Numero 2/2021

I sette livelli corporei e la danza orientale

Marialuisa Biggio*

Negli anni 20 del 1900 Wilhelm Reich formulava le primissime ipotesi sull’esistenza di una relazione profonda e complessa tra lo psichico e il somatico e sull’opportunità di intervenire sulla psiche mediante il corpo.

Reich si rese presto conto che il corpo è uno scrigno di informazioni e linguaggi per accedere all'inconscio e introdusse la corporeità come straordinario codice che ci dà informazioni sulle esperienze fondamentali della nostra vita e del nostro carattere rimaste incise nel corpo, esperienze che sono contemporaneamente relazionali, cognitive, fisiche ed emotive.

Egli introdusse una visione integrale dell'uomo, e fu tra coloro che posero le basi per le future teorie corpo-mente e per lo studio delle psicoterapie corporee.

Il suo concetto di identità funzionale tra psiche e soma portò alla consapevolezza che nel corpo è incisa tutta la storia dei nostri vissuti ed emozioni e della nostra evoluzione fin dai primi momenti del concepimento.

Da qui si è giunti a comprendere che vi era la necessità di interventi che non fossero solo psicologici e verbali. Si è arrivati a una nuova visione della persona nella sua unitarietà, e allo stesso tempo della sua complessità, concretezza e molteplicità di piani e livelli su cui si andrà ad operare.

Grazie alle teorie di Reich si è arrivati a superare concetti che erano troppo vaghi e generici, per arrivare a parlare, nell'ambito della unità psiche-soma, di processi psicocorporei, scendendo dettagliatamente su tutti gli aspetti che caratterizzano la persona: dai ricordi alla razionalità, dal simbolico alle fantasie, dalle posture ai movimenti, dalle emozioni alle forme del corpo, dal sistema neurovegetativo alle percezioni.

Reich individuò i livelli corporei corrispondenti alle fasi della nostra vita: la corazza caratteriale di ognuno di noi, e anche la stessa assenza di corazza, si dispone su livelli-segmenti corporei, indicatori di fasi evolutive, che funzionano in maniera circolare. Ogni anello corrisponde ad un livello.

Riconosce sette livelli corporei e li definisce come "l'insieme di quegli organi e quei gruppi di muscoli che sono in contatto funzionale tra loro, che sono capaci di indursi reciprocamente a compiere un moto espressivo-emozionale" (Reich, 1933).

Questi livelli sono:

I° occhi, orecchie e naso;

II° bocca;

III° collo;

IV° torace e braccia;

V° diaframma;

VI° addome;

VII° pelvi e gambe.

Il sistema di organi è collegato alla fase evolutiva: ciascuno di essi ha un suo linguaggio ed una sua funzionalità all’interno dello sviluppo dell’individuo.

Attraverso i livelli, ognuno dei quali include aspetti muscolari, emozionali ed energetici, si può leggere sul corpo dell’individuo la sua storia ed anche in quale punto la sua libido o energia vitale si può essere o meno bloccata.

La danza, attraverso la gestualità, gli sguardi, il tono muscolare, la mimica, il movimento, la postura, il comportamento spaziale, ci comunica principalmente la situazione emotiva di una persona. Il linguaggio della danza è un linguaggio esclusivamente non verbale, e non può quindi parlare di contenuti astratti, bensì esprime uno stato del corpo che è a sua volta contenitore di sentimenti ed emozioni.

La comunicazione può essere sia nel qui ed ora che negli stadi evolutivi incisi nel corpo: una coreografia racconta quindi anche la storia del corpo che è scritta nella freccia del nostro tempo evolutivo.

La danza di volta in volta percorre tutti i distretti corporei, e comunica attraverso di essi, attraverso i livelli per mezzo dell’energia che fluisce più o meno liberamente.

I sette livelli corporei reichiani possono quindi trattenere o liberare l’energia contenuta in essi, e l’armatura caratteriale può determinare i blocchi energetici presenti nell’intera struttura corporea.

In un individuo sano, strutturato, funzionante, l’energia fluisce liberamente attraversando i sette livelli che si presenteranno quindi come eutonici.

Dolore, paura e ostacoli possono invece fissare i blocchi, traducendosi in ipertono o ipotono, che andranno a disegnarsi nel sistema muscolare, nelle emozioni, negli affetti, nel comportamento e nel pensiero.

Il corpo può quindi descrivere il proprio tono, anche adoperando danza e movimento per dipingere uno stato emotivo, l’affettività, e il modo che ognuno di noi ha di relazionarsi con l’altro da sé.

Analizziamo ora i vari livelli, e come la danza li percorra per trasmettere la propria essenza, che è fatta principalmente di corpo ed emozioni.

I° livello occhi, orecchie, naso (segmento oculare – occhi, ghiandole lacrimali, fronte, zigomi, naso, orecchie): gli occhi esprimono il primo contatto con la realtà, poiché a esso è collegato il momento della nascita, momento in cui si vede per la prima volta la luce.

C’è un’enorme differenza fra il guardare e il vedere. Un individuo attraverso i propri occhi e il proprio sguardo, comunica qual è il suo livello di coscienza, quale la profondità, e con quanta lucidità osserva e interagisce con il mondo che lo circonda.

Gli occhi possono trasmettere luce, profondità, calma, serenità, bontà, attenzione, stupore, desiderio, oppure malizia, spavento, fuga, agitazione, mistero, assenza, impenetrabilità, inquietudine, cattiveria, smarrimento, una vastissima gamma di emozioni o sentimenti.

Essi sono in stretto collegamento funzionale con tutto il distretto-segmento (oltre che a interagire con gli altri livelli), e la loro espressività interviene anche attraverso i muscoli e le ghiandole ad esso collegate.

Lo sguardo, nella danza orientale così come nella maggior parte delle danze, ha un’importanza centrale e cruciale: lo sguardo fa comparire la presenza dell'altro e mostra la nostra presenza agli occhi dell'altro.

Lo sguardo non è solo individuale, scisso da ciò che c’è intorno, ma è anche nella relazione che si stabilisce fra l’osservatore e colei o colui che danza per essere guardato mentre vive l’esperienza di una corporeità danzante.

Nella danza orientale la ballerina, per attirare l’attenzione dello spettatore verso una specifica parte o distretto corporeo, può alternare lo sguardo tra il pubblico e il proprio corpo (o le parti danzanti di esso), creando così un dialogo magico tra sé e lo spettatore, e imprimendo maggior valore alla propria danza.

II° livello bocca (segmento orale - labbra, mento, gola, nuca superiore occipitale): il livello della bocca, include anche labbra, denti e mandibole.

In questo livello sono racchiuse tutte le tematiche orali, poiché la bocca diventa protagonista durante la fase dell’allattamento e successivamente in quella dello svezzamento.

L’affettività, il bisogno, la dipendenza, l’aggressività vengono espressi mediante il segmento orale, e in questo distretto sono fissate tutte le più importanti esperienze intercorse durante la fase oro-labiale, con prevalenza funzionale del cervello limbico.

Nel trovare difficoltà ad aprire la bocca, a causa di denti serrati e mandibole irrigidite, spesso si comunica diffidenza, paura di essere invasi; si bloccano le emozioni che provoca la presenza (o l’assenza) dell’altro; si cerca di evitare di far entrare dentro di sé qualsiasi cosa possa provenire dall’esterno.

Le emozioni possono quindi essere facilmente bloccate da mandibole serrate, denti stretti e mento rigido e protruso in avanti. Forti cariche di rabbia possono trovarsi imprigionate in questo livello.

Tutto ciò può essere il risultato di una problematica vissuta in quella specifica fase, e assumere un aspetto preponderante nell’armatura caratteriale, fino a diventare un tratto di personalità.

Anche questo livello è fondamentale nella danza, poiché è attraverso il sorriso che si esprimono le emozioni e si trasmettono le passioni e i sentimenti.          Una bocca serrata con mandibole contratte può rischiare di far perdere del suo significato una coreografia, o irrigidire una ballerina che invece in quel momento potrebbe voler trasmettere morbidezza e sensualità.

L’espressione del volto di colui o colei che danza mette in risalto tutti gli altri gesti che il corpo realizza mentre si muove nello spazio.

III° livello collo (segmento cervicale - muscoli bassi del collo, sternocleidomastoideo): la suddivisione per livelli è in parte convenzionale, poiché ogni livello può andare a sfumare in quello successivo.

La gola ad esempio è al confine tra il secondo e il terzo livello, e il suo interno è compreso nel terzo dove troviamo anche il collo e tutto il segmento cervicale.

Nella gola si bloccano le emozioni che provengono dalla pancia e dal cuore.

Nel collo sono contenute le tematiche narcisistiche, l’immagine di sé che si esprime nel mondo e il modo di percepire il proprio Io.

A seconda della postura che il collo assume si possono mostrare aspetti diversi di sé, a volte anche contrapposti tra loro, come sottomissione, obbedienza, rispetto oppure dominio, ribellione, orgoglio.

Un collo può irrigidirsi per la paura di lasciarsi andare, per la difficoltà ad abbandonarsi, e può diventare una barriera che separa la testa dal resto del corpo. In questo modo le emozioni vengono interrotte e non scorrono a causa dei blocchi presenti nell’intero livello, con ciò che ne consegue.

La capacità di abbandonare il collo e la flessibilità di tutto il segmento cervicale è molto importante anche per la danza orientale, nei suoi differenti stili che possono dare più o meno valore a tale distretto e in base a ciò che si vuole esprimere o mettere in risalto in quel particolare momento.

Nelle danze Khaliji (termine traducibile letteralmente in danza dei Paesi del Golfo) alcuni movimenti vengono eseguiti con le spalle e con il collo, a scatti regolari o a rotazione, per esaltare i lunghi capelli che si muovono simultaneamente nello spazio (solitamente questa danza viene ballata da gruppi di ragazze con capelli scuri e lunghissimi). È quindi una danza che mette particolarmente in risalto la femminilità e il narcisismo, che si esprimono attraverso l’ondeggiare dei capelli e la fluidità del collo.

Viene anche paragonata a una danza estatica e di guarigione, il cui scopo è quello di depurare il cuore dalla tristezza e dal dolore, e verrebbe utilizzata per allontanare i pensieri negativi.

I collegamenti con il livello sono quindi diretti, e riportano alle tematiche principali individuate in analisi reichiana : il blocco, la rigidità del livello separa e chiude mentre la scioltezza, la tonicità ricompone e guarisce.

I movimenti della testa e del collo sono utilizzati anche nella danza egiziana, e possono essere svolti degli esercizi per accentuarli: la testa scorre da destra a sinistra, o viceversa, eseguendo dei cerchi; il collo si muove lateralmente da destra a sinistra o viceversa; il collo si muove in avanti o indietro.

Il terzo è pertanto un livello di congiunzione, che può unire o separare, che porta in sé un bagaglio di emozioni, blocchi, tensioni, e possibilità di movimenti neghentropici per lo sviluppo e l’integrità dell’individuo.

IV° livello torace e braccia (segmento toracico - muscoli intercostali, grandi pettorali, braccia, mani): nel quarto livello c’è il torace, con tutti i muscoli ad esso collegati, le braccia e le mani.

Nella cassa toracica è contenuto il cuore, che è l’organo che irrora il sangue a tutto il corpo e al quale viene attribuita quindi un’identità vitale. Nel cuore dimorano emozioni molto profonde, che possono essere trattenute, ingabbiate, respinte o congelate.

Sono incluse in questo livello anche le braccia e le mani: è grazie a questi arti che possiamo toccare, accarezzare, prendere, afferrare o lasciare.

Sulle spalle si portano i pesi, si sopportano e si sorreggono metaforicamente i fardelli che abbiamo deciso, più o meno coscientemente, di caricare su di esse. Nel quarto livello risiedono pertanto evidenti tematiche masochistiche, oltre che la paura e la rabbia che possono trovarsi rinchiuse tra le scapole.

Le spalle possono presentarsi ricurve, evidenziando sottomissione o rassegnazione. Il torace custodisce inoltre i polmoni, che ci permettono di respirare. Possiamo avere dei toraci sgonfi, depressi, chiusi, che quindi non ci consentono di prendere aria, di inspirare, e non riusciamo a riempirli perché l’energia è insufficiente. Oppure possiamo possedere toraci carichi e dilatati, e non riuscire quindi ad arrenderci all’espirazione, trattenendo e ingabbiando l’aria e le emozioni all’interno di essi.

Oltre i movimenti della testa e del collo, l'ondeggiare dei capelli, l’utilizzo dello sguardo, del sorriso e delle diverse espressioni del viso, nelle danze orientali hanno un ruolo centrale anche braccia, mani, petto e torace.

Le braccia e le mani possono avere la funzione di accompagnare strumenti come il bastone, il velo, il fazzoletto, i sagat (sonagli da dita in ottone conosciuti anche come cimbali o zill), oppure possono essere nude e incorniciare con grazia, armonia e sensualità il resto del corpo.

Con le braccia e con le mani si può accentuare una posa, un atteggiamento, oppure trasportare e conquistare lo sguardo dello spettatore su uno o più particolari distretti corporei.

Si possono interpretare i movimenti degli animali come ad esempio quello delle ali dell’aquila, il volo degli uccelli, il nuoto o il galleggiare dei pesci, l’andatura del serpente, oppure riprodurre gli elementi della natura quali le onde del mare, il vento sulle palme, le piante.

Con il petto, il torace o con l’intero busto si possono imitare i movimenti dei gatti, dei cammelli o i simboli della natura e della matematica, come accade con il numero otto, che rappresenta inoltre il simbolo dell’infinito.

Altri movimenti traggono spunto dalla vita quotidiana delle donne arabe, come pettinarsi i capelli, guardarsi allo specchio, truccarsi e dipingersi il corpo con l'henné. Le braccia e le mani possono ancora accompagnare atteggiamenti di civetteria, gesti di rifiuto, e possono essere utilizzate per nascondersi o rivelarsi.

Per mezzo delle braccia, delle mani, del petto e del torace quindi una danzatrice può raccontare ulteriormente ciò che sta esprimendo con il resto del corpo mediante la danza, può abbracciare o respingere allusivamente lo spettatore, esprimere le proprie emozioni e rivelare e trasmettere i sentimenti più profondi.

Nella danza orientale i movimenti del petto, del busto e del torace vengono spesso scomposti e staccati dal resto della muscolatura. Solitamente sono i movimenti più difficoltosi, specialmente per noi occidentali, poiché nella vita quotidiana non siamo abituati a scollegare queste particolari fasce muscolari, ma anche perché in questo distretto sono trattenute numerosissime emozioni e vengono caricati notevoli pesi.

V° livello diaframma (segmento diaframmatico - diaframma, epigastrio, parte inferiore dello sterno, plesso solare):

Al quinto livello si posizionano il diaframma e la parte inferiore dello sterno, il plesso solare e tutti gli organi connessi a tale distretto.

Il diaframma può interrompere il respiro, relegarlo esclusivamente nella parte superiore toracica, controllando, bloccando e reprimendo così qualsiasi emozione. Durante una normale inspirazione la cupola del diaframma si sposta verso il basso di circa 1,5 cm, mentre nella massima inspirazione può arrivare a spostarsi anche di 5 cm. Simultaneamente, la gabbia toracica si innalza e si espande, per cui lo spostamento causato dal diaframma si rifletterà in parte sull'addome e in parte sul torace. Esso può dunque diventare una vera e propria barriera tra la parte superiore dove c’è il cuore e i sentimenti, la gola che trattiene gli impulsi e i desideri provenienti dalla parte inferiore più istintuale, dove prendono forma l’intensità e il piacere.

Il blocco del diaframma impedisce all’energia di fluire verso i genitali, riducendo così la carica sessuale e di conseguenza la vitalità della persona.

Durante una respirazione normale sono attivi anche i muscoli intercostali parasternali e gli scaleni, mentre in situazioni di ritmo respiratorio affrettato, sotto sforzo, lavorano anche i muscoli intercostali esterni e gli sternocleidomastoidei. È pertanto un muscolo che ha un’evidente influenza sull’equilibrio e sull’integrità psicofisica.

Nella danza orientale il bilanciamento tra i vari distretti corporei e l’elasticità di tutta la muscolatura, accompagnati da una respirazione fluida e naturale (è scorretto controllare e indurre la respirazione, poiché si rischia di andare in iperventilazione o di contrarre ulteriormente i diversi muscoli), consentono di realizzare in maniera eccellente i vari movimenti e di trasmettere, laddove necessaria o funzionale, sensualità ed armonia oppure di effettuare degli scatti e dei movimenti più rapidi che comunicano ad esempio gioia ed allegria, come avviene nelle danze popolari e folkloristiche.

Il diaframma, se sciolto e libero, può esser fatto ondulare sinuosamente o vibrare rapidamente, andando a creare così uno spettacolo molto piacevole ed affascinante.

VI° livello addome (segmento addominale – dove sono contenute le viscere, la milza, il pancreas, il fegato, lo stomaco e dove spunta l’ombelico): è nel sesto livello, quello addominale, che collochiamo la prima grande bocca, ovvero quella zona di alta risonanza delle fasi della vita intrauterina: la fase autogena e specialmente la fase trofo-ombelicale. Sia in senso fisico che funzionale esso rappresenta uno dei livelli energetici del nostro organismo, dove sono state depositate le nostre memorie più arcaiche.

Metaforicamente è rappresentato come una prima grande bocca che assorbe sia le reali sostanze nutritive, che la specifica energia dell’utero, del bacino e della madre che mantiene e alimenta questa funzione orale di nutrimento.

In questo distretto-segmento sono contenuti diversi organi: la milza, il fegato, il pancreas, lo stomaco, con tutte le emozioni viscerali ad essi collegate.

Nella pancia ha luogo la digestione, l’assimilazione del cibo, ma vi si deposita anche l’ansia, il senso di rigetto, di vomito o il senso di vuoto e di privazione. L’ombelico, a cui nella fase intrauterina era collegato il cordone ombelicale, è situato al centro della pancia.

Nella danza orientale si balla con l’addome e con la pancia, e anche con essa si compiono dei movimenti che ricordano i cicli della natura, gli esseri viventi e gli elementi che vi sono presenti. Con la pancia si possono disegnare cerchi, chiocciole, gatti, cammelli, riprodurre le forme del sole e della luna con più o meno ampi movimenti che possono o essere isolati o coinvolgere anche gli altri distretti.

Quando la muscolatura è sciolta e fluente si possono separare i muscoli addominali e compiere dei movimenti singoli, piccoli o abbondanti, fino ad arrivare alla vibrazione naturale dello “shimmy”, che si esegue con tutta la pancia o con parti di essa.

Le origini di questa danza sono da ricollegarsi alla fecondità e alla fertilità, ai culti religiosi della madre terra che celebravano la fertilità nelle antiche società matriarcali, quindi a una prima grande bocca che genera e che dà nutrimento.

Questo livello non è a sua volta disgiunto da quello che lo segue, ossia il livello nel quale è incluso il bacino che è il fulcro, principalmente nell’immaginario comune, della danza del ventre.

VII° livello pelvi e gambe (segmento pelvico - bacino, gambe):

Il settimo livello, il bacino, comprende anche i genitali, le gambe e i piedi.

Il blocco del bacino e della zona pelvica, in concomitanza al blocco degli altri livelli, riduce e di frequente arresta la scarica vitale del piacere proveniente dalla quantità e dall’intensità di energia libidica che si libera attraverso i genitali.

Il radicamento, la stabilità, l’equilibrio e la fiducia nella vita, sono altresì condizioni e stati che trovano luogo nelle gambe e nella loro solidità, e nel contatto con la terra che avviene attraverso i piedi e la loro aderenza alla stessa.

La danza orientale del ventre nel passato veniva praticata per agevolare il parto, ricalcando i movimenti del feto e favorendone il passaggio. Tali movimenti sono rimasti nel repertorio di questa danza, e coinvolgono quindi fondamentalmente la zona pelvica e del bacino, situata nel settimo e ultimo livello energetico.

Si danza anche con le gambe e con i piedi. La posizione di base prevede che le ginocchia e le gambe siano leggermente flesse, piegate, al fine di favorire il flusso dei movimenti e la elasticità necessaria a realizzare i principali passi. Questa posizione assomiglia in un certo senso al grounding considerato da Alexander Lowen uno degli obiettivi terapeutici fondamentali della sua analisi bioenergetica.

Il termine grounding si può tradurre in italiano con l'espressione essere sulle proprie gambe, avere i piedi per terra e quindi essere presenti a se stessi.       Per danzare bisogna effettivamente aver raggiunto una simile condizione, e un altissimo livello di consapevolezza del proprio corpo che permetta di avere padronanza dei movimenti e autocontrollo, ma allo stesso tempo fluidità, sinuosità ed armonia.

Per far ciò è necessario che anche gli altri livelli siano presenti, in primo luogo gli occhi e la muscolatura circostante.

Quando l’energia fluisce liberamente attraverso tutti i sette livelli, fino a formare un’onda, si ottiene ciò che Reich definì il riflesso dell’orgasmo, che è bloccato nella maggior parte degli esseri umani che abitano nelle società che reprimono o distorcono la genialità (Reich, 2010)

Bibliografia
  • Bayatly, K. (2001) La memoria del corpo. Sotto i cieli dell'Islam, Torino:Ubulibri
  • Calendoli, G. (1985) Storia universale della danza, Milano: Mondadori
  • Gilardi, A. (1989) Curarsi con l’arte, in Riza Scienze, n.31
  • Güvenç, O., Mandel, G.,Vita, R. (2005) La musicoterapia dei sufi, Firenze:Arcipelago Edizioni
  • Reich, W. (1933) Analisi del Carattere, Milano: Sugarco
  • Reich, W. (2010) La funzione dell’orgasmo, Milano:Il Saggiatore
  • Testa, A.(2005) Storia della Danza e del Balletto, Roma: Gremese
 
* Psicoterapeuta di formazione S.I.A.R.
 
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