Numero 1/2026

IL CODICE NEGHENTROPICO-SISTEMICO

Una panoramica in soggettiva dalla chimica alla psicoterapia

 

Fanny Cerri[*]

 

DOI 10.57613/SIAR88

 

Abstract

     Una lettura ragionata delle basi epistemologiche del codice neghentropico-sistemico, storicamente situata nell'evoluzione della scienza del Novecento, dal punto di vista di una professionista in Chimica negli anni Novanta e Duemila, che trova nell'Analisi Reichiana Contemporanea una possibilità di integrazione profonda tra scienze dure e psicoterapia, nel suo Sé, nella sua nuova formazione come analista post-reichiana e nel suo iniziare a cogliere la responsabilità neghentropica distintiva dell'essere psicoterapeuta.

 

Parole chiave 

     Entropia - neghentropia - complessità - tempo - responsabilità terapeutica

 

Abstract

     The epistemological foundations of the negentropic-systemic code are examined here through a reasoned analysis, contextualized within the historical context of the evolution of the sciences in the 20th century. The perspective is that of a professional in chemistry in the 1990s and 2000s, who finds in Contemporary Reichian Analysis a possibility for profound integration between the hard sciences and psychotherapy, within her own Self, in her new training as a post-Reichian analyst, and in her growing awareness of the distinctive negentropic responsibility of being a psychotherapist. 

 

Parole chiave

     Entropy - negentropy - complexity - time - therapeutic responsibility

 

Fin da ragazza, studentessa universitaria di chimica, osservando il mondo intorno a me, dai batteri proliferanti nelle capsule Petri a quell'essere misterioso che era per me mia madre, fino al mare, agli ecosistemi sconosciuti che incontravo solo nei libri o all'idea (sempre di mia madre) che non possiamo essere i soli viventi nell'immenso universo, mi è sembrato chiaro che qualcosa non tornasse nella unilateralità della lettura entropica che stavo ricevendo dall'educazione accademica e che ci destinerebbe tutti a un processo unidirezionale, termodinamicamente semplice, di disintegrazione finale.

C'è una forza, una tensione, che visibilmente si oppone a questo, specie nella vita. Non solo vi si oppone, ma organizza tessiture funzionali di inconcepibile complessità ultra-organizzata, intelligentemente gerarchizzate nelle loro stratificazioni; tessiture iper-complesse che, in modo particolare nella forma dell'essere umano, arrivano a fare cose inutili, come riflettere, giocare, ammazzarsi, amare i tramonti o i film dell'orrore; tessiture energetiche individuali transitorie, che tendono a interagire profondamente tra loro e con l'ambiente, a replicarsi e a perpetuarsi, entro specifiche condizioni di contesto, e che hanno, singolarmente e nell'insieme, una loro indiscutibile stabilità.

Nella prima metà degli anni Novanta del Novecento, la teoria della complessità e quel confluire di interessi della chimica, della fisica e della biologia sul fenomeno della vita, che sono necessari a una riflessione sul tempo nei processi biologici e sul funzionamento stesso della biosfera, non erano ancora consolidati dal punto di vista scientifico e culturalmente integrati a sufficienza, tanto da entrare nei programmi delle lezioni dei corsi di laurea.

Scopro quindi solo dopo i miei cinquant'anni, grazie al volume Carattere e Psicopatologia (Ferri, Cimini, 2022) e alla Scuola della Società Italiana di Analisi Reichiana, che esiste un costrutto scientifico chiamato neghentropia, una variazione  entropica negativa. Dopo tanti anni, si accende ora in me una nuova luce sul mio vecchio tarlo di studentessa di chimica: quello scetticismo sull'entropia, per come mi era stata presentata sic et simpliciter e con granitico dogmatismo dai miei docenti universitari di allora.

È per me, in un certo senso, adesso, un poter tornare giovane, un riavvolgere il nastro da posizioni oggi di maggiore complessità, per provare a ricucire un antico strappo di conoscenza. Piccolo evento neghentropico, inizio di un possibile cammino.

 

CERRI Didascalia NASA JPL Caltech Space Science InstituteNeghentropia

Essere psicoterapeuta implica l'incontro con una serie di domande di senso impossibili da eludere, se si vogliono dormire sonni tranquilli. Che senso ha, per una persona, riavvolgere il tempo del proprio passato insieme a un analista, nello specifico contesto del setting analitico? A che cosa tende un intervento terapeutico? Che cosa è un disturbo psicologico? È davvero possibile intervenire efficacemente su di esso, come e perché? Qual è la responsabilità dell'individuo nel condurre in porto, in un modo o nell'altro, la propria vita? Occorre trovare una direzione... L'analisi e la terapia, nella scuola reichiana contemporanea, trovano nel binomio entropia/neghentropia e nella teoria della complessità una solida radice epistemologica (Ferri, Cimini, 2022).

Alla definizione della neghentropia, storicamente, si arriva per una via, essa stessa complessa e non lineare, che dal secondo principio della termodinamica, enunciato già nella prima metà del XIX secolo da Carnot e da Kelvin (principio che definisce l'entropia come funzione di stato e sancisce con essa l'irreversibilità dei processi naturali), precipita il suo primo cristallo nello scritto di Shrödinger Che cos'è la vita? (1944), passa poi per la teoria enerale dei sistemi di Bertalanffy (sistemi complessi aperti) a partire dagli anni Sessanta (Bertalanffy, 1968), ha un vertice nello studio dei sistemi stazionari lontani dall'equilibrio di Prigogine (premio Nobel per la Chimica nel 1977 per le sue teorie sulle strutture dissipative, anche biologiche - Nicolis&Prigogine, 1987) e continua a svilupparsi oggi, un po' furtivamente, ma diffusamente, in molti campi della conoscenza, letti attraverso la lente della complessità sistemica, come le teorie dell'informazione, l'economia, l'informatica, la biologia, la medicina (Ferri, Cimini, 2012).

Teoria della complessità e asimmetria del tempo sovvertono la visione deterministica del mondo, tipica della fisica prima del lavoro di Prigogine.

Se, con il secondo principio della termodinamica, immaginiamo che l'entropia sottenda a un processo globale irreversibile che lentamente avanza nella direzione e nel verso di uno stato di massimo disordine della materia, abbiamo un riferimento esterno che ci dice dove situare il passato e dove il futuro, un vettore freccia del tempo. Vettore che non solo ci dà una direzione del tempo, ma anche un'informazione su che cosa accadrà, guardando al futuro: la disgregazione dei sistemi complessi, il maggior grado possibile di caos, l'equilibrio (al limite, la cosiddetta morte termica dell'universo). Una visione del futuro cosmico che, seppur proiettata in un tempo lontano, aleggia sull'uomo come una condanna all'impotenza e all'insensatezza del destino.

Il contributo scientifico di Prigogine sui sistemi non lineari lontani dall'equilibrio e sull'asimmetria del tempo, in fisica e in biologia, mostra però come si possano concepire e modellizzare, grazie a nuovi strumenti concettuali e matematici ad hoc, sistemi complessi aperti (strutture dissipative) in uno stato stazionario, capaci di fenomeni di auto-organizzazione neghentropica (Nicolis, Prigogine, 1987, Prigogine, 1984, 1996, 2003, Tiezzi, 1996). È, questo, un enorme apporto scientifico alla possibilità di comprensione della vita e del funzionamento della biosfera. Prigogine parte dall'ipotesi innovativa che la fisica classica, la teoria della relatività e la meccanica quantistica, basate su un concetto di tempo simmetrico e reversibile all'equilibrio, siano casi particolari di leggi della fisica più generali, fondate sulla probabilità e sull'irreversibilità del tempo: una rottura della simmetria del tempo insita nella materia, nella sua intrinseca qualità evolutiva e relazionale (Prigogine, 1984, Tiezzi, 1996).

Per Prigogine, asimmetria del tempo e complessità sono realtà strettamente collegate (Nicolis, Prigogine, 1987, Prigogine, 1984, 1996, 2003). Il meccanismo neghentropico lavora in senso contrario al disordine progressivo della materia: alla disgregazione risponde con molteplici forme possibili, e ugualmente probabili, di nuova organizzazione sempre più complessa. La freccia del tempo neghentropica viaggia verso un progressivo aumento e affinamento di interazioni, di salti funzionali adattivi, fino a permettere l'emergere della soggettività umana, vertice assoluto di complessità funzionale neghentropica nella biosfera (Ferri, Cimini, 2022, Tiezzi, 1996).

L'evoluzione dell'intero universo non è più deterministicamente stabilita e votata alla disgregazione della materia, ma è governata in modo imprevedibile da biforcazioni che possono condurre a diversi stati possibili, di pari energia, crocevia che possono prendere l'una o l'altra strada a seconda del caso e delle relazioni specifiche intercorse nel tempo tra le varie parti del sistema (Nicolis, Prigogine, 1987, Prigogine, 1984, 1996, 2003).

Entrano finalmente in gioco i processi stocastici, l'imprevedibilità del destino, la possibile sorpresa, il libero arbitrio!

 

Intelligenza

Nel codice neghentropico sistemico dell'analisi reichiana contemporanea, il concetto di neghentropia si allaccia strettamente a una definizione specifica di intelligenza (Ferri, Cimini, 2022). Intelligenza è capacità di leggere dentro, di scovare, nel contesto del sistema di appartenenza, ciò che possa promuovere le proprie possibilità evolutive e di imparare a sfruttarle utilmente, neghentropicamente. Intelligente è anche ciò che, pur sfruttando le risorse del sistema, contribuisce a promuovere il mantenimento di quest'ultimo e, se possibile, una sua ulteriore evoluzione organizzativa e funzionale. Intelligente, in ultima analisi, è tutto ciò che sappia promuovere neghentropia in sé stesso, nell'altro-da-sé, nella relazione tra sé e l'altro-da-sé, che si tratti di un organismo unicellulare o di un mammifero evoluto. Prigogine ci rassicura sul fatto che ci sarà sempre un contenitore molto più ampio, universale, a pagare il lieve, necessario, disavanzo entropico della sommatoria complessiva.

Con il codice neghentropico-sistemico (Ferri, Cimini, 2022), la psicopatologia stessa può essere letta come esito di un'intelligenza adattiva, che ha dovuto misurarsi con la propria dotazione energetica e con le difficoltà di uno specifico contesto relazionale, in una fase o in un passaggio evolutivo della vita, in un processo iniziato come unico adattamento sostenibile, ma poi degenerato in un processo entropico. È un bilancio di sostenibilità energetica e di biforcazioni possibili sulla freccia del tempo a determinare l'esito finale, entropico o neghentropico, di ogni processo evolutivo.

 

Visione sistemica complessa

 La neghentropia, nella vita, permette il crearsi di strutture funzionali, di architetture intelligenti, effimere nella loro intrinseca fragilità individuale, ma capaci di sopravvivere nel tempo, replicandosi, riproducendosi ed evolvendo (in condizioni sufficientemente buone) verso l'attuazione di una potenzialità intrinseca. Tale potenzialità, la cui base risiede senz'altro nella genetica, è modellata e direzionata poi in misura determinante da una potente e fitta trama di relazioni, tanto che identici patrimoni genetici non corrispondono mai a un'identità di vite.

Definire le potenzialità neghentropiche di un individuo, quindi, è già porsi il problema di definire quali siano le potenzialità e le traiettorie possibili del sistema più ampio di cui esso fa parte, in un determinato momento della storia del sistema nella sua interezza, osservatore compreso. Nel codice neghentropico-sistemico dell'analisi reichiana contemporanea, l'osservatore stesso, l'analista, è un sotto-sistema attivo del setting analitico e l'atto di osservare essendo osservati, con il suo come e dove e cosa e quando, è sorgente di possibili biforcazioni neghentropiche (Ferri, Cimini, 2022).

Con il codice neghentropico-sistemico, la prospettiva di osservazione  dell'essere umano è radicalmente storica, evidenzia una continuità ineludibile tra l'individuo, ciò da cui trae origine e ciò che egli stesso genera con la propria presenza al mondo: ogni sottosistema, ogni relazione può spostare in modo significativo il bilancio entropico/neghentropico del tutto, creando caratteristiche e proprietà emergenti non esattamente prevedibili a priori.

Il Sé è un sistema vivente complesso, che origina dal Big Bang della fusione tra uno spermatozoo di un padre e da un ovulo di una madre (Ferri, Cimini, 2022). Le dotazioni genetica, epigenetica, energetica, affettiva e biologica e le intenzioni, aspirazioni, speranze, contingenze del tutto uniche e irripetibili dei due genitori, confluiscono nella loro relazione e nel progetto figlio. In questo pre-tempo della vita individuale, già si radica la resilienza futura del Sé del nascituro, sistema complesso aperto che, grazie all'energia tratta dall'ambiente, procederà nel suo viaggio neghentropico nella biosfera. Dal momento del Big Bang in poi, il sistema complesso nascente uomo continuerà a svilupparsi, attraversando fasi evolutive e passaggi di fase successivi, filogeneticamente determinati, in cui la relazione con l'Altro-da-Sé si organizzerà all'interno di campi relazionali via via più ampi e complessi: primo campo (diadico), secondo campo (triadico), terzo campo (sociale) (Ferri, Cimini, 2022).

 La fase intrauterina getta le basi energetiche che sosterranno l'evoluzione successiva dell'individuo e la sua vitalità. L'embrione-feto si sviluppa dapprima grazie all'energia iniziale contenuta nell'atto della fecondazione (fase dell'energia autogena). Dal settimo giorno, stabilirà poi con l'utero, per i successivi nove mesi (fase trofo-ombelicale), una stretta relazione di contatto diretto, nutritivo e di reciproca comunicazione bio-chimico-fisica e parteciperà della condizione materna, contribuendo, se necessario, al suo mantenimento in vita con la propria attività biochimica. L'intelligenza del sistema complesso Sé già si manifesta, quindi, anche nel tentativo estremo dell'embrione-feto di mantenersi vivo, riparando la madre attraverso una spesa energetica a proprio carico. Una spesa che, se insostenibile in base alle sue iniziali dotazioni di energia e alla  sua successiva storia evolutiva, lo può portare, invece, ad una catastrofe entropica (aborto spontaneo o insufficiente resilienza nel nascituro) (Ferri, Cimini, 2022).

In ogni nuova fase, il sistema Sé si accresce e acquisisce gradi di complessità ulteriore, sempre a spese di un'entropia esterna e con un'intelligenza adattiva. Il parto segnerà il passaggio dalla vita intrauterina a quella extra-uterina, che vedrà il succedersi delle fasi evolutive oro-labiale, muscolare, genito-oculare prima e genito-oculare seconda, ciascuna caratterizzata dall'acquisizione di nuove funzioni sempre più evolute, che mirano al completamento del sistema complesso aperto mammifero ottico. Ad ogni fase e ad ogni nuovo campo relazionale, corrisponde un aumento di complessità del Sé (Ferri, Cimini, 2022), le cui caratteristiche emergenti nel tempo sono la risultante non prevedibile di innumerevoli interazioni, relazioni, biforcazioni reali delle traiettorie di vita.

È nel corpo, nella materia stessa, che nasce la freccia del tempo dei fenomeni irreversibili, tipici della vita. Già per Prigogine, la freccia del tempo irreversibile è reale, non è una costruzione umana. Nasce dall'accumulo progressivo di relazioni, tipica di ogni sistema complesso (Tiezzi, 1996): "[...] Prigogine porta l'esempio del bicchiere d'acqua. Nel bicchiere è presente la freccia del tempo nel senso che si ha creazione di nuove correlazioni che coinvolgono, via via, un numero crescente di particelle. Possiamo, dice Prigogine, distinguere tra acqua “giovane” e acqua “vecchia”. Questo flusso di correlazioni orientato nel tempo rompe la simmetria del tempo propria della descrizione classica" (ibid., pag. 154). Nell'essere umano, la complessità relazionale vede il moltiplicarsi e lo stratificarsi di innumerevoli biforcazioni possibili, il cui esito è determinato, in parte, dalla genetica, che ordina i processi biologici fondamentali, le fasi e i passaggi evolutivi; in gran parte, da contingenze incontrollabili; in certa misura, però, anche da scelte e azioni individuali e collettive.

L'emergere della soggettività è un salto evolutivo fondamentale nell'intelligenza di un sistema. Può sorgere, qui, il problema della responsabilità individuale (e collettiva) dell'essere umani nella biosfera, del libero arbitrio, del poter forse direzionare una biforcazione verso un esito neghentropico oppure entropico degli eventi (Tiezzi, 1996). Nasce il tempo soggettivo, che non necessariamente segue l'andamento del tempo oggettivo (Ferri, Cimini, 2022, Tiezzi, 1996). Si apre anche, infine, una possibilità d'intervento analitico e terapeutico responsabile.

 

Stratificazione e intervento neghentropico

L'ottica sistemica complessa non poteva che portare, attraverso una sua applicazione sempre più rigorosa e intelligente, a comprendere la natura incarnata ed enattiva della mente[1]. L'aggiunta ulteriore che l'Analisi Reichiana Contemporanea apporta a questo quadro concettuale è la quarta dimensione: il tempo (Ferri, Cimini, 2022). La stratificazione sulla freccia del tempo evolutivo è segnata nel corpo, a livello periferico e centrale (Ferri, 2020, Ferri, Cimini, 2022). Ciò apre a nuove possibilità di analisi e di intervento, dirette con appropriatezza a fornire contributi neghentropici mirati ai singoli strati (menti di tratto) contenuti nel sistema complesso Sé dell'analizzando. L'analista può infatti, anche con lo strumento del controtransfert di tratto, intercettare biforcazioni possibili sulla freccia del tempo, nel senso di Prigogine, alle quali, dall'interno, può dare una direzione neghentropica, invertendo tendenze entropiche disfunzionali, passate, possibili o già in atto. Dall'interno, sia nel senso che il contributo dell'analista tocca l'interno dell'analizzato (i suoi neuromediatori e il suo livello epigenetico), sia nel senso che l'analista è parte integrante del più ampio sistema complesso aperto Sé/Altro-da-Sé/relazione-tra-i-due che è la relazione analitica (Ferri, Cimini, 2022).

Nel Sé, ogni fase evolutiva vede il prevalere funzionale e strutturante di un determinato livello corporeo, in relazione con un Altro-da-Sé via via più complesso dal primo al terzo campo, che lascia specifici imprinting relazionali, segni incisi importanti o determinanti, nei livelli corporei luminati e nelle controparti encefaliche. Si tratta di contributi entropici o neghentropici al Sé in evoluzione, storicamente situati in tratti specifici della freccia del tempo. Per ogni fase evolutiva si svilupperà quindi una specifica mente di tratto, costellazione complessa di risposte adattive al contesto e di domande implicite di rimando, emergenti dall'interazione del Sé con l'Altro-da-Sé. Nel sistema complesso Sé, continuano a coesistere, dinamicamente, in una stratificazione incarnata sulla freccia del tempo evolutivo (dal Big Bang alla genito-ocularità seconda, dal sesto al primo livello corporeo relazionale), tutte le menti di tratto già acquisite, che sono dotate di una certa stabilità energetica, ma che possono restare aperte a un apporto esterno che ne modifichi l'evoluzione in un momento successivo (Ferri, Cimini, 2022). La possibilità di entrare selettivamente su ciascuna di esse, grazie anche all'inserimento del corpo in analisi e agli strumenti mirati della VegetoTerapia carattero-analitica contemporanea, aumenta esponenzialmente l'appropriatezza e l'efficacia di un possibile intervento neghentropico (Ferri, 2020, Ferri, Cimini, 2022).

 

Riflessione conclusiva

L'analista/terapeuta ha la responsabilità di farsi convertitore neghentropico della relazione analitica. Credo che oggi un lavoro necessario del convertitore sia quello di opporsi responsabilmente, ogni volta che gli sia possibile, in sé,  nelle persone con cui lavora, nelle proprie relazioni, nell'ecosistema che abita, alle tendenze ormai globalizzate all'iper-semplificazione, alla disintegrazione del tempo, al delirio tecnologico di essere fuori dalla natura. Anche se questo lavoro certosino, a volte, implica fatica e dolori.

Ritengo necessario un ritorno al sentimento lento e complesso delle cose, a un'intima e autentica connessione tra il sentire, il provare emozioni e un pensiero di prospettiva temporale costruttiva e sensata. Il solo pensiero è "più veloce della luce", come direbbe MacLean. Anche l'emozione è troppo veloce per costruire alcunché di sensato. Occorre recuperare il tempo complesso del sentimento, il tempo dell'ascolto, il tempo necessario a tessere pazientemente arazzi finemente concepiti. L'integrazione richiede un tempo e ritmi umani.

Sto parlando anche a me stessa, forse a me stessa in primis.

Auspico un nostro ritorno collettivo al sentimento fine dell'essere al mondo; alla sensibilità del bello, vissuto a livello cellulare, insito nella realtà della vita; alla natura, all'arte, al con-tatto umano; a un immaginario di vita e a un pensiero sensati. Alla capacità di onorare il dolore e la morte. Auguro a tutti noi una rinnovata fiducia nelle nostre potenzialità di creare piccole, ma significative, biforcazioni neghentropiche. 

 

Bibliografia 

Bateson, G. (1972). Verso un'ecologia della mente, Biblioteca Scientifica 1, Roma: Adelphi, 2000.

Bertalanffy, L. von (1968) Teoria generale dei sistemi. Milano: Oscar Saggi Mondadori, 2004.

Ferri, G. (2020). Il tempo nel corpo. Attivazioni corporee in psicoterapia. Roma: Alpes Italia.

Ferri, G., Cimini, G. (2012) Il codice neghentropico sistemico nella storia. In: PsicoterapiaAnaliticaReichiana, Rivista semestrale online, n° 1/2012.

Ferri, G., Cimini, G. (2022). Carattere e Psicopatologia. Roma: Alpes Italia.

Nicolis, G., Prigogine, I. (1987). La complessità - Esplorazioni nei nuovi campi della scienza. Torinop: Einaudi. 1991.

Prigogine, I. (1984). Video-intervista, Montedison, 1984, https://youtu.be/TE2wG5C2Ix4?si=MWU97a2xR-p5uqkE

Prigogine, I. (1996). La fine delle certezze - Il tempo, il caos e le leggi della natura. Bollati Boringhieri, Torino, 1997.

Prigogine, I. (2003). Il futuro è già determinato? Di Renzo Editore, 2003.

Shrödinger, E. (1944). Che cos’è la vita. Milano: Adelphi. 1995.

Tiezzi, E. (1996). Fermare il Tempo. Milano: Raffaello Cortina.

Verela, F.J., Thompson, E., Rosch, E. (1991). La mente nel corpo - Scienze cognitive ed esperienza umana. Roma: Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, 2024.

[1]Si acquisiscono i costrutti di "mente incarnata" di Gregory Bateson (Bateson, 1972) e di "mente incarnata enattiva" (Varela, Thompson, Rosch, 1991), per cui la mente emerge dal sistema uomo+ambiente e dall'accoppiamento sensomotorio fra organismo e ambiente - cfr. lezione di G. Ferri del 7 giugno 2025 al primo anno della Scuola di Specializzazione della SIAR.

 

[*]Psicologa, specializzanda in Psicoterapia nella Scuola Italiana di Analisi Reichiana. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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