro con le persone traumatizzate si svolge certamente su vari livelli nei quali il vissuto corporeo è centrale e va continuamente collegato alla narrazione, all’interno di una relazione alla cui qualità e modulazione è necessario porre un’attenzione particolare. La perdita della fiducia è centrale così come la necessità di lavorare con il corpo nella contemporanea e frequentissima insostenibilità della persona a tollerarlo, proprio a causa delle relazioni disfunzionali, abusanti, trascuranti. In altre parole: se il paziente non sente non ricorda, ma se sente può disgregarsi (Stupiggia, 2007).
Questa capacità di lettura tridimensionale e stereoscopica del modello dell’ARC che integra la Teoria della complessità, e prende in considerazione il corpo nella sua totalità, permette un’analisi chiara e le attivazioni psicocorporee più appropriate, al riparo dal rischio di generalizzazioni o di interventi destrutturati e imprecisi.
[1] Nel 1999 la definizione di sistema vivente complesso è presente nell’articolo Analytical setting: Time, relation, and complexity di Ferri G. e Cimini, G. pubblicato nell’annale n° 879 dell’Accademia delle Scienze di New York.
[2] La Terapia EMDR, sebbene si proponga come trasversalmente utilizzabile all’interno e a fianco di qualunque approccio teorico, si basa sul modello di elaborazione adattiva dell'informazione (AIP–Adaptive Information Processing). Si tratta di un metodo terapeutico cosiddetto evidence-based che permette l'elaborazione dei ricordi traumatici immagazzinati in modo disfunzionale all'interno del sistema di memoria. Secondo questo modello, in seguito a eventi traumatici la personalità dell'individuo potrebbe frantumarsi in parti dissociative, disconnesse tra loro e non integrate nella coscienza, che trattengono tutto il dolore esperito al momento del trauma. Da ciò potrebbero derivare diversi disturbi psicopatologici, quali il disturbo da stress post-traumatico, il disturbo di personalità borderline, il disturbo di somatizzazione o da stress estremo e altri. Grazie alla desensibilizzazione e rielaborazione del ricordo traumatico l'EMDR allevia la sofferenza emotiva, permette la riformulazione delle credenze negative e riduce l'arousal fisiologico del paziente.
Bibliografia
Damasio. A.R. (2000), Emozione e coscienza. Milano: Adelphi Edizioni.
Ferri, G. & Cimini, G. (2012), Psicopatologia e carattere. Roma: Alpes.
Ferri, G. (2017), Il corpo sa. Roma: Alpes.
Ferri, G. (2020), Il tempo nel corpo. Roma: Alpes.
Ferri, G. & Cimini, G. (2022), Carattere e psicopatologia. Roma: Alpes.
Liotti, G. & Farina, B. (2011), Sviluppi traumatici. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Mannella, M. (2012). Post reichiani in «PsicoterapiaAnaliticaReichiana», https://www.analisi-reichiana.it/psicoterapiaanaliticareichiana/index.php/6-rivista/numero-2-2012/29-post-reichiani-intervista-di-m-mannella-a-g-ferri.
Mucci, C. (2014), Trauma e perdono. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Pompei, M. (2021). Il pensiero dicotomico in «PsicoterapiaAnaliticaReichiana», https://www.analisieichiana.it/psicoterapiaanaliticareichiana/index.php/37-rivista/numero-2-2021/367-il-pensiero-dicotomico.
Porges, S.W. (2017), La guida alla teoria polivagale. Roma: Giovanni Fioriti Editore.
Shapiro, F. (2013), Lasciare il passato al passato. Roma: Astrolabio Ubaldini.
Schore, A. (2008), La regolazione degli affetti e la riparazione del Sé. Roma: Ubaldini Editore.
Stupiggia, M. (2007), Il corpo violato. Molfetta (BA): edizioni la meridiana.
Van Der Kolk, B. (2015), Il corpo accusa il colpo. Milano: Raffaello Cortina Editore.
[*] Psicologa, psicoterapeuta S.I.A.R., terapeuta EMDR. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Indirizzo professionale: via di Santa Cornelia 241 e via Domodossola 29, Roma.