Numero 2/2021

mente incarnata, mente enattiva, mente di tratto1 

Appunti per un'appropriatezza psicoterapeutica in Psicopatologia e non solo

Genovino Ferri*

Alcune domande cliniche introduttive

Quando incontriamo nel setting una persona in uno stato psicotico, quale tratto e livello corporeo risuonano in noi? Il vuoto psicotico dov’è? Non è anche nella visceralità profonda? Con quale controtransfert di tratto e livello corporeo ci muoviamo? È il più appropriato e terapeutico nella relazione?

Quando incontriamo una persona in uno stato depressivo quale tratto e livello corporeo risuonano in noi? Il ripiegamento depressivo non è anche nel torace schiacciato da un insostenibile complesso di Atlante?

L’allarme persecutorio della paranoia non è anche nel terrore di essere attaccato alle spalle?

La rigidità dell’ossessivo non è anche nello sguardo fisso dei suoi occhi?

La rabbia del borderline non è anche in quel mento proteso provocatoriamente in avanti a sfidare costantemente l'Altro?

L’angoscia da insostenibilità dell’Altro, nel dirimpettare l’agone della vita, come risuona sul nostro respiro?

Il pallore e la mimica terrifica del panico come ci sorprendono?

Con quali controtransfert di tratto e di livelli corporei ci muoviamo in queste psicopatologie? Sono i più appropriati nella relazione con i tratti ed i livelli che le sottendono? (Ferri, Cimini, 2012).

 

Due Principi Attivi in Psicoterapia

A) La Simulazione Incarnata è “uno specifico meccanismo mediante il quale il nostro sistema cervello/corpo modella le proprie interazioni con il mondo” (Gallese, 2006, p.2).

A differenza della definizione di Simulazione in Filosofia della Mente (Goldman, 2006), dove comprendere gli altri è mettersi nei loro panni, la Simulazione Incarnata mette in discussione che l’Intersoggettività consista nell’attribuire agli altri rappresentazioni simboliche e afferma che “prima e alla base della lettura della Mente dell’Altro vi è l’Intercorporeità come principale fonte di conoscenza, una forma diretta di comprensione degli altri dal di dentro (…) La simulazione incarnata definisce così un livello intermedio fra il sistema dei neuroni specchio e la risonanza empatica” (Ammanniti, Gallese, 2014, p.31).

Nel Setting Analitico Reichiano la Simulazione Incarnata può essere letta con l’Analisi del Carattere della Relazione (Ferri, Cimini 1992) ed in particolare con le lenti del Linguaggio dei Tratti (Ferri, 2014). Essa, così facendo, si trasforma in Simulazione Incarnata Terapeutica, che realizza l’appropriatezza relazionale nel setting, utilizzando la sequenza di Tratti sulla freccia del tempo evolutivo e la corrispondente sequenza dei Livelli Corporei prevalenti nelle fasi: dall’Intercorporeità all’Intersoggettività (in una coerente comprensione circolare a partenza bottom up dell’evoluzione filo-ontogenetica).

Si delinea in questo modo il Controtransfert di Tratto, cioè l’appropriata Posizione e l’appropriato Come dell’analista-terapeuta, necessari funzionalmente per il disturbo psicopatologico e/o lo specifico assetto di tratto-livello corporeo dell’analizzato.

"L’appropriata Posizione è la collocazione sul tratto della propria personalità e sul corrispondente livello corporeo, su cui si può incontrare e contattare l’analizzato, aiutandolo a spostarsi, in un’evoluzione sostenibile, dalla problematicità della sua posizione di tratto e di livello corporeo, o quanto meno a leggerla. Il Come è l’espressione analogica della posizione e crea le atmosfere di campo nel setting, per la realizzazione di insight evolutivi per l’analizzato" (Ferri, Cimini, 2012, p.192).

La Simulazione Incarnata Terapeutica oggi è fondamentale in psicoterapia, per poter avvicinare e modificare alcuni pattern specifici di relazioni interpersonali (minacciosi accettanti includenti escludenti) esiti della Simulazione Incarnata di ieri nella storia della persona.

Da aggiungere che il Controtransfert di Tratto Appropriato attiva dal fuori la persona nel setting e rappresenta uno dei principi più importanti per la costruzione neghentropica della Relazione, letta come un Sistema Vivente Complesso (Ferri, Cimini, 1992).

La relazione è un sistema autopoietico nato dall’accoppiamento strutturale intelligente dei tratti dell’analista e dell’analizzato che, come in una doppia elica di DNA, svilupperà un gradiente neghentropico, un proprio carattere con diversi stadi e livelli di organizzazione.

L’Intersoggettività-Intercorporeità nel setting e nella clinica non può essere lasciata al caso e va sovraordinata intelligentemente!

B) Nel nostro setting psicoterapeutico alla Simulazione Incarnata Terapeutica, fondamentale per la raggiungibilità dell’Altro e la comprensione delle sue domande di tratto depositate in memoria implicita, si addiziona un nuovo principio attivo, l’Attivazione Incarnata Terapeutica, che in Analisi Reichiana si realizza con acting di Vegetoterapia Carattero-Analitica, ontogenetici, di fase, di tratto e di livello corporeo.

In accoppiamento strutturale intelligente con la Simulazione Incarnata Terapeutica, essa rappresenta la possibilità di una psicoterapia anche corporea sulla Mente di Tratto.

L’Attivazione Incarnata Terapeutica infatti completa la psicoterapia nel senso di una doppia direzionalità, perché attiva la persona dal dentro; essa è fondamentale per modificare i vissuti della persona, perché segna incisivamente nuove esperienze sentite e appropriate alle domande terapeutiche, esplicite e soprattutto implicite, emerse nel setting.

“Quando l’azione viene eseguita o imitata si attivano le vie cortico-spinali (…) Quando l’azione viene immaginata si attiva la rete corticale motoria (…) l’azione non viene prodotta”(Ammaniti, Gallese, 2014, p.28).

In generale tutta la Psicoterapia Corporea può essere considerata Attivazione Incarnata Terapeutica, ma certamente deve rispondere a requisiti di appropriatezza, chiari nella coerenza epistemologica, metodologica e clinica, perché la Psicoterapia Corporea  potrebbe avere un livello di Complessità maggiore della Psicoterapia Verbale.

Tornando alla Vegetoterapia, per precisare, sto parlando di Vegetoterapia in Analisi Reichiana, di un ramo ben distinto del divenire dell’Albero della Vegetoterapia: esso si articola nel nostro setting, infatti, con altri due Fondamenti: l’Analisi del Carattere e l’Analisi del Carattere della Relazione. Sto parlando del ramo, espressione della naturale evoluzione psicoanalitica, che, originatosi da Reich nel 1935-1939 in quel di Oslo, si irrobustì e prese corpo dagli straordinari apporti clinici di Ola Raknes e Federico Navarro (1974), chiari negli acting appropriati per i 7 livelli corporei.

Esso conseguì un ulteriore salto di perfezionamento analitico-clinico con l’apporto di G. Ferri e della S.I.A.R.: fu introdotta, infatti, nel 1992 la freccia del tempo neghentropico-evolutiva, che trasformò i 7 livelli corporei in luoghi corporei relazionali e gli acting in acting di stadio-fase e di relazioni oggettuali, per la maggior parte veri e propri movimenti ontogenetici, che dialogano sempre nel setting con l’appropriato Controtransfert di Tratto. “Eravamo di nuovo nell’alveo analitico con il corpo incluso” (Ferri, 2012).

"Gli acting sono dunque progressivi e specifici, di fase evolutiva e di livello corporeo; essi, riproponendo movimenti ontogenetici di stadio, non solo riattualizzano intatto il come delle relazioni oggettuali parziali, così come furono segnate sul livello corporeo del Sé in quel tempo di fase, ma costituiscono fondamentali insight energetico-emozionale-psicodinamici. (…) Essi propongono una possibilità di un nuovo prototipo di relazione oggettuale nel qui ed ora, nuovo nel come della posizione e dello schema, nuovo nel rinnovato circuito energetico verso la neghentropia.

Gli acting raccordano il lì ed allora con il qui ed ora, il profondo con la superficie, l’inconscio con il conscio, la memoria implicita con la memoria esplicita, la corporeità pre-soggettiva con la soggettività. Essi creano nuovi canali sensoriali, formano nuove mappe cerebrali, liberano il tempo interno sequestrato nei blocchi corporei" (Ferri, Cimini, 2012).

 

Un esempio molto elementare per chiarire

Nella pratica clinica, nell’approccio mirato al trattamento della giusta distanza o della perdita dei confini tra il Se' e l'Altro da Se', un acting possibile potrebbe essere quello della Convergenza su un Punto Fermo Luminoso, sostenuto dal Terapeuta con una penna-luce e calibrato sul Punto di Convergenza sostenibile dalla persona, sempre nell’appropriata cornice relazionale del setting.

La convergenza rappresenta un salto evolutivo straordinario nell’evoluzione filo-ontogenetica, concorre allo sviluppo neopalliale, a definire psicodinamicamente l’Individuazione-Separazione dall’Altro in fase oro-labiale, a indicare una sopraggiunta piramidalità e l’arrivo di una muscolarità volontaria striata, concorre infine a salire neghentropicamente e riportarsi dalla posizione schizo-paranoide alla posizione depressiva (parafrasando la Klein).

L’acting, praticato per 15 minuti, per 'n' sedute psicoterapeutiche nel tempo, permette alla persona un nuovo ingresso nel proprio campo di coscienza dell’Io, nella propria soggettività, attiva la corteccia prefrontale (PFC), ma regola anche la distanza appropriata per la propria sostenibilità, esplora lo stile di relazione diadica della persona, raccoglie le possibili proiezioni emergenti dal profondo del lì ed allora della sua storia… sguardi mirror escludenti o includenti… ma raccoglie anche le cause della perdita della giusta distanza o dei confini del qui ed ora.

La persona sperimenterà nel tempo, su idonea prescrizione del terapeuta, con opportune oscillazioni, la convergenza verso se stessa e la propria piramide nasale, la capacità di ri-prendersi e tornare nei propri confini, con la luce oggetto parziale stabile e presente (Ferri, 2015).

Gli acting formano, informano, riformano la Mente Incarnata Enattiva e di Tratto, essi aumentano la cognizione e il sentire, determinando una maggiore intelligenza della Mente del Sé.

 

Un po’ di storia illumina: i confini tra cervello e corpo

Gregory Bateson considerava questi confini senza senso e offrì un contributo di eccellenza: “Si può dire che la mente è immanente in quei circuiti cerebrali che sono interamente contenuti nel cervello; oppure che la mente è immanente in quei circuiti cerebrali che sono interamente contenuti nel sistema cervello più corpo; oppure infine che la mente è immanente nel più vasto sistema uomo più ambiente” (Bateson, 1972, p.306).

Gregory Bateson propose il concetto di Mente Incarnata, considerato oggi un nuovo epistema. I processi cognitivi non possono essere confinati nel cervello, essi si formano in connessione e sono influenzati dall’intero sistema corporeo.

Agli inizi degli anni ’90, vent’anni dopo il concetto di Mente Incarnata di Bateson, Varela Thompson e Rosch proposero il concetto di Mente Incarnata ed Enattiva.

In opposizione alla tradizionale visione della cognizione, centrata sulle rappresentazioni mentali, gli approcci incarnati ed enattivi propongono l’accoppiamento senso-motorio tra organismo e ambiente come elemento fondante per la cognizione… il percepire la realtà attraverso la nostra continua attività corporea.

“Entro l’atto percettivo già possiamo cogliere il significato di quello che percepiamo, senza bisogno di ulteriori passaggi inferenziali o interpretazioni” (Gallagher, 2008).

Fin qui siamo in grande sintonia con le posizioni di Mente Incarnata ed Enattiva e sentiamo di affermare che l’Analisi Reichiana respira in questo straordinario filone di ricerca, ma se ci soffermiamo sui concetti conseguenti per la pratica della psicoterapia da esso derivanti ”incarnazione, interazione e presenza” ci discostiamo e introduciamo, su ognuno di questi tre punti, la tridimensionalità ontogenetica e il nuovo concetto di Mente di Tratto!

…”La somma embricata delle interazioni tra i segni incisi dall’Altro da Sé e la risposta adattiva del Sé genera moduli relazionali, che sono specifici della storia personale, tipici della fase evolutiva, ricorrenti schemi di stadio: essi definiscono un tratto di carattere (Ferri, Cimini, 2012, p.89).

In Analisi Reichiana la Mente è dell’Uno, è di fatto implicita nel sistema vivente aperto e complesso che chiamiamo Sé e ha un processo.

Essa rappresenta l’esito di una straordinaria proprietà frattalica della Vita: l’Intelligenza.

Nella diversità dei suoi infiniti ordini espressivi e di grandezza, l’Intelligenza attraversa e specchia le stratificazioni della vita, ricombinandosi ai punti di biforcazione neghentropici dell’evoluzione filogenetica!

“Anche nell’ontogenesi umana l’Intelligenza precede e permette la Mente, precede e permette la Cognizione, precede e permette l’Io Soggetto, nel loro emergere. L’Intelligenza cognitiva è l’ultima in ordine di tempo, la più acuta e la più alta… e, quando è connessa alle precedenti, sale in neghentropia, in Intelligenza Meta! (Ferri, 2015).

Ciò premesso, la Mente del Sé può essere letta, nella sua autorganizzazione, come Somma delle Menti di Tratto, stratificate ed embricate fra loro, che si affacciano anche nei Pensieri di Tratto della Soggettività, nei Livelli Corporei di Tratto, negli eventuali Sintomi oltre-soglia di Tratto.

In Analisi Reichiana nel qui ed ora recuperiamo la freccia del tempo evolutivo della persona, delle sue fasi evolutive, dei suoi livelli corporei attivati nelle proprie relazioni oggettuali, leggiamo e sovraordiniamo l’ontogenesi in chiave di Tratti, una bussola straordinaria per non perdersi entropicamente nella Complessità e ci chiediamo: Quali Intercorporeità-Intersoggettività di Tratto, oltre che di Stato, ci sono nel qui ed ora del setting analitico-terapeutico fra i due Soggetti? Esse sono le più appropriate psicoterapeuticamente fra quelle che potrebbero emergere? Nel Tempo presente quale Tempo passato si affaccia ed interagisce?

ll collegamento tratto di carattere-fase evolutiva-livello corporeo-relazione oggettuale permette di non schiacciare e confondere il tempo nel qui ed ora, permette di ridisegnare la progressiva entrata dei livelli corporei in rapporto alle fasi evolutive, permette di progettare, su precisioni tridimensionali, ogni intervento psicoterapeutico; permette una grammatica pratico-operativa psicocorporea sulla Mente di Tratto!


 

[1] Traduzione del saggio The Mind... The Embodied Mind... The Enactive Mind... The Trait Mind pubblicato in Somatic Psychotherapy Today | Winter 2016 | Volume 6 Number 1 | page 102.

 

Bibliografia
  • Ammaniti, M., Gallese, V. (2014), La nascita dell’intersoggettività. Lo sviluppo del Sé tra Psicodinamica e Neurobiologia. Milano: Raffaello Cortina ed.
  • Bateson, G. (1972). Steps to an ecology of mind. New York, N. Y.: Ballantine.
  • Ferri G., Cimini G. (2012), Psicopatologia e Carattere. La psicoanalisi nel corpo ed il corpo in psicanalisi. Milano: ALPES ed.
  • Ferri, G. (2012), Anxiety and panic in Reichian analysis. International body Psycotherapy Journal, 11 (1), Spring 2012.
  • Ferri, G. (2014), Una persona, Una storia, Tre linguaggi. In C. Young (Ed.), The body Relationship. Self-Other-Society. Galashiels, Scottish Borders, UK: Body Psycotherapy Publications.
  • Ferri, G. (2015), Note dalle lezioni sui principi fondamentali di Analisi Reichiana. Corso di specializzazione in Analisi Reichiana, Roma, Italia.
  • Ferri, G., Cimini, G. (1992), Psicopatologia e carattere. Roma: Anicia.
  • Gallese, V. (2006), Intentional attunement: A neurophisiological perspective on social cognition and its disruption in autism. Brain Research, 1079.
  • Goldman, A. (2006), Simulating minds: the philosophy, psychology and neuroscience of mindreading. UK: Oxford University Press.
 
* Psichiatra, Analista S.I.A.R., Direttore della Scuola Italiana di Analisi Reichiana, Membro dell’Accademia delle Scienze di New York, Membro del Comitato Scientifico Internazionale di Psicoterapia corporea.
 
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