Un buon motivo per leccarsi le ferite


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Articolo di Marta Musso

Sarà il raffiorare di un istinto primordiale, ma in questo gesto innato una cosa è certa: leccarsi le ferite è un reale e ottimo sistema per accelerare la loro guarigione. Così il vecchio detto “leccarsi le ferite” trova ora una base scientifica. A dimostrarlo un’équipe di ricercatori della Lund University, che in uno studio pubblicato sulla rivista Blood Journal ha mostrato come il muco contenuto nella nostra saliva sarebbe in grado distimolare i globuli bianchi, o meglio i neutrofili, a costruire un’eccellente difesa contro i batteri invasori, accelerando così la guarigione delle ferite cutanee.

“I neutrofili della mucosa orale rappresentano la prima linea di difesa dell’organismo contro gli agenti infettivi. In bocca il muco fa sì che questi formino una “rete” capace di intrappolare i batteri”, ha spiegato l’autrice Ole Sørensen. I neutrofili, importanti cellule del nostro sistema immunitario, agiscono con un meccanismo chiamato netosi: quando vengono stimolati, si attivano rilasciando “trappole extracellulari”, o Net(Neutrophil extracellular traps), ovvero strutture di dna cariche di molecole ed enzimi antimicrobici, che catturano ed uccidono i patogeni.

Anche se questo meccanismo di difesa è già stato ampiamente studiato, la ricerca evidenzia come in realtà la netosi della mucosa orale abbia proprietà speciali: secondo i ricercatori, infatti, queste “reti” sono molto più efficienti nel catturare e uccidere i batteri di quanto lo siano quelle prodotte in altre parti del corpo. “Sembra essere proprio il muco nella saliva”, continua Sørensen, “a stimolare i globuli bianchi del sangue a formare queste reti”.

Gli scienziati, inoltre, hanno esaminato la saliva di alcuni pazienti affetti da stomatite aftosa e sindrome di Behçet, due patologie caratterizzate dalla presenza di ulcere nella bocca. Dall’analisi è apparso che la saliva di questi pazienti non è stata capace di formare delle netosi funzionanti: “Non possiamo ancora affermare che queste malattie siano causate dall’incapacità del muco di stimolare i globuli bianchi del sangue per la produzione di Net efficienti”, ha spiegato Sørensen. “Speriamo però che ulteriori studi e nuove conoscenze sulla formazione delle reti prodotte dal muco possano portare in futuro alla realizzazione di nuovi trattamenti e farmaci per la cura di queste malattie”.

Riferimenti: Blood Journal doi: 10.1182/blood-2015-04-641142
Credits immagine: Blood Journal

Articolo originale su Galileo.it

Categories: Galileo | Rubrica di attualità, Servizio Consulenza Giovani “Wilhelm Reich”

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