PSICOTERAPIA CORPOREA E COSCIENZA

 

BODY PSYCHOTHERAPY AND CONSCIOUSNESS

 Luisa Barbato[*]

Abstract

      Come si collegano il percorso di conoscenza della psicoterapia e quello della spiritualità? Varie ipotesi sono state avanzate e la psicologia transpersonale ne ha fatto il cardine della propria indagine. Anche la psicoterapia corporea e, quella reichiana in particolare, costituiscono un tracciato di conoscenza e consapevolezza verso un’evoluzione che, passando per i piani fisisco, emotivo e cognitivo, può condurre alla spiritualità.

 Parole chiave

     Psicoterapia corporea – evoluzione  - coscienza - fasi evolutive.

 

Abstract

    How do you connect the path of knowledge of psychotherapy and spirituality? Various hypotheses have been put forward and transpersonal psychology has made it the cornerstone of its investigation. Body psychotherapy and, reichian psychotherapy in particular, are also a path of knowledge and awareness towards an evolution that, passing through the physical, emotional and cognitive planes, can lead to spirituality.

Key words

     Body psychotherapy – evolution – consciousness - evolutionary stages.

L’evoluzione personale e la psicoterapia

     Apparentemente l’evoluzione della coscienza ha poco a che vedere con il percorso evolutivo che viene effettuato in psicoterapia. I nostri pazienti chiedono, innanzi tutto, di avere sollievo dalla loro sofferenza, di diminuire i sintomi che inquinano la loro vita: attacchi di panico, depressioni, ansie, dipendenze, disturbi del sonno, dell’umore, alimentari solo per citare i più frequenti che affollano il nostro studio. La coscienza è percepita come qualcosa che si situa più in là, oltre, al limite. Quando si è terminato un percorso di terapia della psiche, quando la sofferenza personale si è attenuata, ci si può rivolgere ad approfondire gli aspetti esistenziali o spirituali dell’esistenza, ammesso che se ne abbia un reale interesse.

     Non si può qui aprire un dibattito sul significato del termine coscienza che ci porterebbe molto lontano e esula dall’argomento dell’articolo. Possiamo solo specificare che con coscienza intendiamo una definizione molto generale di un processo che porta: all’inizio alla consapevolezza dei propri stati interiori fisico-emozionali e cognitivi, per poi passare alla consapevolezza di sé, e fino a questo punto possiamo più propriamente parlare di autoconsapevolezza. (Sassone, 2007). Si aprono poi spazi più ampi verso i piani trascendenti o trans-personali (Boggio Gilot, 2013), quelli studiati e praticati dai grandi movimenti spirituali e religiosi dell’umanità e dalla filosofia perenne che portano al contatto con il Sé profondo, o Atman o centro psichico o anima, verso l’esperienza del sostrato immanifesto di tutte le cose secondo una delle tante definizioni date di spiritualità. 

     A partire dagli anni '60 negli Stati Uniti, con il movimento del potenziale umano e gli approcci esistenziali alla psicologia (Rogers, Maslow ecc), e in seguito dagli anni '80 con la psicologia transpersonale (Ken Wilber) si è cercato di congiungere i due aspetti della nostra esistenza che, ricordiamolo, rimane unica, collegando in un unico percorso l’evoluzione della psiche e la ricerca della coscienza, ossia il percorso spirituale, pur essendo questo termine talmente abusato da essere ormai di incerta definizione.

     È stato un grande merito di questi movimenti aver introdotto le pratiche meditative nei percorsi di crescita personale e nella psicoterapia. Molte delle pratiche introdotte in Occidente a partire dagli anni ’60 erano quelle della tradizione buddista e quindi principalmente la Vipassana, soprattutto della tradizione Theravada. C’è stata un’intensa ispirazione guidata dalla possibilità di rendere pratico, sperimentabile concretamente l’accesso ai piani spirituali. Questi piani non sono più fumosi e lontani da noi, mistici secondo la definizione di Reich, ossia disincarnati e vivibili solo come atto di fede, ma qualcosa che può essere un’esperienza diretta veicolabile tramite opportune pratiche che hanno tradizioni millenarie, come appunto le meditazioni buddiste, ma anche quelle della tradizione Vedanta o Sufi o dell’esoterismo cristiano. L’evoluzione attuale di questi percorsi è la Mindfulness di Kabat Zinn che, limitando la meditazione a una pratica di osservazione dei processi mentali, ha permesso l’introduzione di tale pratica anche nei contesti più scientifici della psicologia contemporanea.

Tornando agli anni ’60, l’idea che in quegli anni è stata portata avanti è che la consapevolezza della psiche e il successivo avvicinamento alla coscienza, dapprima individuale e poi universale, sono un unico percorso di crescita personale che man mano si allarga fino ad includere tutti i possibili aspetti della propria interiorità.

     Ma se consapevolezza psichica e coscienza fanno parte dello stesso sentiero, ci si è allora chiesti, come si collegano tra di loro? È un percorso a tappe? È  simultaneo? Può essere applicato a tutti, anche a chi, per esempio, ha gravi disagi psichici? Volendo essere molto pragmatici, riesce difficile pensare che una persona intrappolata in una grave depressione possa avere una parte della sua energia rivolta all’esplorazione degli aspetti spirituali della vita. Di solito questo non avviene, anzi le patologie psichiche ci privano di gradi di libertà, restringono il nostro habitat mentale e ci costringono in comportamenti e pensieri molto limitanti, per questo si ha poi la percezione che necessitiamo di cura, lo spettro si restringe, siamo in contrazione invece che in espansione, direbbe Reich.img Barbato senza didascalia

     In una prima formulazione si è pensato che, oltre ad essere strutturato come un unico percorso (sempre di coscienza si parla) c’è una gradualità, l’evoluzione interiore procede per tappe, con passaggi che non possono essere saltati, inclusivi uno dell’altro, di integrazione e poi superamento (Aurobindo, 1990). Questa impostazione è, come dire, un po’ didattica, o meccanica, ma sicuramente in una prima fase di esplorazione risulta essere molto utile. Se infatti ragioniamo su un percorso di evoluzione personale che procede in maniera continuativa rispetto all’interiorità, ecco che tutta la nostra vita, dalla nascita fino alla morte è un sentiero di crescita in cui la coscienza è all’inizio molto involuta e man mano si sviluppa per tappe successive che non hanno mai fine.

 

Le fasi evolutive

     Che tappe sono? Quando nasciamo e siamo dei bambini l’evoluzione della nostra interiorità è quella studiata dalla psicologia occidentale, il bambino passa delle fasi che sono scandite dai processi di crescita e graduale autonomia (Ferri, 2021). Sappiamo che dalla relazione primaria con la madre, anche quella che abbiamo nel grembo materno, si costituiscono le matrici, le griglie istintive, emozionali e cognitive con cui per tutta la vita leggeremo il mondo. Consideriamo che responsabilità: ci costituiamo sulle relazioni primarie dell’infanzia, ovvero come sono state vissute queste relazioni determinerà come leggeremo, in gran parte, le relazioni importanti del resto della nostra vita, possiamo dire ripetendo uno schema frattalico. Ogni fase, ogni relazione di fase, colora un aspetto, determina un imprinting. Così la vita intrauterina influenzerà l’identità profonda, istintiva, preverbale, segnata dalla sopravvivenza. Una minaccia di aborto si gioca sul tema della vita e della morte e pensiamo che allarme profondo, ancestrale si può determinare se un piccolo feto vive una minaccia di aborto, o un utero contratto, impaurito che restringe lo spazio vitale.

     Poi viene il parto, primo grande momento di passaggio della nostra vita che influenzerà tutti i successivi momenti di passaggio, i cambiamenti, le separazioni. Poi abbiamo la relazione primaria di attaccamento con la madre (Bowlby, 1969-1999), la prima grande maestra di vita per tutti noi, con l’allattamento, il contatto, lo sguardo e, se consideriamo quanto le dipendenze di ogni genere siano una patologia quasi endemica nella nostra società, potremo capire quanto l’allattamento sia importante come matrice base del nostro dare e ricevere nelle relazioni e anche del nostro rapporto con il dipendere da qualcosa o qualcuno. E ancora abbiamo poi lo svezzamento, secondo grande momento di passaggio che pure colora altre separazioni, altri distacchi, ma anche nuovi punti di approdo più evoluti.

     Si potrebbe continuare così per tutte le altre fasi successive, ma è inutile in questa sede ripetere quello che probabilmente si trova in qualsiasi manuale di psicologia evolutiva. È però importante sottolineare che nella lettura qui proposta le fasi di sviluppo non sono solo fasi di sviluppo psico-fisico, ma soprattutto di sviluppo della coscienza che, dicono le grandi tradizioni spirituali dell’umanità, si incarna in una materia inconsapevole e poi evolve e si affina fino a raggiungere livelli di consapevolezza elevatissimi. È un processo obbligato, non possiamo nascere già illuminati o saggi, nasciamo che non conosciamo nulla e poi passo dopo passo iniziamo a sperimentare e a conoscere. Ma quello che conosciamo è un tutto, è sempre articolato sul piano fisico, emotivo, cognitivo – e qui si ferma la moderna psicologia – mentre la nostra ipotesi è che questo tutto includa anche la componente più sottile della coscienza che, diceva Gurdjeff, rappresenta non un altro strato o livello o fase, ma piuttosto un substrato su cui tutti i nostri piani vitali si ancorano.

     Se proseguiamo allora con questa lettura, tutto può essere interpretato come evoluzione della coscienza, e lo sviluppo dalla nascita in poi che è psico-fisico-emozionale costituisce la base sulla quale la coscienza inizia a muoversi per poi evolvere verso passaggi sempre più sottili e affinati. E qui diventa più difficile spiegare. Possiamo dire che i passaggi evolutivi all’inizio sono molto obbligati, abbiamo pochi gradi di libertà, non possiamo saltare la vita intrauterina o non essere allattati e così via. Per di più i passaggi sono segnati da coloriture e avvenimenti che altri scelgono per noi, e queste coloriture, come già sottolineato, costituiscono una matrice di significanti, direbbe Lacan, su cui ci ancoriamo e cresciamo. Sono come le lettere dell’alfabeto che poi useremo per qualsiasi esperienza futura della nostra vita. Ma la buona notizia è che i gradi di libertà o le possibilità di scelta aumentano con il tempo in relazione allo svolgersi della nostra vita e a come scegliamo di viverla. 

 

I gradi di libertà nell’evoluzione interiore

     Esiste infatti la possibilità di far evolvere la matrice, di ampliare le maglie dei contenuti in cui siamo immersi o addirittura di trascenderli, che vuol dire liberarsi dalle proprie identificazioni ed esperienze primarie per accedere ad altre esperienze. Man mano che procediamo nella nostra vita, sperimentiamo, malgrado i nostri condizionamenti, che lo spazio per un’evoluzione personale aumenta, cominciamo, almeno in parte, a scegliere. Quanto siamo liberi di scegliere dipende da quanto abbiamo trasceso i contenuti, i significanti che abbiamo vissuto nell’infanzia e per far questo la psicoterapia costituisce lo strumento principe.

     La libertà interiore che acquisiamo può diventare lo strumento per ulteriori esplorazioni, per conoscenze diverse perché l’evoluzione della coscienza, dentro e fuori di noi, non si arresta, possiamo salire su piani più sottili, più evoluti, avere esperienze di picco o semplicemente sentirci in armonia con il tutto, in espansione nel nostro ritmo vitale, possiamo sperimentare l’amore vero, così come, non solo i mistici di ogni tradizione, ma lo stesso Reich ci hanno testimoniato, seguito da Jung, Assogioli, Rogers e tanti altri.

     Qual è la conclusione di tutto ciò? È che il percorso di crescita personale, dagli albori della nostra esistenza, può essere letto come un percorso spirituale, un percorso di evoluzione della coscienza. In questo percorso, il corpo, che si attiva da subito, dal concepimento in poi, rappresenta una chiave di volta. Tutte le esperienze della vita sono innanzi tutto corporee, senza il corpo la vita diviene immateriale, disincarnata, priva di consistenza (Ferri, 2020). E quindi il corpo è lo strumento principale in cui la nostra coscienza si esprime, il corpo è connesso alla coscienza, ossia il corpo può essere visto come spirituale. Questo rappresenta un’esperienza profonda a cui si può accedere nella psicoterapia reichiana dove si sperimenta non solo l’intima connessione tra il corpo e i vissuti interiori, ma anche la profonda sacralità del corpo. Reich infatti negli ultimi anni della sua vita ha testimoniato questa sacralità che nasce dall’appartenenza del nostro corpo all’intero universo nella sua pulsazione vitale, appartenenza che costituisce la base di una vera spiritualità.

     In questo senso possiamo dire che Wilhelm Reich (1933-1994) oltre ad essere stato il fondatore della moderna psicoterapia corporea, è stato anche il vero precursore della psicologia transpersonale. Molti dei movimenti della psicologia contemporanea hanno tratto ispirazioni dalle sue intuizioni che ancora oggi costituiscono la base di coloro che si richiamo sia al corpo sia ai processi energetici e spirituali dell’indagine interiore (Mannella, 2014).

     Occorre diffidare dei percorsi che sono astratti, nella mente, che non includono il corpo. Le vite dei santi, dei grandi illuminati, non sono eteree, disincarnate, ma al contrario piene di sangue e di ferite e di tentazioni sessuali, carnali. Di più, se si leggono gli stessi vangeli o altre biografie di celebri santi vedremo quasi un compiacimento negli aspetti più crudi o materiali del corpo. Perché? Erano tutti dei gran perversi? No, sapevano che per evolvere verso lo spirito, occorre passare per il corpo. Tradotto in termini a noi più vicini, per attuare un processo di consapevolezza interiore, di crescita della nostra psiche, di manifestazione della coscienza individuale e collettiva, occorre sperimentare tutti i piani dell’esistenza: fisico, emotivo, mentale (Candace Pert, 2005). Però alla base c’è sempre il corpo che ha la capacità di imprigionare nella sua struttura le nostre esperienze, emozioni, pensieri…

     Così possiamo fare un ultimo volo pindarico e superare anche la rigida gerarchia prima introdotta tra piano fisico, emotivo e corticale che rimanda alla distinzione dei tre cervelli di Maclean. Se infatti questi piani sono interrelati ed espressione di un’unica coscienza individuale, l’evoluzione come passaggio dal fisico all’emotivo al mentale è solo didattica, man mano che si procede con la crescita, anche fisica dell’individuo, perde di rilevanza. Poiché siamo un unicum, un tutto, il corpo riverbera sui piani sottili e viceversa e fin dall’inizio di una terapia è possibile attivare tutti i piani simultaneamente introducendo una dimensione corporea che è innanzi tutto fisica ed emozionale, ma che esprime anche la coscienza profonda o spirituale (Boadella, 1987).

     Espresso in questo modo il tutto può sembrare molto teorico, ma in realtà è quello che facciamo nelle nostre pratiche terapeutiche reichiane accompagnate da un percorso di meditazione: sentiamo il corpo respirare, sperimentiamo dei movimenti antichi suggeriti dalla terapia reichiana denominati acting, riviviamo emozioni profonde dimenticate nell’inconscio, diradiamo o allontaniamo i pensieri ordinari, infine emerge il silenzio in cui percepiamo la nostra essenza più profonda, e così via…(Sassone, 2018). Senza schemi mentali su come devono essere le cose, il percorso di psicoterapia corporea e di coscienza è davvero bellissimo. Forse la cosa più bella che la vita ci può dare.

 

Bibliografia

Aurobindo, Lettere sullo yoga, Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry,  Arka 1990.

Boadella D. Biosintesi. L'integrazione terapeutica di azione, sentimento e pensiero, Astrolabio 1987

Boggio Gilot, L.,(2013), Il sé transpersonale. Psicologia e meditazione yoga-vedanta. Edizioni Asram Vidya.

Bowlby J., Attaccamento e perdita, (1969) Bollati Boringhieri 1999

Candace Pert B., Molecole di emozioni. Il perché delle emozioni che proviamo, (1997)  Tea 2005

Damasio A., Il Sé viene alla mente, (2010) Adelphi, 2012

Ferri G., Cimmini G., Psicopatologia e carattere, Alpes Italia 2012

Ferri G., Il tempo nel corpo, Alpes Italia 2020

Mannella M., “Wilhelm Reich. Il dramma e il genio”, Alpes 2014

Reich, Analisi del carattere. (1933), Sugarco 1994

Sassone R., La ricerca dell'amore. Un ponte tra Reich e Sri Aurobindo, Anima Edizioni 2007

Sassone R., Wilhelm Reich: dall’energia vitale alla spiritualità naturale, Anima Edizioni 2018

Wilber K., Engler J, Brown D. P. Le trasformazioni della coscienza, (1986) Ubaldini 1989  

 

[*] Psicoterapeuta, analista S.I.A.R., vice Presidente SIPAP. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Indirizzo professionale: via Valadier, 44. 00193 Roma.

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