Il lavoro psico-corporeo sui sogni: l’integrazione mente-corpo | A. Giovagnoli

L’articolo in oggetto si focalizza sulla presentazione di un metodo integrato per l’elaborazione dei sogni, che si basa sulla contestualizzazione dei contributi della psicoanalisi e della psicologia del profondo, all’interno del Metodo Biosistemico e sull’esplorazione del materiale onirico attraverso tecniche non solo verbali, ma anche a mediazione corporea per favorire l’integrazione mente e corpo.

L’emozione, nell’approccio biosistemico, viene intesa come evento psicosomatico per eccellenza dove mente e corpo si incontrano. Stando alla neurofisiologia del sonno, nella fase REM l’attività onirica serve a selezionare i ricordi, eliminando quelli meno importanti e rinforzando quelli emotivamente più coinvolgenti (Hobson, 1992).

Il sogno si caratterizza per la presenza di immagini (mente), movimenti, azioni, suoni, odori, sapori (corpo) ed emozioni. Attraverso l’intensificazione percettiva delle sensazioni e dei suoni presenti nelle immagini oniriche, la drammatizzazione di gesti, movimenti e azioni particolarmente significativi per la persona e/o la messa in scena della struttura drammatica del sogno (Jung, 2005) è possibile passare dal sogno narrato e scritto al sogno incarnato.

 

L’approccio biosistemico

Nell’approccio biosistemico le radici biologiche della sofferenza emotiva e somatica vengono comprese secondo mappe di lettura neurofisiologiche. In base al Modello embriologico di Boadella e Liss(1986) il funzionamento più o meno equilibrato (benessere) del futuro organismo adulto dipende dalla connessione tra i tre foglietti che si originano dall’embrione. Dall’ectoderma (mente) si sviluppano il sistema nervoso centrale (SNC), la corteccia cerebrale, il sistema nervoso autonomo (SNA) e la pelle; dal mesoderma (corpo) lo scheletro, i muscoli ed il sistema cardiocircolatorio e infine, dall’endoderma (emozioni) il sistema gastrointestinale, il sistema respiratorio e quello renale.

A livello di intervento terapeutico l’obiettivo è l’integrazione tra pensieri, gesti e movimenti da cui scaturiscono le emozioni ristabilendo l’unità/connessione mente-corpo (Boadella, Liss, op. cit.).

In base al Modello neurofisiologico di Gellhorn (1967) i disturbi emotivi e psicosomatici derivano dal lavoro simultaneo delle due componenti del Sistema Nervoso Autonomo – il simpatico, che consente l’attivazione dell’azione con dispendio di energia, ed il parasimpatico, che consente il riposo e il recupero energetico – che crea nodi emotivi e sintomi psicosomatici.

A livello di intervento terapeutico l’obbiettivo è ripristinare l’alternanza armonica fra le due funzioni (rilassarsi profondamente vs agire con vitalità) per ricreare condizioni di benessere (Liss, Stupiggia, 1997).

In base alla Teoria dell’inibizione all’azione di Laborit (1986) i disturbi emotivi e psicosomatici derivano da un’inibizione all’azione prolungata nel tempo per cui la persona di fronte ad un ostacolo esterno non reagisce attraverso il sistema dell’azione attacco/fuga, ma scarica dentro di sé l’emozione esperita (ad. es. la rabbia). Per creare benessere sarà dunque imprescindibile favorire la disinibizione dell’azione (Liss, Stupiggia, 1997).

Riprendendo la Teoria polivagale di Porges (2014), il sistema nervoso autonomo è organizzato gerarchicamente in tre livelli (cervello tripartito), che governano le nostre risposte agli stimoli. Il ramo ventrale parasimpatico del nervo vago, che facilita la formazione dei legami sociali, viene disattivato quando sono necessarie risposte rapide. In tal caso entrano in azione le risposte di iperattivazione e di mobilizzazione del sottosistema simpatico. Se entrambi i sistemi sono incapaci di assicurare una risposta di sopravvivenza, entra in azione il ramo dorsale parasimpatico del nervo vago che diminuisce l’attivazione per andare verso il versante di ipoattivazione o immobilizzazione.

L’intervento terapeutico ha l’obiettivo di modulare il sistema nervoso centrale, ovvero l’iperattivazione o l’ipoattivazione che si innescano in maniera automatica, potenziando il sistema vagale ventrale sotteso, invece, dalla consapevolezza.

Infine, declinando la Teoria Sistemica in termini fisiologici, la sofferenza o la patologia sono frutto della mancanza di connessione tra le funzioni, le sensazioni corporee e le emozioni. Compito del terapeuta è quindi di ricostruire le connessioni tra i sottosistemi portandoli ad un’interazione funzionale per un completo sviluppo mente-corpo della persona (Liss, Stupiggia, 1997).

Date le premesse teoriche nel Metodo Biosistemico vengono utilizzate frasi direzionali orientate a livello cognitivo che consentono l’approfondimento dei pensieri come ad esempio: Puoi descrivere rispetto al sogno, dov’eri, a che epoca della tua vita si riferisce, chi è presente, che cosa succede, che parole vengono dette? (Liss, 2004). Applicando la tecnica delle libere associazioni (Freud, 2011) vengono formulate le seguenti frasi: Quali pensieri ti vengono in mente? Quali connessioni puoi fare con: la tua vita attuale, la tua vita passata, rispetto alla relazione con me o alle sedute precedenti? (Liss, op. cit.).

Le frasi direzionali orientate alle emozioni possono essere che clima emotivo si respira nel sogno? È possibile dire quello che senti? Puoi questa emozione? (Liss, op. cit.). Sempre per favorire l’approfondimento delle emozioni vengono anche ripetute frasi o parole chiave ovvero quelle più cariche dal punto di vista affettivo.

Le frasi direzionali che si possono utilizzare orientate al corpo per l’esplorazione delle sensazioni consistono nel domandare se nel sogno sono presenti colori, odori, suoni/rumori, sapori. Tali dimensioni possono far emergere ricordi connessi alla memoria visiva, uditiva, tattile, olfattiva, gustativa. Oppure possiamo domandare: come ti senti nel corpo? Dove senti nel corpo (localizzazione) questa sensazione o emozione? La puoi esprimere con un gesto, movimento o con tutto il corpo? (Liss, op. cit.).

E’ possibile anche mettere in scena il sogno (drammatizzazione), e/o domandare cosa avresti voluto dire e/o fare nel sogno che non hai detto o fatto? (azione riparativa immaginata o agita) (Liss , Stupiggia, 1997).

Riporto, in termini esplicativi, alcuni percorsi di elaborazione dei sogni realizzati avvalendosi del metodo proposto in questo elaborato.

 

Il processo di elaborazione dei sogni
Il sogno di Claudia (38 anni – setting individuale)

C: Ho fatto un sogno stanotte… che proprio non mi riesco a spiegare…

Nel sogno mi appare mia Madre (personaggio), la sua immagine è nitida, non è intera, è a mezzo busto (corpo simbolico). Mia mamma mi sta guardando e mi dice solo una frase. “Allora TE NE TORNI” (frase chiave).

T: la mamma dice allora te ne torni... allora te ne torni (ripetizione della frase chiave)… come ti fa sentire questa frase… (orientamento alla sensazione o emozione).

C: mi fa sentire in gabbia… (emozione parasimpatica espressa con una metafora).

T: in gabbia, puoi esprimere con il corpo questa sensazione di sentirti in gabbia? (ripetizione parola e frase chiave e orientamento corporeo).

C: porta le braccia e le mani intorno alla testa e serra le gambe.

T: posso Claudia stringerti intorno alle braccia per aumentare questa sensazione? (richiesta del permesso rispetto all’intervento corporeo).

T: dopo aver ricevuto il consenso di Claudia mi avvicino a lei e le stringo un po’ le braccia intorno alla testa (intensificazione corporea).

Dopo qualche minuto. Come ti senti in questo momento? (orientamento verso la sensazione o l’emozione).

C: sento rabbia, una gran rabbia verso mia madre (emozione simpatica).

T: cosa le vorresti dire? (orientamento corporeo).

C: che deve lasciarmi in pace, lasciarmi libera! (disinibizione dell’azione).

T: esercitando pressione per poi, gradualmente, consentire a Claudia di liberarsi, prova a dirglielo cercando di liberarti dalla mia stretta (orientamento corporeo).

C: spingendo forte contro le braccia della Terapeuta e alzando il tono di voce: lasciami libera, libera! Mi ricatti, sempre, basta! (disinibizione dell’azione). Voglio essere libera! Libera, libera! (entra nel pianto) (rimbalzo dal simpatico al parasimpatico).

T: torna a sedersi di fronte a Claudia. Dopo qualche minuto domanda, Come ti senti adesso Claudia?

Mi sento meglio, sollevata, il pianto ha sciolto la tensione che sentivo dentro (scioglimento del nodo emotivo)(Sorride). Sì, posso liberarmi da mia madre, tenerla a distanza. Lei mi blocca, devo cercare un lavoro e non riesco… (nuova consapevolezza).

T: sai Claudia, quando mi hai descritto l’immagine di tua madre a mezzo busto non ho sentito più le gambe (controtransfert corporeo)… come ti senti con questo?

C: Claudia esprime con gli occhi una sensazione di stupore. Le mie gambe… io non le sento… quando cammino è come se fossi un tutt’uno, il mio corpo come se fosse un unico blocco! E non riesco a muovermi!

T: Claudia, puoi dare un contatto con le mani alle gambe per sentirle un po’ di più? (orientamento al corpo).

C: comincia a toccarsi le gambe, a sfregarle…

T : rispecchia C (rispecchiamento).

T: c’è un movimento che viene? (orientamento corporeo).

Claudia comincia a battere le gambe in maniera alternata sul pavimento e la Terapeuta con lei!

T: suggerisce di alzarsi in piedi in posizione di grounding! Aumentiamo e intensifichiamo questo movimento… (intensificazione corporea).

T: come ti senti con questo movimento Claudia?

C: mi piace, sento le gambe! In realtà sono forti, molto forti. E sento energia, in tutto il corpo! Mi sembra che sia la prima volta che le percepisco, con chiarezza! (rimbalzo dal parasimpatico al simpatico).

c‘è una frase che ti viene in mente in questo momento? (orientamento cognitivo).

C: si, posso farcela! Ce la faccio!!! Posso cercare e trovare un lavoro! Mi sento forte, posso camminare sulle mie gambe! Posso essere indipendente(nuova consapevolezza e iniziativa).

T: bene! Intensifica il movimento e accompagnalo con la voce e la frase fino a quando ne senti la necessità! (intensificazione corporea).

e T. continuano il movimento e a ripetere la frase insieme (rispecchiamento) per qualche altro minuto (creazione della memoria corporea).

C: Bene. Mi sento fiduciosa! (emozione simpatica) Sicura! (emozione parasimpatica). Possiamo fermarci.

Entrambe si siedono sulla sedia.

T: Claudia ricordi che cosa è successo ieri? (tecnica delle libere associazioni).

C: ieri mi hanno chiamato per un colloquio di lavoro, che devo sostenere domani! Il significato del sogno mi risulta molto chiaro adesso! Sorride (nuova consapevolezza).

Claudia era arrivata in terapia con problemi legati all’autostima e all’indipendenza. La posizione in piedi di grounding verticale, ripresa dall’Analisi Bioenergetica, corrisponde alla capacità di essere assertivi e di riuscire a portare a termine dei progetti a conseguire degli obiettivi nel corso della propria vita (Lowen, 2013).

L’uso del controtransfert corporeo consiste nel trasformare frammenti di sogno in immagini interne che suscitano nel terapeuta emozioni e sensazioni corporee (empatia corporea) (Stupiggia, 1997) che possono essere restituite al paziente per stimolarlo nell’entrare in contatto con le proprie emozioni e sensazioni corporee.

 

Il sogno di Michele
(28 anni – Setting di gruppo)

M: Vorrei condividere un sogno con il gruppo. Mi trovavo ad una festa, in un paese ed era pieno di gente, di persone che chiacchieravano tra di loro. Ero con un mio amico, Nicola (personaggio), e c’eri tu con noi Alessandra (personaggio). Si sentivano anche i fuochi d’artificio, ed una musica di sottofondo. Ad un certo punto mi trovo ad un bivio (simbolo). Devo scegliere una delle due strade (simbolo). Una è in salita (simbolo), l’altra è in discesa (simbolo). Tu Alessandra non vuoi venire nella strada in discesa, perché da lontano si vede un vecchio signore ubriaco (personaggio) e dici di avere paura (emozione). Io invece desidero andarci e Nicola viene con me. Dopo qualche passo incontriamo il signore ubriaco che mi dice di seguirlo, che possiamo andare in un posto dove la festa (simbolo) è ancora più divertente! È veramente brutto, quel signore, ma in qualche modo mi attrae. Nicola non è più con me. Entriamo in una vecchia casa, apro la porta, e mi vedo morto, steso a terra, morto! Comincio a piangere. Corro, in preda al terrore, scappo via… e rincontro te… Alessandra. Ti abbraccio (simbolo) e mi sento al sicuro.

T: Michele, se vuoi possiamo rappresentare, mettere in scena il sogno. Scegli tra i tuoi compagni il tuo amico Nicola, me, e il vecchio ubriaco.

M: Elena, sei tu Alessandra, Marco è Nicola e Luca è il vecchio ubriaco e Cristina sarà me stesso da morto.

T: chiede agli altri membri del gruppo di rappresentare le altre persone che sono alla festa del paese che cominciano a chiacchierare, altre a creare con tono di voce basso, il sottofondo musicale. Qualcun altro simula il rumore dei fuochi d’artificio. Il sogno viene drammatizzato. Ne riporto i momenti salienti.

T: come ti senti qui, Michele, nella festa di paese? (orientamento alla sensazione o all’emozione).

M: sono contento, mi sento bene, sì, felice di essere con le altre persone (emozioni simpatiche).

T: quando nella tua vita ti senti contento e felice? (tecnica delle libere associazioni con ripetizione delle parole chiave).

M: quando sono qui, nell gruppo, con voi… sono contento e sereno… e provo speranza, di stare meglio e di riuscire a smettere di bere! (connessione con la vita presente).

T: come ti senti adesso, nell’intraprendere la strada in discesa con il tuo amico Nicola? (orientamento alla sensazione o all’emozione).

M: sento eccitazione (emozione simpatica), ma non riesco a guardarti. Tu vuoi scegliere la strada in salita, e per me è faticosa. Non ne ho voglia! (emozione parasimpatica). Voglio divertirmi, e non voglio pensare a niente! Nicola mi può capire, lui fa uso di cocaina! E viene con me!

L: mentre drammatizza il vecchio ubriaco con voce suadente: Vieni, vieni con me… seguimi…

T: come ti senti Michele quando incontri il vecchio ubriaco? (orientamento alla sensazione o emozione).

M: mi fa schifo, so che mi porterà all’autodistruzionema non posso fare a meno di seguirlo!

T: come ti senti con lui mentre stai andando verso la vecchia casa?

M: eccitazione e paura, paura ed eccitazione (nodo emotivo).

Apre la porta e si trova di fronte a se stesso (Cristina) morto.

T: che cosa succede in questo momento dentro di te Michele?

M: vedo la fine che farò se continuo così… e sono solo… neanche Nicola è più qui con me. Sto perdendo tutti gli amici… non voglio rimanere solo. Ho paura, sono terrorizzato e non riesco a muovermi!

T: quando nel passato hai avuto paura e ti sei sentito terrorizzato? (tecnica delle libere associazioni con ripetizione delle parole chiave).

M: mi viene in mente un’immagine di quando mio padre ubriaco massacrava di botte la mamma (connessione con il passato)… e lei arrivava a svenire (memoria traumatica). Ero paralizzato e terrorizzato (emozione parasimpatica). Non riuscivo a muovermi! Michele scoppia in lacrime (approfondimento nel parasimpatico).

T: Dopo qualche minuto, quando Michele smette di singhiozzare. Come ti senti in questo momento?

M: mi sento lavato dentro e sollevato (scioglimento del nodo emotivo).

T: come ti senti nel corpo? (orientamento corporeo).

M: è andata via la paura, sento vitalità… (rimbalzo dal parasimpatico al simpatico).

T: c’è un movimento che viene in questo momento? (orientamento corporeo).

M: sì, vorrei spingere via quel vecchio ubriaco…

T: Dopo aver indicato a Nicola di mettersi davanti a Michele e avergli chiesto il consenso chiede a Luca (il vecchio ubriaco) di provocarlo.

L: vieni con me che ci divertiamo, e manda tutti a quel paese… loro non sanno quello che vivi… dai che ci divertiamo un po’… è bello sballarsi… e non pensare più a niente… vieni!

Michele comincia a spingere Luca (sono state chiarite all’inizio del gruppo le regole di sicurezza da rispettare, non farsi male e non far male agli altri nel momento in cui si attiva la lotta con un altro)Nel mentre gli altri compagni vicino a lui lo sostengono con un contatto sulla schiena e gli fanno da eco.

M: spingendo, stai zitto, non parlare più, hai capito? Non è vero niente di quello che dici. Stai zitto. Mi fai schifo. Vattene! Vattene! Vatteeeneee! (disinibizione dell’azione). Sei come mio padre! Lui distruggeva tutto! Tutto! E io non voglio essere così… Ti odio! (intensificazione a livello simpatico).

M: si ferma, respira…

T: come ti senti adesso Michele?

M: Mi sento più forte. A volte mi immobilizzo e comincio a bere. Adesso, spingendo ho ritrovato la forza nelle gambe! Posso farcela! Posso andare avanti!

T: che ne dici se proviamo a prendere la strada in salita per rafforzare le gambe?

M: va bene! Ma come facciamo ad andare in salita?

T: propongo che tu insieme a Elena (me), Cristina e Luca vi mettete in fondo alla stanza… il resto del gruppo si mette dal lato opposto e raggiungete il gruppo camminando a chinino, con le gambe piegate.

Il resto del gruppo incita Michele e le altre parti di lui a raggiungerli con frasi come: dai, che ce la fate! Forza! ancora uno sforzo! Mentre Michele e gli altri raggiungono la meta!

T: come ti senti Michele adesso?

M: sono contento, sono felice, con Voi. Posso farcela! Posso fare fatica! Posso lottare! (nuova consapevolezza e iniziativa).

In questo sogno la struttura drammatica mette in luce la situazione attuale di vita del paziente, che all’interno del percorso terapeutico con il gruppo (la festa) da cui riceve sostegno e benessere, di fronte a due strade da percorrere, non sceglie quella in salita, faticosa che rappresenta l’astinenza dall’alcol, ma quella in discesa che rappresenta l’abuso di alcol (di recente aveva avuto una ricaduta), sedotto dalla parte di sé distruttiva (ostacolo) che lo porta alla morte. Nell’incontro con quest’ultima il protagonista si terrorizza e riesce a fuggire e a rei-ncontrare la parte sana di sé (la terapeuta), che era rimasta sullo sfondo per timore dell’ubriaco, la parte distruttiva, che lo fa sentire al sicuro.

La drammatizzazione del sogno, o Psicodramma[i], consente, in una prospettiva biosistemica, di esperire quanto accade nel sogno. Durante la fase REM i muscoli si immobilizzano per evitare il movimento. La drammatizzazione consente di passare dalla simulazione di intenzioni, desideri, paure del sognatore che avvengono a livello onirico, all’azione; di agirle, sentirle e viverle in stato di veglia, consentendo al corpo l’espressione del movimento.

Inoltre, è possibile agire in termini riparativi, in questo caso lottare con la parte disfunzionale di sé invece che rifuggirla, favorendo un nuovo apprendimento (la lotta) e una nuova iniziativa (affrontare la salita) attraverso il movimento creando una memoria corporea di attivazione dell’azione.

 


[i] Lo Psicodramma, ideato da Moreno (1985), utilizza la messa in scena del proprio vissuto per giungerne alla rielaborazione o, nel caso di conflitti, alla loro risoluzione attraverso la possibilità di rivedere e rivivere il proprio problema sia dall’interno come protagonista, sia dall’esterno, come spettatore.

Bibliografia
  • Boadella, D., Liss J. (1986), La psicoterapia del corpo. Roma: Astrolabio.
  • Gallese, V., Ammanniti, M. (2014), La nascita dell’intersoggettività. Milano: Raffaello Cortina ed.
  • Gellhorn, E. (1967), Principles of Autonomic-Somatic Integrations: Physiological Basis and Psychological and Clinical Implications. Minneapolis: University of Minneapolis Free Press.
  • Hobson, J. A. (1992), La macchina dei sogni. Come si creano nel cervello il senso e il non senso del sognare. Firenze: Giunti.
  • Jung, G. (2005), L’analisi dei Sogni. Torino: Bollati Boringhieri.
  • Laborit, H. (1986), L’inibizione dell’azione. Milano: Il Saggiatore.
  • Liss, J. (2004), L’ascolto profondo. Molfetta (BA): Edizioni La Meridiana.
  • Liss, J., Stupiggia M. (1997), La Terapia Biosistemica. Milano: Franco Angeli.
  • Lowen, A. (2013), Bioenergetica. Milano: Feltrinelli.
  • Moreno J.L, (1985), Manuale di psicodramma, vol. 1, Roma: Astrolabio.
  • Porges S., (2014), La teoria polivagale. Roma: Giovanni Fioriti.
  • Stupiggia, M. (1997), “Sento che tu mi senti. L’empatia” in J. Liss, M. Stupiggia (a cura di), La Terapia biosistemica. Milano: Franco Angeli.
* Psicoterapeuta, Coordinatrice Didattica della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Biosistemica – SIB – Società Italiana di Biosistemica.

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