IL PENSIERO DICOTOMICO

 

DICHOTOMOUS THINKING

Marina Pompei[*]

 

 

Abstract

    L'allarme generato dalla pandemia da Covid 19 è potenziato dalle modalità comunicative dei media e soprattutto dei social che cristallizzano le posizioni contrapposte. A livello neurofisiologico l'eccesso di allarme attiva il cervello rettiliano con la conseguenza che il pensiero diventa dicotomico muovendosi tra polarizzazioni del tipo amico-nemico. Si presentano interventi psicoterapeutici e sociali di contrasto a queste distorsioni della modalità del pensiero.

 Parole chiave

     Allarme – neurofisiologia - cervello rettiliano – rotazione degli occhi.

 

Abstract

    The alarm caused by Covid 19-pandemic has been strengthened by communication modalities used by media and, most of all, social media which crystallize opposing positions. At a neurophysiological level, alarm excess triggers the reptilian brain with the consequence that the thinking becomes dichotomous moving between “friend-enemy” polarizations. There are psychotherapy and social interventions to contrast such distorsions of thinking modalities.

Key words

     Alarm - neurophysiology- reptilian brain – eyes rotation.

 

 

     Dalla primavera del 2020 viviamo emozioni, agiamo comportamenti e formuliamo pensieri all'interno di un paradosso. Siamo allarmati per un virus sconosciuto e pericoloso, il nostro sistema neurofisiologico di mammiferi ci chiede di aggregarci per trovare una difesa comune, ma le autorità sanitarie ci dicono che dobbiamo essere distanziati, separati l'uno dall'altro, non dobbiamo toccarci. Ne deriva un messaggio di cura della prevenzione di un contagio, ma quasi inevitabilmente, contemporaneamente un altro messaggio: ogni contatto interumano rappresenta un potenziale rischio. Come reagiamo di fronte a questo conflitto tra due istanze di eguale forza e legittimità?

     Stephen Porges descrive molto bene questo paradosso anche in un articolo che è stato tradotto e pubblicato in questa Rivista[1].

     Quali conseguenze? L'incongruenza tra le richieste che la filogenesi ci ha trasmesso e le indicazioni scientifiche attuali ci disorientano, quindi l'allarme dilaga e sale di intensità, attivando fortemente il sistema rettiliano, il nostro cervello più arcaico (MacLean 1984) che è preposto alla difesa delle funzioni vitali di base. La dominanza rettiliana riduce quindi quella limbica (il cervello delle relazioni e dell'empatia) e quella neocorticale (il pensiero autocosciente).

- Il tema delle relazioni diventa ambivalente: desidero il contatto ma lo fuggo;

- il pensiero riduce la sua capacità di gestire la complessità e di articolare, scivolando pericolosamente verso una modalità di pensiero rettiliano e dicotomico, la distorsione cognitiva in base alla quale tendiamo a pensare tutto bianco o tutto nero (Beck & Greenberg, 1984): buono - cattivo, amico - nemico;

- il comportamento diventa di immobilità chiusa e spaventata nelle persone con scarso tono energetico, e aggressivo in chi ha più tono energetico, con tutte le posizioni intermedie.

     Una posizione equilibrata, che si ponga su stadi più evoluti, capaci di cogliere tutta la complessità della scena, non è facile da raggiungere e da mantenere.Non ci aiuta in questo la polarizzazione politica a fini elettorali delle dichiarazioni in TV e sui giornali.

     Non ci aiuta l'uso dilagante della comunicazione sui social media guidata da logaritmi che propongono all'utente post e link di contenuto simile a quelli con cui si è connesso più frequentemente, con il risultato di far consolidare la propria posizione oscurando quelle diverse, impedendo il confronto dei pensieri e il dialogo sociale[2]

     Una gestione dei social media che permette di comprare pacchetti di followers fa credere di averne di reali in quella quantità e alimenta la percezione di avere con sé la maggioranza. Il risultato è la cristallizzazione di una modalità di pensiero dicotomica.

 

La psicoterapia

     Cosa possiamo fare come psicoterapeuti?

- Il primo principio attivo di ogni psicoterapia, lo sappiamo, è sempre la relazione, questo grande strumento vincente, che fa sperimentare concretamente la presenza attenta, gli occhi negli occhi, i due campi energetici che si incontrano e ne fanno nascere un terzo più potente: il setting analitico in cui l'analista cerca la posizione più funzionale a quella specifica persona, a quella specifica situazione. Quindi accoglienza, nutrimento, sostegno, confine, regola, propulsione, secondo i casi.

     In questa pandemia la relazione terapeutica è stata mortificata dal distanziamento e poi dall'uso della mascherina. Abbiamo cercato rimedio al distanziamento con collegamenti on line, cerchiamo rimedio all'occultamento della mimica facciale con una cura più attenta della voce, della prosodia e del tono, del movimento delle mani e delle braccia, di tutto il corpo.

- Il secondo principio attivo di ogni psicoterapia è dato dagli strumenti metodologici che ha costruito e validato nell'esperienza clinica.

     Rispetto al tema del contrasto allo scivolamento in una modalità di pensiero dicotomica, come analisti reichiani abbiamo uno strumento molto importante: la rotazione degli occhi: un'attivazione corporea che agisce su più livelli[3].

     Il movimento oculare ampio, che cerca il perimetro dell'orizzonte percepibile non è esperienza comune, dobbiamo cercarla volontariamente, scoprendo che nel nostro quotidiano ci accontentiamo di visioni parziali, ristrette.  Gli occhi in movimento attivano le zone prefrontali della neocortex, sollecitando una maggiore presenza di coscienza, attivano connessioni, permettono scoperte nuove. Lo sguardo aiuta il pensiero ad aprirsi e se il respiro è connesso sono connesse anche le emozioni.

img Pompei senza didascalia

Fuori dal setting analitico

- La relazione

     Il tema della relazione costretta a distanza in questi mesi se lo sono posti in maniera quantitativamente e qualitativamente importante anche insegnanti e studenti, che hanno dovuto cercare di superare gli impedimenti di connessioni non per molti difficili, e non sempre ci sono riusciti. Molti hanno cercato soluzioni. È pubblicata una documentazione di una di queste ricerche creative ad opera di una classe di V ginnasio di un liceo di Roma con la loro insegnante di latino e greco[4]. L'idea è semplice ed efficace, tradizionale (un diario) e attuale (on line). Soprattutto è stata un'occasione di contatto, di condivisione di emozioni, pensieri, azioni.

     Scrive Carlotta il 28 maggio 2020:

“Io penso che successivamente darò più importanza a un semplice abbraccio, a un saluto con un caro, o a qualsiasi altra forma di contatto fisico.

Per quanto riguarda il tempo sono d'accordo con Seneca, che sostiene che non è importante la durata della vita, ma cosa facciamo durante essa e io la voglio passare stando insieme alla mia famiglia, ai miei amici, coltivando le mie passioni, crescendo per quanto riguarda lo studio, la cultura, e fare ciò che mi rende felice.”

- Una particolare rotazione degli occhi

     Attraverso il Diario della VD sono venuta a conoscenza del lavoro di un gruppo di fotografi reporter indipendenti, auto inviati sul territorio che, con una rotazione degli occhi osservano uno spazio urbano ampio e poi mettono a fuoco un particolare critico per cercare una soluzione più evoluta, per non rassegnarsi a quello che non va: gli Urban Reports (urbanreports.org).

     Perché parlo di loro? Un reporter è una persona che indaga con gli occhi, che non si accontenta di angoli di vista usuali, che ruota il suo sguardo alla ricerca di particolari nascosti, ma significativi. Un gruppo di reporter aggiunge a questo la ricchezza di molteplici visuali inedite, la rotazione si fa pluridimensionale e può diventare più facilmente sorgente di soluzioni nuove.

     Un esempio: Corviale.

   Nella periferia sud ovest di Roma, ai margini della città, inizia nel 1975 la costruzione di un enorme complesso abitativo: 960 metri di lunghezza e nove piani di altezza, 1.200 appartamenti. I lavori si interrompono bruscamente nel 1982 quando la società fallisce. Molti appartamenti vengono dati in affitto, altri vengono occupati abusivamente. Inizia la vita di un paese dentro la città, ma senza luoghi di aggregazione, servizi, reti di relazioni, storia: cemento nel nulla. La mia nipotina di 5 anni ha definito così il confine della città: “Il confine di Roma si riconosce dalla campagna: le case diventano giganti, ma finiscono nell'erba, in un posto che non è proprio una campagna, ma non è più una città”. Così. A Roma Corviale diventa il simbolo del degrado del vivere, la materializzazione di un aspetto macroscopico della Sofferenza Urbana[5].

     Gli Urban Reports inseriscono tra i loro progetti Corviale, iniziativa che si aggiunge a quelle del Comune di Roma, dell'ATER (Ente Territoriale per l'Edilizia Popolare), a Radio Impegno che combatte l'illegalità, al primo esperimento di calcio sociale, all'associazione Corviale Domani e al Centro Culturale Mitreo. Nel loro progetto è scritto: “Corviale è il limite oltre il quale non è possibile andare. Ma il limite va trasformato in confine, elemento di transizione che genera opportunità. Un luogo dove instaurare relazioni speciali, ispirate da situazioni insolite, dove forze creative e bisogni si mescolano e producono nuove risposte.”

 

Il movimento

     La rotazione degli occhi è un particolarissimo movimento mirato e raffinato che si inserisce nel tema più generale del movimento, che il contrasto alla pandemia ha limitato. Per tutti una limitazione drastica durante il lockdown che però prosegue oggi, a lockdown lontano, per le persone più allarmate. C'è chi ancora oggi limita i propri movimenti a quelli indispensabili, rifugiandosi nel perimetro protetto casalingo, lontano dal pericolo di possibili incontri contagianti; molti si muovono selezionando e riducendo grandemente le opportunità.

    Ma il movimento è alla base della vita; muovere il corpo permette lo sviluppo del pensiero. Damasio (2012) ci ha insegnato che l'essere umano, nella sua evoluzione, è agli inizi un organismo motorio, e solo dopo, su quella base, si sviluppano le funzioni cognitive superiori. Un organismo motorio che, fin da quando è un embrione e poi un feto, apprende a partire dalle sensazioni di benessere o malessere. Ci ha detto della coscienza nucleare che si sviluppa nell'azione di relazione col mondo nel qui e ora, e che solo dopo, e su queste strutture, si costituisce quella che chiama la coscienza estesa, la coscienza autobiografica che ci permette il senso di identità e della nostra collocazione nel tempo e nello spazio.

     Oliverio (2004) aveva già detto che azioni e movimenti hanno un ruolo centrale  nei processi di rappresentazione mentale e di apprendimento. L'azione precede la sensazione, in ultimo arriva la concettualizzazione.

     Questo processo non si ferma al feto, ma prosegue lungo tutto il corso della nostra vita, anche se ci sembra di aver ormai raggiunto la padronanza della formazione dei nostri pensieri indipendentemente dal movimento del nostro corpo.

     Durante il lockdown ho iniziato a fare ginnastica quando ascoltavo la sera il telegiornale: mi ha aiutato molto a non rimanere imbrigliata in pensieri di allarme e impotenza. Continuo ancora, fuori dal lockdown, in questo modo di contrasto all'immobilità del pensiero.

     Una piccola storia di movimento psicoterapeutico.

     Una mia giovane paziente a causa del lockdown perde il suo lavoro precario. Non può più pagare le sue sedute, ma la sua ansia e il suo allarme hanno ancora bisogno del nostro percorso analitico. Cerco una soluzione uscendo dagli schemi dati e utile al superamento delle sue tematiche. Mi pagherà le sedute realizzando ogni settimana due biglietti/cartoncini da usare per auguri, per una frase di accompagnamento a un pacchetto …

     Così la seduta non è un regalo che potrebbe metterla in posizione di debito nei confronti dell'analista ed è salva la reciprocità: io ogni settimana aspetto con curiosità gioiosa e grata la sorpresa che tirerà fuori dalla sua grande borsa.

     Settimana dopo settimana i suoi biglietti hanno preso forme diverse: i colori, guidati prima da un gesto arruffato e ripetitivo, si sono liberati in collages armoniosi, in sovrapposizioni di carte veline multicolori che dicono delle stratificazioni delicate del suo animo. Ha iniziato ad avere fiducia nel movimento delle sue mani e negli imprevisti che carta e colore offrivano, si è cimentata con la tridimensionalità degli origami. Ha inventato delle buste particolari, che permettono il piacere di scoprire come si aprono e quale tesoro nascondono.

     Il movimento delle mani ha aiutato il movimento della sua creatività, e la fiducia in sé, i pensieri non sono più appesantiti dalla ripetitività lamentosa e possono iniziare a prendere il volo cercando intersezioni, connessioni e nuove prospettive, lontane dal pensiero dicotomico.

[1] Porges, S. La pandemia di Covid-19 è una sfida paradossale al nostro sistema nervoso. Una prospettiva polivagale, in PsicoterapiaAnaliticaReichiana n. 1/2021

[2] Vedi l'articolo di Celiani e Messina The social dilemma nel n.1/2021 di questa Rivista.

[3] La persona è distesa sul lettino con le ginocchia piegate e i piedi appoggiati; l'analista, dietro di lei, muove una piccola luce a circa 25 cm. dal suo naso con un movimento circolare e invita la persona a seguire la luce con gli occhi per 15 minuti mantenendo il collo fermo. Lo stesso acting viene in seguito proposto senza la luce-guida, in un movimento degli occhi che trova il proprio ritmo e la propria ampiezza personali.

Tale movimento di rotazione, “come tutti i movimenti volontari degli occhi, attiva l'area della corteccia prefrontale neopalliana, stimolando in particolare i pattern più complessi, ovvero più alti in organizzazione evolutiva.” (Ferri, 2020 p.138).

E ancora “con il movimento circolare degli occhi sicuramente ci si porta in arousal e vigilanza maggiori, causati da un'attenzione su tutto il campo visivo, che si trasmette dalla periferia al nostro campo di coscienza dell'Io. Perimetriamo cioè il territorio, lo perlustriamo, come se lo illuminassimo facendo focus sulla scena, con un movimento circolare di sintesi.” (ibidem p. 140). Si può “utilizzare questo acting nei due sensi, orario e anti-orario, come possibiltà di sperimentare diversi punti di vista, come dire 'guarda che ti succede se ti muovi in una direzione o nell'altra'.“ (ibidem p. 143). Infine: “L'analista, che disegna il territorio e porta l'analizzato con ritmi e tempi sostenibili all'esplorazione del territorio, disegna anche un essere insieme, un accompagnamento che allarga gli orizzonti e l'osservazione delle cose del mondo esterno e interno.” (ibidem pag. 146).

[4] VD (2021), Diario di una quarantena, Roma: Ensemble

[5] Filone di ricerca sulle dinamiche psicologiche e sociali che si creano tra le grandi metropoli e i soggetti che le abitano. (Sucato, L. e Messina, A., 2019).

 

 

Bibliografia

Beck, A., Greenberg, J. (1984), Principi di terapia cognitiva. Un approccio nuovo alla cura dei disturbi affettivi. Roma: Astrolabio.

Damasio, A. (2012), Il sé viene alla mente. Milano:Adelphi.

Ferri, G. (2020), Il tempo nel corpo. Roma: Alpes.

MacLean, P. D. (1984), Evoluzione del cervello e comportamento umano. Torino: Einaudi.

Oliviero, A. (2004), Prima lezione di neuroscienze. Bari:Laterza.

Porges, S. (2014), La teoria Polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell'attaccamento, della comunicazione e dell'autoregolazione. Roma: Giovanni Fioriti Editore.

Sucato, L.,  Messina, A. (2019), Intelligenze evolutive e processi di sofferenza urbana. Catania: Malcor D' editore.

Rivista on line SOUQ. Centro Studi Sofferenza Urbana.

 

[*] Psicologa psicoterapeuta, analista e didatta supervisore S.I.A.R. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Studio professionale: Via Valadier, 44-00193 Roma

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