Numero 2/2021

Inside out

regia di pete docter
anno 2015

 a cura di Robert Brumarescu*

 

Un viaggio nel mondo delle emozioni, alla ricerca delle piena consapevolezza del sentire. Inside out è una pellicola con diversi livelli di lettura. Lo spettatore diventa soggetto attivo: cogliere il personale significato è un processo peculiare dell’esperienza di crescita.

La sceneggiatura dell’ultimo prodotto Disney-Pixar risulta essenziale: una bambina in fase preadolescenziale, la sua famiglia, la loro vita. Riley, questo il nome della protagonista, all'età di undici anni si trasferisce, assieme ai genitori, nella città di San Francisco. Dalla vita spensierata e felice che la piccola trascorre nel Minnesota, perde gli amici, lascia l'hockey, suo sport preferito e nella nuova metropoli è costretta a mettere alla prova tutti i suoi ricordi base. La storia narrata dal regista Pete Docter contiene livelli di lettura diversi: da una parte, pellicola per bambini, che insegna a riconoscere le emozioni; dall'altra, film per i più grandi, con un salto nel profondo, nel mondo interiore, ricco di significato, di storia, con tempi e spazi propri. Questo porta ad una prima riflessione: il tempo presenta, da sempre, diverse facce. Talvolta nette e precise; altre sfumate e soffuse.

Parafrasando Kant: "il tempo non è qualcosa di oggettivo. Non è sostanza, né accidente, né relazione, ma una condizione soggettiva necessaria, dovuta alla natura della mente umana”. Riconoscere e percepire il tempo interno e soggettivo della persona è senz'altro un salto di paradigma importante: si può così individuare un tempo rettiliano arcaico, uno limbico, governato dalle emozioni ed infine un tempo neo-corticale, sotto il controllo di pensiero e giudizio (Ferri, Cimini, 1992).

Tempo esterno ed interno appaiono a volte distonici, proprio come nel caso della protagonista del racconto. Un trasferimento reale sconvolge profondamente i sentimenti della piccola: nella testa di Riley, dietro alla console emozionale governata da piccoli omini, troviamo Joy, sempre positiva, intraprendente e sicura; si spazientisce Anger, sempre pronto alla rissa; si turba Fear, sempre impaurito ed inibito; si immalinconisce Sadness, sempre triste e sfiduciata; arriccia il naso Disgust, sempre disgustata e svogliata. Per gli spettatori più piccoli, una vera e propria alfabetizzazione emozionale: la consapevolezza delle proprie emozioni arricchisce le modalità di reazione e permette una maggiore libertà di funzionamento, con un Sé più autentico (Baer, 1999). E' un po' quello che oggi, sempre più, la mindfulness insegna: imparare a dirigere sempre meglio il focus attentivo, per ritrovarsi avvolti in uno stato di consapevolezza piena del momento presente (Kabat-Zinn; et al., 1998). Generalmente il costrutto della mindfulness viene identificato come una presa di coscienza non elaborativa, non giudicante, centrata sul presente in cui ogni pensiero, sentimento, o sensazione che si pone nel campo attenzionale, è riconosciuto ed accettato per quel che è (Segal et al., 2002). Compiendo un salto di lettura ed inforcando le lenti della clinica, nel corso della sua storia, la psicoterapia ha progressivamente riconosciuto il potenziale curativo della consapevolezza. Mentre l’insight freudiano si concentrava principalmente sul recupero della piena consapevolezza del passato e sulla coscienza dell’agire individuale nella vita di relazione, la psicoterapia si è rivolta sempre più ad una consapevolezza del rapporto terapeutico (transferenziale) e alla considerazione dell’importanza della consapevolezza non verbale. Si è sviluppata inoltre con la terapia della Gestalt, poi più in generale, una valutazione positiva del valore curativo della consapevolezza, al di là dei contenuti specifici.

Punto di forza di Inside Out, risulta la maniera di avvicinarsi al mondo di Riley e della sua famiglia: non attraverso la ragione, ma servendosi delle emozioni, del sentire più del capire. Semplificando, utilizzando l'emisfero destro. Il comprendere-capire poggia sul sentire (Ferri, Cimini, 1992).

In un mondo liquido (Bauman, 2002) o per qualcuno “gassoso” (Ferri, 1992), Inside out permette di riscoprire il gusto per la riflessione, un mondo in cui i sentimenti, per una volta tanto, precedono la ragione.

 

Bibliografia
  • Baer RA, Smith GT, Hopkins J, Krietemeyer J, Toney L. (1999) Using self-report assessment methods to explore facets of mindfulness. Assessment 2006;13:27–45.
  • Ferri, G., Cimini, G., (1992) Psicopatologia e carattere. Una lettura reichiana. Editore Anicia
  • Kabat-Zinn J, Wheeler E, Light T, Skillings A, Scharf MJ, Cropley TG, Hosmer D, Bernhard JD. (1998), Influence of a mindfulness meditation-based stress reduction intervention on rates of skin clearingin patients with moderate to severe psoriasis undergoing phototherapy (UVB) and photochemotherapy (PUVA). Psychosomati Medicine; 60:625–632.
  • Segal, Z. V., Williams, J. M. G., & Teasdale, J. D. (2002). Mindfulness-based cognitive therapy for depression: A new approach for preventing relapse. New York: Guilford Press.
  • Bauman; Z. (2002), Liquid Modernity trad. it.:Modernità liquida. Roma-Bari: Ed. Laterza.

 * Psicologo.


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