CORPOREITÀ E PATOLOGIA DELLE SEPARAZIONI

 

BODILY EXPRESSION AND SEPARATION PATHOLOGIES

Intervento presentato al IX Congresso FIAP “Evoluzione e patologia dei legami. Il contributo della psicoterapia nell’era dell’incertezza”.

Genovino Ferri[*]

 

Abstract 

      Si propone un’indispensabile precisazione dei luoghi del corpo per completare una lettura della patologia delle separazioni. Una freccia del tempo evolutiva, bottom up ed ontogenetica storica e vera, della persona permette, infatti, una comprensione della semiologia oltre-soglia clinica, che si presenta sulle interfacce periferiche corporee della persona nel setting, oltre che dei suoi pattern di tratto caratterologici che sono indicatori di fase evolutiva.

Parole chiave

       Separazioni -  Livelli Corporei - Pattern di Tratto - Fasi Evolutive.

 

Abstract

     Indispensable clarification of the bodily areas is provided which permits precise interpretation of separation pathologies. Using the person’s true, historical, ontogenetic, bottom-up, evolutive arrow of time provides full understanding of clinical, beyond-threshhold semiology, which presents on the person’s peripheral, bodily interfaces in addition to their characterological trait patterns, which are indicators of the evolutive stage in question.

 Key Words 

      Separations -  Bodily Levels - Trait Patterns - Evolutive Stages.

 

 

 

     Il Campo di Coscienza dell’Io e le competenze linguistiche emergono dallo sviluppo del Neopallium, ultimo cervello dei tre, a sua volta emerso nella filogenesi dall’acquisizione della stazione eretta e della deambulazione bipede. La visione stereoscopica e volumetrica, da esso acquisita, permette lo spazio-tempo, il prima e il dopo, le connessioni e i progetti, ovvero la collocazione degli eventi in una punteggiatura di continuità e di senso. Le modificazioni della mandibola e del faringe producono il linguaggio verbale, quella del pollice giustapposto produce la prensione.

     Questo salto straordinario filogenetico dell’evoluzione dell’uomo di due milioni di anni fa, è lo stesso salto che, specchiato nell’ontogenesi, permette l’Io-Soggetto e il suo Campo di Coscienza. Parafrasando Damasio, che definisce il Sé qualsiasi sistema vivente complesso e aperto, negli umani il Sé viene alla Mente…come Io-Soggetto.

     L’Intelligenza dell’Elan Vital nel Corpo, (mi permetto di affermare in Analisi Reichiana Contemporanea), in questo modo si fa Lògos e si stratifica nelle sue mille ri-combinazioni adattive fino a farsi in noi umani Consapevolezza di Sé.

     Sto proponendo una lettura evoluzionistica, una modalità unitaria di guardare la persona, la sua narrazione storica e la sua corporeità imprintata fin dagli inizi; una visione realizzata da due lenti: quella primariamente bottom up, nella circolarità bottom up/ top down, e quella tridimensionale: due lenti che reputo indispensabili per la nostra straordinaria professione.

     La consapevolezza, da cum scire, ci informa del viaggio dal sapere-sapore al sapere-senno; anche il sapere cioè, nella sua evoluzione, emerge dalla corporeità. Non si può sapere senza sentire e non si può sentire senza il Corpo.

     Il Corpo sa fin dalle sensazioni-percezioni, pre-linguistiche e pre-soggettive,  e sa, ancora dopo, nelle emozioni affettive, nel linguaggio numerico e nei pensieri della soggettività. Il Corpo sa, per i sapori e gli odori fin dalle profondità dell’ambiente liquido intrauterino, per i contatti visivi ed epidermici fin dal post partum, per i toni di voce e le atmosfere di campo... sa da sempre.

     Il Corpo sa quindi anche di possibili separazioni disfunzionali e patogeniche imprintate durante la propria storia, sa di dolori e di paure oltre-soglia; anch’esse afferiscono dalla periferia sensoriale al sistema nervoso centrale; in altre parole, dai livelli corporei relazionali afferiscono al locus coeruleus, all’amigdala, all’ippocampo e, ancora, al giro cingolato anteriore, alla corteccia orbito-frontale, alla corteccia prefrontale, modificando gli assetti e le mappe dei neuromediatori del Sé.

     I livelli corporei relazionali periferici, infatti, sono i primi riceventi i segni incisi dalle relazioni con gli oggetti di fase (basti pensare al funicolo ombelicale e al liquido amniotico nel tempo intrauterino o alla suzione delle labbra nel tempo dell’allattamento) ed è da questi luoghi periferici che la domanda implicita relazionale dell’Altro, tramite le vie cortico-spinali, si porta sulle aree centrali del sistema nervoso, segnandole, oltre che nel linguaggio dei neuromediatori, anche in quello dei pattern di Tratto scaturiti come risposta implicita del Sé alla domanda relazionale dell’Altro.

     È qui, sulla Freccia del Tempo evolutivo, che la Psicopatologia trova embodiment in puntuali luoghi periferici e centrali, più profondi e più antichi quanto più gravi sono le sindromi psicopatologiche.

     Un body time, un body code, un body sense dovranno allora certamente informare l’ingresso della Corporeità in Psicoterapia, essi, connettendo le Fasi evolutive con i Pattern di Tratto e con i Luoghi Corporei Relazionali (periferici e centrali), potranno far raggiungere un’alta appropriatezza progettuale nel setting.

     L’addizione della Corporeità porta la Psicoterapia ad una maggior complessità.

 

La separazione nei luoghi del corpo

     Etimologicamente Separare è composto dalla particella se che indica divisione e parare che significa disporre: la separazione quindi come atto di divisione di ciò che era congiunto.

     Credo che Freud non avrebbe esitato a considerare anche la separazione uno dei fantasmi originari che organizzano la vita immaginaria degli individui, insieme alla vita intrauterina, la scena originaria, la castrazione, la seduzione: essi costituirebbero secondo Freud, un patrimonio trasmesso filoontogeneticamente nel tempo.

     In termini soggettivi comunque la separazione si coniuga con l’individuazione, essa è necessaria e funzionale in un processo di crescita. Evolvere, diventare adulti è infatti separarsi ed individuarsi progressivamente dalla madre, dal padre, dal nucleo familiare originario, dal mondo ed esistere nel mondo: tutto ciò rientra nella progettualità di noi umani, mammiferi ottici.stele funerariastele funeraria

     La separazione-individuazione si trova spesso, però, realizzata in modo disfunzionale. In questi casi i vissuti del Sé, dovuti all’allontanamento, alla distanza, alla chiusura-fine della relazione con l’Altro importante e significativo, si accompagnano a perdita dei circuiti affettivi, con processi riparativi talora molto complessi, che riverberano su temi vitali come quelli di esclusione-inclusione.

     Compaiono allora disturbi quantitativi e qualitativi: angoscia abbandonica, smarrimenti esistenziali, lutti relazionali complicati, depressioni maggiori e depressioni minori, nevrosi depressive e distimie, compensi patologici e disturbi dell’area orale. Ma dove questi disturbi compaiono nei luoghi del Corpo? Sempre in una visione evoluzionistica, bottom up e tridimensionale, a partire dal tempo intrauterino si possono configurare CorporalMente quattro separazioni-individuazioni fondamentali: la prima è il parto nascita, segnata incisivamente nell’area ombelico-addominale, la seconda è lo svezzamento, segnata nelle labbra-bocca, negli occhi e nella mimica facciale (essa rappresenta anche l’uscita dalla relazione oggettuale con la madre); la terza è l’uscita edipica, segnata nel diaframma-plesso solare, nel torace e nel collo e infine la quarta, la separazione-individuazione della pubertà, segnata nel bacino-gambe e negli occhi-campo di coscienza dell’Io.

     Segnalo questi luoghi corporei periferici perché sono gli Appartamenti del tempo nel Palazzo della nostra personalità, dove sono localizzati i depositi del come sono state vissute le separazioni storiche di ognuno di noi, quelle vere, che potrebbero essere richiamate e attualizzate da scene del qui ed ora che risuonano su di esse, per similarità di significati o di architetture di pattern.

     Segnalo anche il luogo principale del come delle separazioni nel cervello: è il giro cingolato anteriore, la struttura del circuito limbico che ha capacità di registrare lo spettro relazionale esclusione-inclusione, abbandoni e gioie, fin dalla 26ª settimana di vita intrauterina.

     Questi luoghi corporei, periferici e centrali, ci offrono una preziosa semiologia per concorrere a formulare una diagnosi, sapere cioè quale tempo evolutivo si è attivato e quale profondità è stata raggiunta dalla sofferenza relazionale.

     Una semiologia indispensabile per operare con i tre principi attivi nel setting: la controtransferalità, le attivazioni corporee specifiche e anche, se necessaria, una possibile prescrizione psicofarmacologica per quel quadro clinico in quella persona.

     Desidero rimarcare una differenza tra la minaccia di separazione e la separazione, perché il sistema fortemente attivato nella minaccia di separazione è quello dell’allarme noradrenergico, quello attivato nelle separazioni-perdita invece è  quello serotoninergico. Anche sulla freccia del tempo c’è un’altra differenza: la minaccia di separazione è possibile già nell’intrauterino, la separazione no.

     I trattamenti analitico-terapeutici saranno allora diversi fra loro.

 

I pattern di tratto emergenti dalle separazioni disfunzionali

     Sottolineo ora alcuni pattern di Tratto e non sindromi, nella considerazione che la psicopatologia vada letta anche come un oltre-soglia di Tratto. Per tornare alla minaccia di separazione intrauterina appena segnalata, quali risposte allora potrebbero essere espresse dal Sé come pattern relazionali con l’Altro?

  • un esempio prototipico è quello di un attaccamento ansioso ben localizzato in un appartamento del tempo intrauterino (fase trofo-ombelicale), che, se oltre-soglia, configurerebbe una protezione da una sottostante insostenibilità alla separazione-esclusione primaria (angoscia di morte vera) proprio nell’area ombelico-addominale, un’impossibilità cioè ad abitare altri luoghi, ovvero si può permanere solo nel dentro simbiotico in una relazione significativa. "Se mi separo rischio di morire…"
  • Al contrario un’altra risposta prototipica potrebbe essere espressa da un bisogno ansioso di essere indispensabilmente nel fuori in una relazione significativa, che, se oltre-soglia, configurerebbe un’insostenibilità ad essere nell’area primaria diadica ombelico-addominale. "Se sono separato posso essere anche dentro"

     Quali risposte invece potremmo avere se la separazione dovesse avvenire su un altro appartamento del tempo, per esempio quello della suzione, del mirror visivo e della mimica?

  • Quante persone hanno il bisogno di consenso e approvazione dell’Altro (un sorriso, un ammiccamento, una complicità di sopracciglia, un movimento sicuro della testa) per muoversi attivamente e che non si separano senza questa precondizione di accompagnamento? Tale necessità di consenso non traduce una dipendenza e un’insostenibilità temuta alla separazione, in un preciso appartamento del tempo bocca-occhi- faccia? Il viso è l’ultimo baluardo, infatti, dei muscoli pellicciai-mimici nei mammiferi umani. “Io mi muovo solo se...”.
  • Quante altre persone invece, per uno svezzamento troppo precoce, fanno una rimozione, con pattern di tratto relazionali espressi da mordacità, reattività, oppositività? Sono state interrotte nel tempo della suzione-allattamento e probabilmente neanche viste nella loro domanda di nutrimento e accudimento affettivo, per cui hanno strappato reattivamente, portandosi sull’indipendenza puntando solo sul loro sforzo? “Chiudo le labbra, serro i masseteri, stringo i denti, mi giro e mi muovo via da…”.

     Un altro esempio su un successivo appartamento, quello del torace.

  • Quante persone non sanno dire i “no” e non li fanno affacciare? Hanno i no dentro che inducono angor per paura dello scontro temuto o della temuta separazione dalla Relazione con l’Altro, per paura della esclusione affettiva insostenibile che il no potrebbe comportare. “Io non sono me (perché il me è nel torace)...così non mi separo”,   separandosi però progressivamente dentro, spegnendosi in una posizione down relazionale, con un forte transfert negativo latente.

     Propongo infine un ultimo esempio sull’appartamento del collo.

  • Quante persone sono distanti dal sentire il tema della separazione, ostentano indifferenza o addirittura durezza per questi vissuti? Persone che non si abbandonano mai, che non chiedono mai, che non dipendono mai, che sono direttive e decisioniste, che sfrecciano liquidamente e in un baleno sui tempi di riparazione di qualsiasi lutto relazionale? Persone che hanno testa e cuore separati da un collo rigido ed eretto, incapace di lateralizzazioni e di piegamenti affettivo-empatici? “Io non sento e non mi separo…”. Una separazione anticipata e cementata per un dolore insostenibile antico?

 

Domande

     Vi propongo alcune considerazioni/domande semeiologiche di Psicoterapia Clinico-Corporea e altre di Psicoterapia Analitico-Corporea; le considero virus neghentropici, cioè positivi, per attivare la ricerca verso un’appropriatezza sempre maggiore ad personam in psicoterapia.

Domande clinico-corporee

  • Lo stato depressivo della persona è in un torace piegato e schiacciato da un insostenibile Complesso di Atlante caricato sulle spalle?
  • O in un torace espirato richiamato dall’angoscia da insostenibilità dell’esistere (descritta come “pena”) nell’area diaframmatico-solare?
  • Lo stato depressivo della persona è nella tristezza di una mimica facciale spenta dalle delusioni della vita e senza spes, apertura, speranza?
  • E quale storia mi racconta quella piega di Veraguth, per dirla con Bleuler?
  • O lo stato depressivo è in quello sguardo reattivo-rabbioso, sovrapposto ad una mandibola serrata dai masseteri?
  • O ancora, lo stato depressivo è coperto dal panico, terrifico e paralizzante, per una separazione insostenibile nell’area primaria, con l’impossibilità della persona a muoversi senza la figura di attaccamento?

Domande più analitico-corporee, ovvero intercorporee-intersoggettive:

  • Quali pattern relazionali e quali risposte psicoemozionali ci elicitano i quadri semeiologici depressivi dell’Altro, quali luoghi distretti corporei ci attivano?
  • Con quale Controtransfert di tratto caratterologico e di area corporea ci muoviamo nel setting per un’attenta co-costruzione relazionale nelle separazioni disfunzionali? È il più appropriato nella relazione?

E chiediamoci anche:

  • Quali neuromediatori stiamo muovendo nell’Altro: la Dopamina, la Serotonina, la Noradrenalina o il Gaba? Qual è il loro dialogo interdipendente in quell’appartamento di fase evolutiva che l’Altro ci sta presentando?
  • Quali attivazioni corporee appropriate potremmo proporre per riequilibrare il loro dialogo e attivare i recettori MU nell’Altro, quelli del benessere? Attivazioni più ansiolitiche o più stabilizzanti? Più antipsicotiche o più antidepressive?
  • Come dialoghiamo con la Psicofarmacoterapia?

 

Concludendo.

     Le parole modificano le sinapsi.

     Il come sono dette modifica le sinapsi.

     Le attivazioni corporee modificano le sinapsi.

     Gli psicofarmaci modificano le sinapsi.

     Le sindromi psicopatologiche hanno le sinapsi modificate.

     Noi possiamo modificare le sinapsi miratamente anche dalla periferia e non solo dal centro, con i tre Principi Attivi: la Relazione Analitico-Terapeutica Appropriata, le Attivazioni Corporee Appropriate, la Psicofarmacoterapia Appropriata.

 

 

Bibliografia

Bauman, Z. (2003), Modernità Liquida. Bari: Laterza Ed.

Bertalanffy, L. V. (1971), Teoria generale dei Sistemi. Torino: Isedi Ed.

Capra, F., Luisi P.L. (2020), Vita e Natura.  Arezzo: Aboca Ed.

Damasio, A. (2012), "Il sé viene alla mente". Milano: Adelphi Ed.

Ferri, G. & Cimini G. (2012), “Psicopatologia e Carattere”, Roma: Alpes ed.

Ferri, G. (2017), Il Corpo sa. Roma: Alpes ed.

Ferri, G. (2020), Il Tempo nel Corpo. Roma: Alpes ed.

Porges, S. (2014), La Teoria Polivagale. Giovanni Fioriti Editore.

Reich, W. (1932), Analisi del Carattere. Milano: SugarCo Ed.

Valzelli, L. (1976), L'uomo e il rettile. Torino: C.G. Med.Scient. Ed.

[*] Psichiatra, Psicoterapeuta, Analista didatta S.I.A.R., Presidente S.I.A.R. e Direttore della Scuola Italiana di Analisi Reichiana, Direttore del board scientifico della collana CorporalMente dell’Editrice Alpes, Membro dell’Accademia delle Scienze di New York, Membro del Comitato Scientifico Internazionale di psicoterapia Corporea. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. indirizzo professionale: Via Nazionale, 400, 64026 Roseto degli Abruzzi (TE).

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